Arcidiocesi
di PALERMO

Solennità del Corpo e Sangue di Gesù – Discorso alla Città

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06-06-2010

    1. Anche quest’anno giungiamo al termine della processione cittadina, con la quale, con un atto pubblico e solenne, abbiamo voluto manifestare la nostra fede nell’Eucaristia e rappresentare il cammino dietro a Gesù, Via, verità e Vita. Abbiamo annunciato che egli è presente realmente nel mistero del Pane eucaristico che spezziamo sull’altare, di cui ci cibiamo ogni giorno, da cui siamo sostenuti nelle prove della nostra esistenza quotidiana.
    È l’Eucaristia, carissimi fratelli e sorelle, che ci ha convocato questa sera! Abbiamo lasciato le nostre case, le nostre parrocchie, i nostri impegni, e ci siamo raccolti nella monumentale chiesa di San Domenico e per le strade principali del percorso, unendoci ad uno splendido corteo festoso che ha fatto corona attorno a Gesù sacramentato.
    Abbiamo proceduto insieme, fianco a fianco, uniti nella preghiera, nell’ascolto della parola di Dio, nella condivisione di un gesto di fede piena e orante dinanzi a tutta la Città, in tutte le sue componenti, persino dinanzi a coloro che non credono.

    2. Gesù risorto cammina con l’umanità! Questa processione rinvia al cammino della Chiesa pellegrinante, della comunità dei discepoli di Gesù che, riunita in un unico Corpo mistico, si impegna a procedere insieme quaggiù sulla terra, tenendo ben presente la sua origine, cioè l’amore immenso di Gesù che si dona, e la sua meta, ossia la gloria della Gerusalemme celeste.
    In questo cammino ci stiamo tutti, e mentre si cammina si è Chiesa! E non si può essere Chiesa se non come comunità in cammino in cui si crede e si avverte che c’è il Signore, che è con noi, a fianco a noi, a sostenerci e guidarci, a condividere il nostro passo, e persino le nostre cadute e le nostre lentezze.
    Questo nostro convenire insieme dice una comunione profonda che Dio annuncia fra tutti coloro che credono in lui, e che sarà piena e definitiva soltanto nei tempi nuovi e definitivi.
    Ma già sin da adesso ci impegniamo a non camminare per i tortuosi sentieri del peccato e della morte, perché Gesù, il Risorto, ci ha mostrato la via della Vita, quella dell’Amore concreto che possiamo vivere nei piccoli gesti di comunione con Dio e con i fratelli

    3. È straordinario come questa sera tutti i nostri sguardi sono stati rivolti al Santissimo Sacramento, nella preghiera, nella lode, nella comune intercessione, nella speranza. Abbiamo circondato Gesù di tutta una serie di gesti e di attenzioni che dicono una fede solida, matura e fondata.
    E abbiamo così anticipato il Cielo, cari fratelli e sorelle. Il Cielo non è altro che questa intensità di sguardi che tutti rivolgeremo verso il Figlio Unigenito, che siede alla destra del Padre e regna con lui con lo Spirito nei secoli, in eterno. Nel Cielo, mentre guarderemo insieme alla gloria della Trinità, saremo anche noi tutti abbracciati nell’unico sguardo di Dio.
    Il Cielo, carissimi fratelli e sorelle, può e deve essere anticipato già qui sulla terra. Per far questo Gesù ci ha lasciato il ‘comandamento nuovo‘, quello dell’amore, il primo e il più grande dei comandamenti, quello sulla base del quale saremo giudicati ‘alla sera della vita‘.

    4. Nell’amore, il Cielo è già anticipato! Come? Facendo comunione’ Tutti abbiamo fatto l’esperienza di ‘ricevere la Comunione‘, cioè di accostarci all’altare per ricevere il Corpo il Sangue di Cristo, e di rispondere il nostro ‘amen‘, che spesso viene detto in modo automatico. Stasera ci vogliamo riflettere su…
    È facile dire quell’ ‘amen‘ in segno di assenso al mistero più grande della nostra fede. È facile dirlo in segno di accoglienza del dono grande che stiamo ricevendo, seppure spesso non ne comprendiamo la portata.
    Ma Dio, nella grande prospettiva che pone dinanzi a ciascuno di noi, ci chiede di ripetere quell’ ‘amen‘ dinanzi a ciascuno dei nostri fratelli, quando lo accogliamo, quando ci sforziamo di sopportarne pazientemente i limiti ‘ che in genere sono anche i nostri ‘ quando lo incontriamo, in tutti quei luoghi in cui siamo chiamati ad essere annunciatori di comunione.
    ‘Fare la comunione’ non è dunque circoscritto al momento della celebrazione: la comunione si fa e si compie quando quell’ ‘amen‘ viene detto nella vita di ogni giorno, nell’incontro con i fratelli, anche quello più sgradito e pesante.

    5. Non possiamo illuderci di entrare in una comunione intima con Gesù Cristo quando la nostra mente e il nostro cuore sono ancora troppo lontani dalla ‘comunione fraterna‘, da quella carità nei confronti di chi è nel bisogno e nella sofferenza; quando non sappiamo accogliere gli stranieri, i profughi, i disoccupati; quando pensiamo soltanto, e in modo egoistico, alla soddisfazione dei nostri desideri immediati e non vediamo le esigenze di coloro che ci stanno accanto; quando non sappiamo impegnarci per il bene comune, che altro non è che il bene di tutte le singole le persone; quando, pur appartenendo ad una società dove tra crisi economica e illusorie esigenze di benessere, siamo incapaci di imprimere uno stile di autentica sobrietà alla nostra vita; quando siamo incapaci di concepire, creare e vivere iniziative concrete e significative di solidarietà; quando siamo incapaci di vincere l’indifferenza e il disimpegno, anche quello che genera pericolose stasi in campo sociale e politico.
    Soltanto guardando Cristo, presente nell’Eucaristia, soltanto vivendo l’Eucaristia in modo pieno e totale, soltanto vivendo in lui, con lui e per lui potremo superare indifferenze, divisioni, intemperanze che pure incontriamo nel difficile cammino della nostra comunità, così come spesso nelle processioni si incontrano i momenti di stanchezza, di lentezza, di ferma.
    Soltanto modellando la nostra vita sullo stile dell’Eucaristia, vita spezzata e donata, vita condivisa e per questo moltiplicata, soltanto inginocchiandoci dinanzi a questo grande Mistero e rialzandoci più carichi di prima per viverlo nelle nostre giornate, soltanto così questo popolo in cammino, nutrito alla mensa di colui che è morto e risorto, unirà non soltanto le voci di lode, ma soprattutto i cuori nello sforzo di autentica comunione, di fedele testimonianza al Vangelo, di annuncio silenzioso ma efficace nei luoghi che oggi siamo chiamati ad abitare.

    6. A te, Signore Gesù, che hai posto la tua dimora in mezzo a noi venendo ad abitare nella carne della Vergine Maria, e che hai voluto continuare a rimanere in mezzo a noi nel mirabile Sacramento dell’Eucaristia, a te questa sera si rivolgono tutti i nostri sguardi.
    E mentre ti rivolgiamo i nostri sguardi, si volgono anche i nostri cuori, colmi di speranza e di supplica.
    Mostraci il tuo volto, sostienici nel cammino, rafforzaci e accompagnaci nelle strade di ogni giorno. Facci crescere nell’autentica comunione, apri i nostri cuori all’ascolto e all’accoglienza della tua Parola, e fa che questa possa generare un impegno concreto per il miglioramento della nostra Città di Palermo, della nostra società civile, in segni e gesti di una carità attenta e operosa.
    Guarda, Signore le famiglie, e rendile sempre più ‘piccole chiese domestiche’.
    Guarda i giovani, e disperdi le tenebre del dubbio e dei sentieri di morte nei quali è facile finire dentro.
    Guarda gli ammalati, specie quelli presi da scoramento e tristezza: posa su di essi la tua mano benedicente.
    Guarda tutti coloro che avvertono nel loro cuore la risposta ad una chiamata generosa a seguirti e servirti nella strada di speciale consacrazione.
    Sostieni nella fedeltà i sacerdoti, i religiosi e le religiose, coloro che ti hanno donato tutto.
    Illumina i legislatori e i governanti, perché promuovano la dignità dell’uomo, quell’uomo in cui tu hai creduto e che hai salvato.
    Dona, Signore Gesù, la tua luce e la tua grazia a questa Città di Palermo, perché possa respingere le seduzioni dell’egoismo imperante, del disinteresse comune, delle brutture sociali, e possa camminare con la tua bellezza nel cuore verso sentieri di giustizia e di pace, tassello prezioso della splendida opera del tuo Regno.