Arcidiocesi
di PALERMO

Solennità dell’Immacolata Concezione

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Chiesa Cattedrale
08-12-2011
    1. Il tempo di Avvento è carico di attesa e di speranza, orientato a rivivere la venuta del Salvatore nella storia degli uomini, nella storia di ciascuno di noi. Proprio in questo ‘tempo forte’ la Chiesa ci fa fare una sosta dinanzi a Maria Immacolata che per prima orientò la sua vita per accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo verginale.
    Maria, la prima creatura che lo attese e lo ricevette in dono, diviene guida dei nostri passi verso quel Re Bambino che ritroveremo dentro il presepe di Betlemme, la notte di Natale, e che siamo chiamati a ritrovare ogni giorno, nato nel ‘presepe’ della nostra quotidianità.
    Questa solennità dell’Immacolata Concezione ci ricorda una mistero antico: in vista dei meriti del Figlio e in modo assolutamente singolare, la Vergine Maria è stata preservata da ogni macchia di peccato. E proprio lo Spirito Santo, che la rese già ‘piena di grazia‘ da sempre, nel corso dei secoli, ha guidato la Chiesa Cattolica a leggere in profondità i testi biblici, riscontrando tale verità dell’immacolato concepimento della Vergine Maria, verità divenuta dogma di fede nel 1854 e proclamata solennemente dal Beato Pio IX.
    Nell’Immacolata Dio ha dato prova anticipata del suo potere definitivo e totale sulle potenze del male. Maria è, per questo, opera sublime di Dio. E quest’opera si incastona nella storia della salvezza come la creatura più preziosa con la quale Dio ha potuto ricreare l’umanità nuova, redimendola per mezzo del Figlio Gesù.

    2. Tuttavia, l’essere concepita senza peccato, e il non aver conosciuto peccato nella sua personale esistenza, non hanno reso Maria esente dalla fatica dell’essere discepola. Abbiamo ascoltato la sua reazione al ‘Rallegrati!’ dell’angelo, nella narrazione dell’Annunciazione: ‘A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo‘ (Lc 1,29). E allo svelamento dell’annuncio dell’angelo. ‘Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù‘ (cf. Lc 1,31) il suo desiderio di comprendere meglio: ‘Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?‘ (cf. Lc 1,34). E ancora nei racconti dell’infanzia di Gesù, l’evangelista Luca è molto attento nel sottolineare questo tratto ‘faticoso‘ di Maria, che, pur non comprendendo appieno gli eventi e il disegno definitivo di Dio, ‘si stupisce‘, e ‘custodisce’ ogni cosa ‘meditandola nel suo cuore’ (cf. Lc 2,19).
    Ecco, pur con una fatica tutta umana ‘ che dolcemente la avvicina a noi ‘ l’Immacolata ha ascoltato la Parola da discepola: Maria è Madre di Dio perché come discepola ha ascoltato ed accolto la Parola che Dio ha voluto rivolgerle.
    Lo rileva perfettamente un passaggio della Lumen gentium che ci piace rileggere: ‘Durante la predicazione del Figlio [Maria] raccolse le parole, con le quali egli, esaltando il Regno al di sopra delle condizioni e dei vincoli della carne e del sangue proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la Parola di Dio (cf Mc 3,35 e par.; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cf Lc 2,19 e 51)’ (LG 58).
    L’espressione conciliare ‘raccolse le parole‘, di origine patristica, è fortemente significativa, perché certamente fa vedere Maria alla scuola tutta concreta del figlio Gesù, ma illumina la sua caratteristica di essere Donna dell’ascolto: è in lei che si compie in modo eminente la beatitudine di Gesù: ‘Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!’ (cf. Lc 11,28).
    Bene dice Sant’Agostino: ‘Maria ha fatto la volontà del Padre, perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo che essere stata Madre di Cristo’‘ (Sermo 25,7).
È quanto ripreso da Paolo VI nella Marialis Cultus, quando parla di Maria come ‘la prima e più perfetta discepola di Cristo‘ (nn. 35 e 37).
    Ma è anche quanto affermato più solennemente dal Beato Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris Mater: ‘Maria madre diventava […], in un certo senso, la prima discepola di suo Figlio, la prima alla quale egli sembrava dire: ‘Seguimi’, ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro (cf. Gv 1,43)’ (RM n.20).
    Dalla Vergine Maria, modello supremo di sequela, dal suo cammino interiore di adesione faticosa ma fiduciosa al disegno di Dio che le parlava, prima nella voce del’angelo, poi nella voce del figlio, possiamo imparare tanto. Impariamo che Dio, per entrare in relazione con noi, continua a parlarci, a rivolgerci la sua Parola di salvezza, con la quale ci offre la sua amicizia.
    Per essere autentici discepoli, alla scuola di Maria, recuperiamo l’ascolto di Dio che ci parla. attraverso la sua Parola, la sua Chiesa, i fratelli che ci stanno accanto. Recuperiamo la libertà interiore per poterlo ascoltare, per farci disponibili ai suoi insegnamenti e alla sua offerta di vita piena. Al di là della frenesia delle nostre giornate, e dall’assillo del ‘fare’, recuperiamo l’attenzione a quanto Dio ci dice e ci pone davanti. Apriamo occhi ed orecchi! Rivolgiamo sguardo e cuore al Salvatore, partendo dalla nostra piccolezza, ammettendo le nostre miserie, offrendo le nostre fragilità, la nostra fatica di credere, di amare, di sperare.
    Cristo continua a chiamarci e a volerci suoi discepoli, rivolgendo a noi la promessa della pienezza della vita: ‘Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza‘.
    Recuperiamo questa dimensione di ascolto che ci interpella. Perché, rivolgendoci la sua Parola, Dio continua a cercarci, e come nel giardino di Eden continua a chiedere a ciascuno di noi: ‘Dove sei?’. Un ascolto attento di ciò che il Signore vuole dirci può davvero farci rispondere questa domanda. Dove sono? A che punto sto nella mia vita? Con la mia famiglia? Con le mie relazioni? Dove mi trovo e verso dove vado?
    Distratti da tutto rischiamo di perdere di vista il Signore, l’unico che ci rivolge ‘parole di vita eterna‘ (cf. Gv 6,68). Rischiamo di ascoltare parole che non ci nutrono, che ci distruggono, che ci disorientano. E dunque di essere discepoli mediocri, se non assolutamente fermi ed irresoluti nel nostro pensare e nel nostro agire.

    3. La Vergine Maria accoglie il progetto di Dio nella sua vita. Ascolta in modo nuovo, docile e fiducioso. Ciò che Eva non seppe fare, cedendo alle lusinghe del serpente antico, in Maria diventa principio di novità, grazia per tutto il genere umano.
    Sì! La ferita inferta all’uomo dal peccato delle origini, che fu il rifiuto della parola di amore di Dio, è profonda e le sue conseguenze sono forti: la storia ci appare tragicamente segnata dal peccato narrato nella prima lettura, profondamente influenzata dall’egoismo dell’uomo che non ascolta.
    Carissimi! La storia, segnata dalle conseguenze del peccato, ha ancora bisogno di vivere in pieno la redenzione operata da Gesù Cristo. E, come fu per la Vergine Santa, a tutti noi viene affidata la responsabilità di fare in modo che ciò avvenga sul serio.
    Ascoltando profondamente Dio, entrando in relazione con lui, noi abbiamo la possibilità di entrare in sintonia con il suo stile amoroso e la sua volontà di bene. E, come la Vergine Maria, possiamo essere capaci di dire quell’ ‘eccomi‘ che dice il nostro impegno a costruire e ricostruire la storia, a rinnovarla dall’unico luogo dal quale essa può essere rinnovata: ossia il cuore.
    Solo ascoltando Cristo, solo essendo suoi discepoli ci mettiamo nelle condizioni di essere apostoli di novità per la nostra società, portatori di una buona novella, di un vangelo, appunto che ha qualcosa da dire all’uomo e alla realtà in cui vive. All’ascolto e alla sequela di Gesù, d cui è scritto: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose‘ anche noi possiamo donare novità e sapore alla realtà contemporanea che viviamo.

    4. Non possiamo desiderare l’Eden, lo sappiamo. Ma sappiamo ancora di più ‘ perché lo sperimentiamo ‘ che stiamo vivendo tempi particolarmente segnati dall’incertezza e dal disorientamento, da una crisi che sembra presentarsi particolarmente irruente sul piano economico-finanziario, ma che, in realtà, assume varie sfaccettature, e che è soprattutto caratterizzata dallo smarrimento nei valori fondamentali, e nelle prospettive di verità sull’uomo e sul senso della sua esistenza.
    E’ la nostra fede a dirci autenticamente quali siano i desideri più profondi dell’uomo, e quali sfide bisogna abbracciare in questo tempo di crisi. Come cristiani, tuttavia, da questa fede dobbiamo farci interpellare realmente, per trovare in essa la forza di reagire, di rinnovare la nostra vita e la nostra società.

    5. All’annuncio dell’angelo: ‘Rallegrati, piena di grazia!’, all’opera grande che Dio ha compiuto in Maria, è associata la promessa di Dio, ascoltata nella seconda lettura: di essere cioè ‘santi e immacolati nella carità’, tutti noi, per grazia e per la corrispondenza a questa grazia riversata nei nostri cuori.
    Questa promessa può farsi concreta, e per intercessione di Maria Vergine, divenire realtà, per noi e per quanti ci circondano, per i nostri ambienti di vita e per la nostra Città.
Lo chiediamo come preghiera alla Vergine, nostra patrona e nostra Madre cara: lei, discepola, ci aiuti nel cammino faticoso del credere e dell’amare, per sperare con lei e uniti tra noi nella beatitudine eterna.