Arcidiocesi
di PALERMO

XXXIV Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito

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Rimini
05-06-2011

    1. Ho accolto con gioia l’invito del vostro Presidente Salvatore Martinez a presiedere questa Celebrazione Eucaristica nella Solennità dell’Ascensione, a conclusione della XXXIV Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito.

    A Salvatore, che saluto con affetto, mi lega una lunga amicizia, così che in questi anni ho avuto modo di seguire con interesse e accompagnare il cammino di crescita spirituale e di maturazione ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito. È ancora vivo in me il ricordo del mio precedente passaggio tra voi, qui a Rimini, in occasione della Convocazione Nazionale del 2003. In quel venni da Nunzio apostolico in Italia, oggi ritorno tra voi nella veste di Arcivescovo della santa Chiesa di Dio che è in Palermo.

    Assieme al Presidente nazionale saluto tutti i membri del Comitato Nazionale di Servizio e del Consiglio Nazionale. So che state completando, ai vari livelli pastorali, i rinnovi degli Organi di servizio del Movimento per il quadriennio 2011 ‘ 2014. A tutti coloro che sono stati chiamati ad una qualche responsabilità dò il mio paterno incoraggiamento, perché possiate continuare ad arricchire il cammino delle nostre Chiese locali con una fede pura, umile, obbediente alle mozioni dello Spirito e alle indicazioni del Magistero.

    2. Entriamo ora nel vivo della Liturgia odierna. Celebriamo il mistero dell’Ascensione al Cielo di nostro Signore e ascoltiamo ‘ nel contempo ‘ la promessa dell’effusione della potenza dello Spirito Santo, perché la testimonianza del Vangelo sia offerta ad ogni uomo, sino agli estremi confini della terra.

    Rinnoviamo, anzitutto, con gratitudine, la nostra fede in Gesù Cristo Figlio di Dio. È lui che ha il potere di introdurci nella visione beatifica del Cielo.

    Questa visione immediata e benefica dell’essenza divina, che supera tutte le forze create e ogni umana immaginazione, era stata gratuitamente destinata al primo uomo, Adamo. Da lui perduta, è stata riconquistata da Gesù Cristo Signore e Salvatore, primo nella stirpe della nuova umanità rinnovata e animata dallo Spirito di Dio.

Lui, Gesù Cristo, è «la porta» di accesso al Cielo (cf Gv 10, 9) per quanti sono pellegrini sulla terra. Lui, Gesù Cristo, è «l’Agnello» che in Cielo, per sempre, adoreremo insieme alla schiera degli angeli e dei santi (cf Ap 5, 11-12).

    Ora ci chiediamo: è possibile meditare sul Cielo? San Paolo afferma: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano»’ Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato» (1 Cor 2, 9.11b-12).

    Dunque è solo lo Spirito che ci fa scrutare i misteri di Dio, che ci fa passare dall’ignoranza alla conoscenza di Dio, che ci fa immaginare il Cielo, tanto da farne oggetto della nostra fede, principio primo e ultimo del nostro stesso credere.

    È sempre l’Apostolo a ricordarcelo: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2).

    Sì, fratelli e sorelle! Siamo fatti per il Cielo, seppure impastati di terra, lacrime e sangue. Ricordiamolo! Siamo orientati al Cielo e già immersi nel dono della sua eterna presenza in mezzo a noi, benché il nostro corpo si agiti tra le vicende di questa terra e spesso si allontani da lui non trovando più pace.

    Cristo è asceso al Cielo. Noi aneliamo al Cielo, senza sosta, senza vacillare. Il Cielo è la nostra patria, il paese natale dal quale veniamo e al quale torniamo, è il regno di Dio, è la città santa, è la casa del Padre. In Cielo Gesù vuol farci «sedere alla sua mensa» (cf Lc 21, 5) e, come ci ricorda il Libro dell’Apocalisse, farci mangiare il frutto dell’«albero della vita» (ivi Ap 2,7) e farci condividere «il suo trono», come egli lo condivide con il Padre (ivi, 3,21). In cielo il Suo nome sarà perfettamente glorificato, la Sua volontà compiuta, il Suo avvento consumato, il Suo Regno pienamente edificato.

    Ascoltiamo Sant’Agostino: ‘In cielo, se diremo il Padre nostro, trasformeremo in un inno di riconoscenza ogni nostra invocazione, perché ormai tutto sarà compiuto. Non diremo più «che sei nei cieli», perché noi vi saremo con lui; non gli chiederemo nulla, perché possederemo tutto possedendo lui stesso. Qui in terra noi preghiamo: «Liberaci dal male!», ma in cielo non lo diremo più. Non domanderemo più il pane quotidiano, perché i nostri corpi risorti non avranno più bisogno di pane materiale, possedendo ormai la vita indefettibile, liberata da ogni alimento che la sostenga e fruendo del riposo e della gioia ormai sicuri da ogni pericolo. Potremo, in cielo, più dire: «Perdona le nostre colpe»? Per il passato sarà cosa fatta; per l’avvenire sarà supplica inutile, perché in cielo non entra il peccato, né il timore di esso, né la colpa conseguente. Diremo a Dio: «Perdonaci come noi stessi perdoniamo»? Non saremmo nel cielo se non avessimo tutto rimesso ai nostri fratelli dal fondo del nostro cuore. Né ci sarà altro da perdonare là dove non ci sono più interessi opposti, dove è definitivamente tramontato l’amor proprio, le rivalità, la gelosia, i torti reciproci, le querele, le liti, gli urti, la suscettibilità» (dai ‘Discorsi’; Discorso sull’Ascensione del Signore).

    Dunque, carissime sorelle e fratelli, non temiamo di fare della nostra vita cristiana, della pratica vitale della nostra fede in Gesù, la bella strada che ci conduce alla vita eterna. Sarà lastricata di amarezze, di fatiche, di prove, ma procedendo di tappa in tappa, con l’aiuto dello Spirito Santo, i passi della nostra anima si faranno più saldi.

    E Gesù stesso si farà strada della vita per quanti con gioia non smetteranno di amarlo, di adorarlo e di servirlo con tutto il cuore, la mente e le forze.

    Con la dolce e intima compagnia dello Spirito Santo Consolatore, crocifiggiamo il mondo in noi. Solo così Gesù vive ancora e non muore. Solo così il Cielo si avvicina a questa nostra terra che spesso somiglia ad un inferno di egoismi e di orgogli umani insaziabili. Lasciamo morire tutto ciò che ci appesantisce, che ci disturba, che ci distoglie dalla meta del Cielo, che ci fa dimenticare la volontà di Gesù: ‘essere nel mondo, senza essere del mondo’ (cf Gv 17, 11.16).

    Cerchiamo ogni giorno questo regno eterno e consideriamo tutte le cose presenti come ‘ombra’ di quelle future. Colui che ci ha «scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1, 4) è il Signore della gloria: non ci farà passare da una terra ad un’altra, ma dalla terra al cielo, da una natura mortale ad una immortale, da una gloria umana vana e fallace ad una gloria divina ineffabile e incomparabile.

    Come ci suggerisce San Giovanni Crisostomo, «collochiamo tutte le nostre ricchezze in deposito nel Cielo, dove non servono catenacci, serrature e forzieri. Non è cosa degna di gente stravagante accumulare tutti i propri tesori sulla terra, in un luogo in cui tutto si corrompe e si perde, e non depositarne nemmeno una minima parte lassù, dove non solo rimangono intatti, ma anzi aumentano, soprattutto quando si sa che in quel luogo noi dovremo abitare per sempre?» (dal Commento al Vangelo di San Matteo).

    Il Cielo è una casa inviolabile, inaccessibile alla malvagità e all’invidia umane. Poniamo, allora, tutte le ricchezze della nostra fede, tutti i beni ricevuti dallo Spirito al di sopra di tutte le sciagure umane, delle contraddizioni dei sistemi economici e politici, di tutte le crisi che attanagliano il cuore dell’uomo e della storia umana.

    Il Cielo è la città eterna alla quale siamo chiamati, dove «non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno», dove «non entrerà nulla d’impuro», dove «non vi sarà più maledizione», dove «non vi sarà più notte». Coloro che abiteranno il Cielo «non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (cf Ap 21,4.27;22,3.5).

    L’Ascensione di Gesù produsse nel cuore degli apostoli ammirazione, gioia e adorazione; si rallegrarono del trionfo del Salvatore, di Colui che aveva detto loro: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre» (Gv 16, 28). E ancora: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore’ vado a prepararvi un posto’ verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14, 2-3).

    Carissimi! Come negli apostoli, anche in noi l’Ascensione del Signore deve accendere il fuoco di un nuovo amore per Gesù, di una nuova carità per questo nostro mondo che va smarrendo la vista del Cielo e corrompendosi dietro illusorie e perverse vedute umane.

    Perciò pensiamo più di frequente al Cielo! Così che il nostro cuore si elevi dalla terra e sia riempito di coraggio per il lavoro e il sacrificio che ogni giorno ci attende.

    Il Cielo è per ciascuno di noi, perché il Suo Regno non avrà fine! Rallegriamoci, perché nessuno potrà rapirci questo premio, nessuno potrà regalarci gioia più grande, nessuno potrà mai invalidare la promessa di Gesù, con cui si conclude il Vangelo che oggi abbiamo ascoltato: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Non siamo soli, mai! Gesù rimane con noi, per sempre; il cielo non si separa dalla terra e noi possiamo fare della nostra esistenza ‘un episodio di cielo’ (San Giovanni Crisostomo).

    3. Abbiamo ascoltato le parole dell’evangelista Matteo – «Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» – Il loro significato profondo lo comprendiamo solo nell’orizzonte della Pentecoste, della discesa dello Spirito di Dio nel cuore di ogni credente, come degli Apostoli e di Maria nel Cenacolo di Gerusalemme.

    La Solennità dell’Ascensione del Signore Gesù, infatti, ci proietta decisamente verso la grande festa della Pentecoste, che è il compimento del mistero pasquale. Pentecoste, festa assai cara a voi membri del Rinnovamento nello Spirito; festa a cui la Chiesa tutta anela, perché sente, insopprimibile, il bisogno di essere sempre animata e vivificata dallo Spirito Santo; festa di ogni cristiano che non si stanca, come Nicodemo, di «nascere dall’alto per vedere il regno di Dio», (cf Gv 3, 3) e di «ricevere la forza dall’alto» (At 1, 8b) per espandere il regno di Dio.

    Come ci ricorda San Paolo, nella seconda lettura odierna, solo mediante l’effusione dello «Spirito di sapienza e di rivelazione» ci è dato di «comprendere’ la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore» (cf Ef 1, 17.19).

    Chiediamoci se questa «potenza» di Dio si muove in noi, se muove la storia umana verso il compimento di quel regno di giustizia e di pace, venuto ad inaugurare dal Cristo, e dalla sua Ascensione al Cielo affidato ai cristiani di ogni tempo. Quanti ritardi spirituali registra il nostro tempo! Quanto bisogno c’è che lo Spirito «dimostri la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Gv 16, 8)!

    In preparazione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi a Sidney nel 2008, Papa Benedetto XVI ha voluto ricordare ai giovani e a tutta la Chiesa cosa è «questo potere dello Spirito Santo», questa forza che viene dal Cielo e che conduce verso nuovi cieli e nuova terra l’umanità intera: ‘Questa forza non è qualcosa che possiamo meritare o conquistare; possiamo solamente riceverla come puro dono’ L’amore di Dio può effondere la sua forza solo quando gli permettiamo di cambiarci dentro”. Questa forza ‘è il potere della vita di Dio’ è Gesù sempre presente nei nostri cuori’ (Messaggio ai giovani, 20 luglio 2007).

    In queste parole è esplicito il richiamo a ritornare allo Spirito, ad assecondare la Sua presenza e azione, a vivere una profonda conversione al Signore e alla Sua Parola. San Paolo, del resto, è chiaro: «Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna» (Gal 6, 7-8). Un monito attualissimo, guardando agli scandali, alle defezioni, ai ritardi e alle omissioni che caratterizzano la debole vita di fede di alcuni credenti.

    Urge un generale ritorno allo Spirito, una maggiore e docile sottomissione alla sua sapienza e alla sua guida. Gli Orientamenti Pastorali della CEI per il decennio 2010-2020, ‘Educare alla vita buona del Vangelo’, pongono l’accento su questo tema centrale per l’avvenire della nostra fede in un’Europa e in un’Italia che fanno fatica a conservarsi cristiane. Così, in questi nuovi Orientamenti, noi Vescovi abbiamo voluto scrivere: ‘La Chiesa promuove nei suoi figli anzitutto un’autentica vita spirituale, cioè un’esistenza secondo lo Spirito (Cf Gal 5, 25). Essa non è frutto di uno sforzo volontaristico, ma è un cammino attraverso il quale il Maestro interiore apre la mente e il cuore alla comprensione del mistero di Dio e dell’uomo» (n. 22).

    4. Carissimi, so che i Gruppi e le Comunità del RnS corrispondono a questa attesa e si sforzano di promuovere il primato della vita interiore, della vita spirituale e soprannaturale, in un cammino di fede pensato e articolato per livelli di crescita. È il vostro Progetto Unitario di Formazione, che tanti buoni frutti può portare anche al cammino delle nostre Chiese locali e delle nostre parrocchie.

    Su indicazione del Beato Giovanni Paolo II, vi state prodigando per diffondere la ‘cultura della Pentecoste’ (Udienza privata ai responsabili del RnS, 14 marzo 2002), allo scopo di fecondare con i semi dello Spirito i vasti mondi della cultura, dell’educazione, della giustizia, della carità. In special modo, mi piace sottolineare il prezioso contributo che il Rinnovamento nello Spirito sta riservando alla promozione di un nuovo concetto di giustizia sociale all’indirizzo dei detenuti, degli ex detenuti e delle loro famiglie, anche grazie al ‘Polo di Eccellenza della solidarietà e della promozione umana ‘Mario e Luigi Sturzo»’ nel cuore della Sicilia.

    «Andate, dunque, e fate discepoli» (Mt 28, 19). Questo il mandato che Gesù rivolge anche a voi a conclusione di questa XXXIV Convocazione Nazionale. Andate e portate ovunque le meraviglie della Pentecoste. Andate e siate segno di una Chiesa viva, di una fede viva, di un cristianesimo vivo, vivo di Spirito Santo. Andate e dite a tutti che «grazie del Signore non sono finite» (Lam 3, 22), che il Cielo non è chiuso sopra di noi, che niente più dell’«amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5) può salvare l’uomo e renderlo felice.

    E vi accompagni la mia benedizione e il mio affetto.