Arcidiocesi
di PALERMO

Solennità dell’Immacolata

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Piazza Marina - Palermo
08-12-2006
    Carissimi palermitani, concittadini, amici,

1. ancora una volta mi è data la grazia e la gioia pastorale di partecipare a questa stupenda manifestazione di fede e di filiale affetto che l’amatissima città di Palermo offre alla bedda Matri, Maria Santissima Immacolata.
    È una manifestazione di fede così corale, così sentita, così entusiasta, perché radicata nella fede dei padri: ci richiama il passato e ci proietta verso il futuro come un grande segno di speranza.
    Sono passati 382 anni da quel lontano 1624, festa dell’Assunzione, quando il clero, il popolo e il senato palermitano, alla presenza del mio venerato predecessore il Card. Giannettino Doria, fecero solenne giuramento di difendere l’Immacolato Concepimento di Maria fino all’ultimo respiro della vita.
    Non era stata ancora proclamata dogma di fede questa verità. Ciò avvenne 230 anni dopo, l’8 dicembre 1854, da parte del Papa il Beato Pio IX. Ma per i palermitani era come se già lo fosse.
    Questa verità della nostra fede, confermata direttamente dalla Vergine stessa quattro anni dopo apparendo nella grotta di Lourdes a S. Bernadette Soubirous, l’11 febbraio 1858, intendiamo tutti insieme professare, per trasmetterla alle nuove generazioni con la stessa convinzione con la quale a noi l’hanno trasmessa i nostri padri.

2. Quale messaggio ci rivolge quest’anno l’Immacolata? È il messaggio della speranza, risuonato qualche mese fa nel IV Convegno delle Chiese d’Italia, svoltosi a Verona col tema impegnativo e stimolante: ‘Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo’.
    Si! È Gesù, il Figlio di Dio diventato il figlio di Maria Crocifisso e Risorto, la speranza del mondo, la nostra speranza. E lei, la Madre sua, soprattutto in questo tempo di Avvento, che è il tempo per antonomasia della speranza, ce lo addita e ce lo presenta come l’unica speranza che non delude, perché ha vinto il peccato e la morte.
    Ce lo ricorda perché non lo perdiamo di vista e non ci lasciamo sedurre dalle false speranze di felicità che un mondo sempre più secolarizzato e scristianizzato ci induce a riporre negli idoli antichi e sempre nuovi del potere, dell’avere e del piacere.
Se questi da semplici mezzi diventano i fini della vita, ci tolgono la vera libertà, ci rendono schiavi delle nostre passioni e perciò non ci fanno veramente felici, ma, al contrario, ci lasciano sempre più inquieti, insoddisfatti e proclivi al male.

3. L’Immacolata, la madre della speranza, ci esorta a rendere più pura, più salda, più convinta, la nostra fede nel suo Figlio Gesù, attraverso una conoscenza più diretta di lui, mediante la lettura orante dei Vangeli. Tanto purtroppo è oscurata, derisa, offesa da romanzi blasfemi e da films irriverenti la sua divina Persona, e di conseguenza, la sua vita, il suo insegnamento e la sua missione.
    ‘L’ignoranza delle Scritture ‘ afferma S. Girolamo ‘ è l’ignoranza di Cristo’. E non si può essere cristiani se si ignora Gesù Cristo. Non si può essere suoi discepoli, se non si conosce il suo Vangelo.
    In questi dieci anni del mio ministero episcopale in mezzo a voi non mi sono stancato di esortarvi a leggere, anche in casa, anche in famiglia, la Parola di Dio, ossia la Sacra Bibbia e soprattutto il Vangelo, memori dell’attestazione del Signore: ‘Il cielo e la terra passeranno, le mie parole non passeranno’ (Lc 21,33). ‘Beati (ossia i felici) quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano’ (cf Lc 11,28). ‘Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sulla roccia’ (Mt 7, 24-25)…