Arcidiocesi
di PALERMO

S. Messa per le Comunità Neocatecumenali

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17-02-2003

‘Acclamate a Dio da tutta la terra, cantate alla gloria del suo nome,
date a lui splendida gloria. Dite a Dio: stupende sono le tue opere’.

1. Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore,
l’invito del salmista questa sera, qui nella nostra Cattedrale, cenacolo della Chiesa di Palermo, è rivolto particolarmente a voi raccolti attorno alla cattedra e all’altare del vostro Arcivescovo per celebrare l’Eucaristia in rendimento di grazie al Signore per l’approvazione da parte della Santa Sede dello Statuto del Cammino Neocatecumenale a quasi quarant’anni dal suo inizio.
Sì! Acclamate a Dio, cantate alla gloria del suo nome, date a lui splendida gloria. Dite a Dio: stupende sono le tue opere.
Tra le opere stupende di Dio sono indubbiamente tutte le iniziative che nella Chiesa il suo Spirito fa germogliare, crescere e prosperare perché l’annunzio del Vangelo del suo Figlio, unico Redentore dell’uomo e unico Salvatore del mondo, raggiunga tutti i confini della terra e sparga il bene della verità nel cuore degli uomini, come abbiamo implorato nella preghiera colletta.
A questo tende essenzialmente il Cammino neocatecumenale, definito dal Santo Padre Giovanni Paolo II ‘un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi moderni’, che ‘fa rivivere nella vita dei cristiani la complessa e ricca esperienza che la Chiesa dei primi secoli faceva ripercorrere ai suoi nuovi figli’.
E al Santo Padre, che fin dall’inizio del suo Pontificato ha manifestato grande attenzione a questo germoglio ecclesiale scaturito dallo spirito missionario di Kiko Arguello e Carmen Hernandez, va il mio e il vostro ringraziamento per aver sollecitato l’approvazione dello Statuto come ‘un’ulteriore garanzia’ dell’autenticità del nuovo carisma, ormai diffuso in tutto il mondo.

2. Tanti sono i frutti spirituali apportati alla nuova evangelizzazione dalla esperienza del Cammino in tante diocesi del mondo, come nella nostra, per cui a ragione esso va considerato come un grande dono per la Chiesa. Lo Statuto, pertanto, pur essendo un atto giuridico, ha un profondo significato ecclesiale: garantisce l’esistenza stessa del Cammino perché possa prendere il largo verso gli orizzonti della santità e della missione con il sicuro sostegno della Chiesa, che per sua natura è sempre in cammino e nella quale siamo tutti itineranti verso la meta definitiva ed eterna della Casa del Padre.
Collocandosi questa celebrazione eucaristica nell’Anno Giubilare della mia Ordinazione Sacerdotale e nel trentennale della mia Ordinazione Episcopale, posso dirvi d’aver conosciuto e seguito con attenzione e interesse pastorale il Cammino sin dall’inizio del mio episcopato, nel lontano 1974, a Oria dove sorsero in Puglia le prime comunità, che poi ho trovato anche a Foggia e a Taranto e, soprattutto, più numerose qui a Palermo. E sono stato lieto quando il Cammino ha avuto inizio anche nella mia parrocchia di S. Rosa a Lecce per iniziativa del mio successore, confortato dal mio consiglio, pieno di simpatia e di fiducia.
Simpatia e fiducia sono state e sono sempre animate dal doveroso discernimento del Vescovo, che con la grazia dello Spirito del Signore, accompagna tutto ciò che egli suscita nella Chiesa per il necessario riconoscimento ecclesiale.
Ora che questo riconoscimento è ufficiale, la simpatia e la fiducia non possono non crescere nel mio cuore di Pastore, proprio perché il Cammino ‘ come precisa lo Statuto ‘ ‘è al servizio dei Vescovi come una modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e della educazione permanente della fede’ (art. 1,2).

3. Sono lieto, pertanto, di accogliere nella nostra Chiesa di Palermo ‘i beni spirituali’ che il Cammino le offre in piena comunione e collaborazione con gli organismi pastorali diocesani, come il catecumenato post-battesimale per la riscoperta della iniziazione cristiana degli adulti battezzati, l’educazione permanente della fede, il catecumenato battesimale, il servizio della Catechesi.
D’altra parte, ho sempre assecondato doverosamente l’auspicio rivolto ai Vescovi dal Santo Padre perché ‘valorizzino e aiutino ‘ insieme con i loro Presbiteri ‘ quest’opera per la nuova evangelizzazione, perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nello spirito di servizio all’Ordinario del luogo e di comunione con lui e nel contesto dell’unità della Chiesa particolare con la Chiesa universale’.
Non può sfuggire, infatti, quanto il Cammino, anche nella nostra Chiesa, abbia influito all’avverarsi nel nostro tempo della profezia di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura.
Quanti assetati di Dio sono venuti ad attingere l’acqua della sua salvezza, il latte della sua Parola, il pane e il vino della sua Eucaristia.
Quanti riscoprendo il Battesimo hanno ritrovato la gioia dell’Alleanza eterna, hanno cercato il Signore e lo hanno trovato, l’hanno invocato e se lo sono sentito vicino.
Quanti hanno abbandonato la via dell’empietà e i pensieri dell’iniquità e sono tornati al Signore che ha avuto pietà di loro, al nostro Dio che largamente perdona.

4. Avete constatato, voi stessi, con la vostra personale esperienza, come le vie misteriose della misericordia divina sovrastano immensamente le vie della nostra miseria.
Avete sperimentato come la parola uscita dalla bocca di Dio, a somiglianza della pioggia e della neve, ha irrigato tante coscienze, ha gestato tante vite nuove, ha fatto germogliare tante vocazioni laicali e anche presbiterali.
È giusto che i vostri cuori questa sera erompano in grida di gioia, nella certezza che attraverso il Cammino anche nel futuro, ‘invece di spine cresceranno cipressi, invece di ortiche cresceranno mirti, e ciò sarà a gloria del Signore, un segno eterno che non scomparirà’.
E a gloria del Signore deve essere orientata, pertanto, la vostra fedeltà alle norme dello Statuto, la cui finalità principale è realizzare quanto Gesù nella preghiera sacerdotale del primo Giovedì santo, che abbiamo ascoltato or ora nel Vangelo, ha chiesto al Padre come dono e, di riflesso, a noi come impegno: la grazia della incessante tensione alla santità (‘siano consacrati nella verità’) sul fondamento della comunione ecclesiale (‘siano anch’essi in noi una cosa sola’), segreto e condizione per la credibilità e la fecondità della missione per la quale siamo stati mandati nel mondo come Gesù stesso dal Padre (‘come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi’).
La risposta alla prima e fondamentale vocazione del cristiano, quella alla santità, ci è stata garantita dal Signore, che ha chiesto al Padre non di toglierci dal mondo ma di custodirci dal maligno, in modo da essere nel mondo ma non del mondo: il cammino costante verso la santità è il cammino della conversione permanente al Vangelo.

5. ‘I neocatecumenali sono iniziati a farsi piccoli e a vivere abbandonati filialmente alla paternità di Dio, protetti dalla maternità di Maria e della Chiesa e nella fedeltà al Successore di Pietro e al Vescovo’. Questa stimolante affermazione, contenuta nell’art. 20 dello Statuto, esprime sinteticamente come il Cammino possa e debba essere, come si legge nell’art. 23, una ‘via di quel rinnovamento parrocchiale auspicato dal Magistero della Chiesa’, e da me ribadito nella Lettera pastorale ‘Parrocchia, prendi il largo!’.
Il Cammino, pertanto, con umiltà e generosità, deve essere a servizio della parrocchia e del suo rinnovamento come ‘comunità missionaria’, come ‘comunità di comunità’, come ‘famiglia di famiglie’, sotto la guida del Parroco, aiutando innanzitutto i suoi membri a riscoprire, con il Battesimo, la forza lievitante della fede e della vita di fede.
Molto saggiamente lo Statuto precisa: «Il Neocatecumenato, in quanto itinerario di riscoperta della iniziazione cristiana, è attuato di norma nella parrocchia, ‘ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede’, luogo privilegiato in cui la Chiesa, madre e maestra, genera nel fonte battesimale i figli di Dio e li ‘gesta’ alla vita nuova» (art. 6,1). «Poiché la pastorale della iniziazione cristiana è vitale per la parrocchia, il Parroco è al centro dell’attuazione del cammino Neocatecumenale, esercitando, anche con la celebrazione di altri presbiteri, la cura pastorale di coloro che lo percorrono» (art. 6,2).

6. Animati da questo spirito di comunione col Vescovo nella Diocesi ‘ e la partecipazione ai grandi eventi diocesani ne è una concreta manifestazione -, col Parroco, con i sacerdoti, ‘con tutti i fedeli e con le altre componenti della comunità parrocchiale’ (art. 6,3) in quell’unità di fede e di battesimo attorno all’unico Signore e all’unico Dio che è Padre di tutti, come abbiamo cantato nel canto al Vangelo, l’azione missionaria del Cammino, con l’entusiasmo proprio del fuoco della Pentecoste, darà un contributo notevole a tutta l’azione missionaria della Parrocchia.
Questo vale in modo particolare all’attuazione della Missione ’99, la missione casa per casa, chiamata così perché iniziata nel 1999, ma per non chiudersi più: anche la vostra Città, infatti, come l’Italia e l’Europa, è terra di missione. Il verbo della missione è ‘andare’.
Purtroppo, la maggior parte dei nostri cristiani non viene più in Chiesa, ha perduto il senso del Battesimo, non conosce il vangelo, non ha una fede matura, e di conseguenza, non partecipa alla vita della parrocchia, ne resta ai margini per rientrarvi solo nei momenti sacramentali più per convenienza tradizionale che per forte convinzione di fede. Sono tanti, anche nella nostra Arcidiocesi, quelli che vivono come se Dio non esistesse, o che, per un insopprimibile anche se inconscio bisogno della trascendenza, prendono le vie sbagliate delle sette, della superstizione, della magia, dello spiritismo e purtroppo perfino del satanismo.

7. Occorre, pertanto, intraprendere più decisamente l’opera della ‘nuova evangelizzazione’, dell’evangelizzazione di tanti battezzati che non sono stati evangelizzati. Per far questo, è necessario mettere in pratica il comando del Signore: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16,15), e quindi nelle case dove l’uomo vive, negli ambienti dove lavora, dove gioisce e dove soffre, dove spera e dove si dispera.
Questo lodevolmente fa il Cammino e questo deve continuare a fare, nel cuore della Parrocchia e in piena sintonia con le altre realtà pastorali e associative della parrocchia. Lo ha detto il Papa nel settembre scorso parlando agli iniziatori del Cammino, ai catechisti itineranti e ai presbiteri: ‘L’approvazione degli Statuti apre una nuova tappa nella vita del Cammino. La Chiesa si aspetta adesso da voi un impegno ancora più forte e generoso nella nuova evangelizzazione e nel servizio alle Chiese locali e alle parrocchie’. Questo ripete anche a voi il vostro Arcivescovo.
A voi, carissimi presbiteri, col Papa dico: ‘Non dimenticate mai che, in quanto ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!’, salvaguardando sempre ‘ come ha precisato il Card. Stafford ‘ il ‘foro interno’ delle persone, non per ‘restringere il cammino’ di conversione secondo la pedagogia propria della Comunità, bensì per ‘garantire la libera scelta delle persone’, e al contempo ‘valorizzando sempre di più il Sacramento della Penitenza’.
A tutti, carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore, il grazie del vostro Arcivescovo che vi accompagnerà sempre con amore sincero, con vigile attenzione pastorale e con grande gratitudine personale per quello che siete e per quello che operate a servizio della Diocesi e delle Parrocchie.
Sono certo che anche col contributo del vostro carisma, posto ‘sotto la direzione del Vescovo’ (art. 2) e la protezione della Vergine Maria nella casa della Santa Famiglia di Nazareth, la nostra amata Chiesa palermitana potrà prendere decisamente il largo verso gli alti orizzonti della santità e i vasti traguardi della missione a gloria del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, unico Dio, al quale solo va la lode e l’onore. Amen.