Arcidiocesi
di PALERMO

Solennità dell’Immacolata Concezione

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Cattedrale di Palermo
08-12-2005

    Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.

1. È questa l’affermazione di fede che ogni anno sgorga in questo giorno dal cuore della Chiesa: un canto di gioia e di gratitudine al Signore, che nell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, madre sua e madre nostra, ci ha dato la grazia di contemplare una delle meraviglie più grandi del suo amore.
    In lei si è avverata la promessa di liberazione e di salvezza fatta da Dio nell’Eden ai nostri progenitori, che cedendo alle lusinghe del serpente insidiatore si erano ribellati a lui, trascinando nel loro peccato tutta l’umanità.
    È lei, infatti, la donna che, nella implacabile inimicizia col Maligno, gli ha schiacciato il capo insidiatore attraverso la sua stirpe, riportando la più strepitosa vittoria: per questo mai, neppure per un istante solo, è stata contaminata dal peccato originale.
    È lei la piena di grazia, come l’ha salutata l’Angelo Gabriele nell’annunciarle l’incarnazione del Figlio di Dio nel suo grembo verginale: non solo è stata preservata immune dal peccato originale, ma fin dal primo istante della concezione è stata ricolma di grazia ossia di santità. È lei la tutta Santa.
    Lei, immacolata e santa, è l’immagine della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza. E nella Chiesa tutti noi, come figli adottivi di Dio, – ci ha ricordato S. Paolo nella seconda lettura,- siamo stati scelti in Cristo prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità.

2. Non si può parlare di Maria se non alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa. È quanto ha precisato il Concilio Vaticano II, del quale oggi commemoriamo il quarantesimo anniversario della conclusione, avvenuta l’8 dicembre 1965.
    Il migliore omaggio, pertanto, che quest’anno possiamo e dobbiamo innalzare all’Immacolata, madre e modello della Chiesa, è il rinnovato proposito di impostare la nostra vita personale e quella della nostra Chiesa palermitana sulle illuminanti indicazioni del Concilio Vaticano II, definito dal Servo di Dio Giovanni Paolo II ‘la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX’, e ‘una sicura bussola per orientarci nel cammino’ del nuovo millennio (NMI, 57).
    ‘Mentre chiudiamo il Concilio ecumenico ‘ affermava il Servo di Dio Paolo VI quarant’anni fa come oggi ‘ noi festeggiamo Maria Santissima’. E si domandava: ‘Non è forse fissando lo sguardo in questa Donna umile, nostra sorella e insieme nostra Madre e Regina, specchio nitido e sacro dell’infinita Bellezza, che può terminare la nostra spirituale ascensione conciliare e che può annunciare il nostro lavoro post-conciliare? Questa bellezza di Maria Immacolata non diventa per noi un modello ispiratore? Una speranza confortatrice?’.
    Gli ha fatto eco più recentemente il Papa Benedetto XVI con questo auspicio:’La Vergine Maria aiuti tutti i credenti in Cristo a tenere sempre vivo lo spirito del Concilio Vaticano II, per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo, creato a immagine di Dio’.

3. Tenere sempre vivo lo spirito del Vaticano II, che mai può essere disgiunto dalla lettera che lo manifesta. È questa la ragione per cui noi Vescovi italiani abbiamo voluto rivolgere a tutti i fedeli un Messaggio (=M) che, come un memoriale, ricordi quell’evento, per viverne la grazia perenne nel presente e intravederne gli sviluppi nel futuro della Chiesa e del mondo.
    Chi è stato anche solo spettatore di quella splendida primavera pentecostale della Chiesa, aperta dal Beato Giovanni XXIII, non può non ricordare con commozione le attese e le speranze che non possono svanire o andare deluse, ma devono essere continuamente riaccese e rilanciate.
    ‘Quanta ricchezza, carissimi fratelli e sorelle, – esclamava Giovanni Paolo II – negli orientamenti che il Concilio Vaticano II ci ha dato!’. Per questo è doveroso per tutti interrogarci sulla ricezione del magistero conciliare. ‘A mano a mano che passano gli anni, quei testi non perdono il loro valore né il loro smalto. È necessario che essi vengano letti in maniera appropriata, che vengano conosciuti e assimilati, come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della tradizione della Chiesa’ (NMI, 57). Un’istanza questa ribadita anche da Benedetto XVI.
    Soprattutto le quattro Costituzioni costituiscono come i quattro pilastri della vita cristiana e della stessa realtà della Chiesa, come popolo che si pone in ascolto della parola di Dio, la riceve e la proclama, e celebra i divini misteri per la glorificazione di Dio Uno e Trino e per la salvezza del mondo.

4. La costituzione dogmatica Dei Verbum, che ha dato un forte impulso alla valorizzazione della parola di Dio, c’invita ad un ascolto più assiduo soprattutto nell’antica pratica della ‘lectio divina’, della lettura spirituale della Sacra Scrittura. Con essa Dio invisibile, per la ricchezza del suo amore, parla a noi come ad amici e s’intrattiene con noi per invitarci e ammetterci alla comunione con sé, per costruire insieme un mondo degno dell’uomo e di Dio (cf DV, 2). La Parola divina in realtà si è fatta carne in Gesù di Nazareth. Vero Dio e vero uomo, solo lui ci rivela il volto di amore del Padre e il vero volto dell’uomo, la nostra dignità, la nostra vocazione e il nostro compito nella storia. Ascoltiamolo! Solo lui ha parole di vita eterna!
    La Vergine Immacolata ce ne ha dato l’esempio: lei ha ascoltato la parola di Dio, l’ha meditata nel suo cuore, l’ha messa in pratica, e perciò è beata.

5. La costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium, a sua volta, ci invita a metterci a contatto intimo con Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza e perciò vivo, attraverso la Liturgia. ‘Culmine cui tende l’azione della Chiesa e fonte da cui promana tutto il suo vigore’ (SC, 10), la Liturgia, nella celebrazione dei Sacramenti e soprattutto dell’Eucaristia, è la sorgente della nostra santificazione. Ma la condizione è che noi vi partecipiamo, almeno ogni domenica, compresi del mistero che si celebra, ‘con retta disposizione d’animo’, ‘armonizzando la mente con le parole’ e con i gesti che si compiono e perciò ‘in modo consapevole, attivo e fruttuoso’ (SC, 11).
    Imitiamo Maria, l’Immacolata, che ai piedi della Croce si unì, facendolo suo, al sacrificio del Figlio e nel canto del Magnificat ci ha insegnato come si loda e si ringrazia il Signore.

6. Nella parola e nei sacramenti Cristo, vincitore del peccato e della morte, edifica il suo corpo che è la Chiesa, la quale in Maria Immacolata contempla il proprio inizio e il proprio ideale, mentre la venera come Madre.
    Popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’, la Chiesa ‘ come ci insegna la Costituzione dogmatica Lumen Gentium, – esiste per riunire gli uomini con Dio e fra di loro e per attirare il mondo intero al Padre (LG, 1).
    Costituita da noi uomini con i nostri pregi e i nostri limiti, ma costruita dallo Spirito del Risorto, la Chiesa è dono di Dio come comunione di fede e di amore per essere nel mondo segno e strumento di unità.
    ‘L’unica Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica, articolata nella molteplicità dei ministeri e arricchita dalla varietà dei carismi, si fa presente in tutte le Chiese particolari, guidate dai loro Vescovi: l’unità generata dall’unica Parola e dall’unico Pane di vita è espressa nella comunione collegiale dei Vescovi con il Vescovo di Roma, il successore di Pietro’ (M), oggi Benedetto XVI.
    Il Signore chiama tutti alla sua Chiesa. Per questo tutti noi battezzati, indistintamente, dobbiamo sentirci impegnati nella sua missione evangelizzatrice, nella promozione dell’unità del corpo ecclesiale di Cristo attraverso l’ecumenismo, nel dialogo con i credenti di tutte le religioni, a cominciare dagli ebrei nostri fratelli maggiori, con gli uomini e le donne di buona volontà a qualunque cultura, situazione storica o posizione appartengono: mai comunque separando il dialogo dalla proclamazione del Vangelo.

7. La Chiesa sa di vivere nella storia al servizio della salvezza per la gloria di Dio. La Costituzione pastorale Gaudium et Spes, alla luce della centralità di Cristo, ci invita a guardare con occhi fiduciosi sul panorama dell’esistenza umana, in tutti i suoi ambienti, la famiglia, la cultura, l’economia, la politica, la comunità internazionale, per cogliervi l’anelito all’unità e alla comunione, per valorizzare tutti i germi di bene che vi sono nel mondo, per moltiplicare le esperienze di donazione e di amore e soprattutto per servire la pace, rifiutando la violenza e promuovendo la giustizia e la riconciliazione, lo spirito di condivisione e di solidarietà operosa della quale la Vergine Immacolata ci ha dato un esempio fulgidissimo correndo a dare spontaneamente e disinteressatamente aiuto alla cugina Elisabetta.

8. Dobbiamo essere grati al Signore che nel Concilio Vaticano II ci ha fatto contemplare le meraviglie del suo amore, e a lui chiediamo la grazia di promuoverne il rinnovamento, che in Italia ‘ha inciso in maniera profonda sul volto e sulla realtà della Chiesa e anche sui modi e sulle forme della presenza cristiana nella vita del Paese’. E ‘anche se non è stato possibile arrestare i processi di secolarizzazione e di scristianizzazione, il rinnovamento conciliare ha indubbiamente aiutato a comprendere le radici di questi fenomeni e soprattutto ha stimolato una risposta pastorale e culturale, in chiave di missione e di evangelizzazione’ (M), in particolare mediante l’impegno capillare e generoso dei laici cristiani e delle loro molteplici aggregazioni.
    Il rinnovamento conciliare va perseguito soprattutto in quegli spazi della vita nostra e della Chiesa nei quali esso si presenta ancora carente o incompiuto, a cominciare dalla piena consapevolezza della vera identità cristiana, dall’anelito sincero e fattivo verso la santità alla quale tutti siamo chiamati, dall’approfondimento della fede da testimoniare nella vita, dall’impegno missionario in tutti gli ambiti della società, dalla edificazione della famiglia sul fondamento del matrimonio come Chiesa domestica, dall’educazione delle nuove generazioni che hanno bisogno di testimonianze credibili da parte di noi adulti per ricuperare il vero senso della vita.
    Ci sostenga in questo impegno l’intercessione della Vergine Immacolata, segno della vittoria del bene sul male e perciò aurora di speranza in un mondo migliore, costruito non sulla forza disgregatrice dell’odio e del peccato ma su quella unificante della grazia e dell’amore.