Arcidiocesi
di PALERMO

PASQUA DI RISURREZIONE

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Cattedrale di Palermo
11-04-2004

1. Oggi è Pasqua. Parola ebraica che significa ‘passaggio’, la Pasqua celebra anzitutto la risurrezione del Signore crocifisso, morto e sepolto, il suo passaggio dalla morte alla vita. La certezza di questo evento unico nella storia umana ci viene dalla testimonianza documentata di Pietro, che come abbiamo ascoltato nella prima lettura, ha mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione. Una documentazione tanto più attendibile, quanto più faticoso fu per lui raggiungere la certezza, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. La risurrezione di Gesù è il fondamento della nostra fede.
La Pasqua ricorda anche la nostra risurrezione spirituale, ossia il passaggio dalla morte del peccato alla vita divina avvenuta in ciascuno di noi cristiani il giorno del Battesimo. Nella veglia si questa notte, che a buon diritto è considerata madre di tutte le Veglie, noi abbiamo fatto memoria del nostro Battesimo, e ne abbiamo rinnovato le promesse.
La Pasqua, infine, è annunzio e garanzia della risurrezione dei nostri corpi, della ‘risurrezione della carne’ che noi professiamo nel Credo e che avverrà alla fine della storia e del mondo. Se Gesù è risorto, anche noi risorgeremo. La nostra esistenza non è condannata alla distruzione, non va verso il baratro del nulla, ma è destinata alla ‘vita eterna’, alla vita senza fine.
Per questi motivi la Pasqua è la festa più grande per noi cristiani e la gioia pasquale è un dono del Signore Risorto, più grande di ogni nostra afflizione e delle immancabili sofferenze della vita. E’, infatti, la festa della speranza, che vince il pessimismo e la disperazione, stimolando a quella condivisione del dolore che non ci fa sentire soli nelle difficoltà della vita.

2. Questo nuovo anno Liturgico, che per la nostra Chiesa palermitana è un anno eminentemente eucaristico, ci trovi tutti disponibili a valorizzare la grazia della Pasqua, sia nella più consapevole partecipazione alla Messa che è il memoriale della Pasqua, sia nella riscoperta e nella santificazione della Domenica, Pasqua settimanale.
Domenica, infatti, significa in latino il giorno del Signore, il giorno che il Signore ‘ha fatto per noi’. Essa è anzitutto un suo dono.
‘Tutto ciò che Dio ha creato di più grande e di più sacro, ricordava S. Leone Magno, è stato da lui compiuto nella dignità di questo giorno’: l’inizio della creazione, la risurrezione di Gesù, l’effusione dello Spirito Santo. Per questo nessun altro giorno per un cristiano è tanto sacro quanto la Domenica.

3. Giorno del Signore, la Domenica di conseguenza è per noi cristiani il segno della nostra fedeltà a Dio. Non andiamo a lavorare per poterci incontrare con lui e in lui ritrovare pienamente noi stessi e i fraterni rapporti con gli altri.
Purtroppo dobbiamo con amarezza costatare che nuove condizioni e nuove abitudini di vita stanno esponendo la Domenica a un processo di profonda trasformazione. Rischia di perdere il suo significato cristiano originario per diventare un giorno di puro riposo o di evasione, senza alcun riferimento a Dio, senza culto e senza riti che non siano i nuovi riti di massa: lo sport, la sagra, la discoteca, il turismo, ecc. Non che queste realtà siano cattive o illegittime. Ma se assolutizzate o messe al primo posto, da esse può derivare il pericolo di perdere la dimensione religiosa della vita e del tempo.

4. Per noi cristiani, infatti, la Domenica non è il settimo giorno, non è il ‘week-end’, il ‘fine settimana’. Al contrario, è il primo giorno della settimana, perché il primo giorno dopo il sabato Gesù risuscitò, apparve agli apostoli e spezzò il pane per due di loro, che col volto triste erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, ridonando la speranza. Apparendo poi di nuovo otto giorni dopo agli apostoli, volle indicare e consacrare il ritmo settimanale del giorno da dedicare a lui.
Da allora la Chiesa, e in essa ogni cristiano, non potrebbe vivere senza celebrare quel giorno e quel mistero. Ci sono stati perfino dei martiri, come quelli di Abitene, che hanno preferito la morte al divieto di santificare la Domenica. E’ davvero commovente la loro testimonianza dinanzi al proconsole romano: ‘Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore’ E’ la nostra legge’ Ho partecipato all’assemblea perché sono cristiana’.

5. La santificazione della Domenica, in realtà, è un elemento qualificante della nostra identità di cristiani. E il cuore della Domenica è la Messa.
Ogni Domenica il Padre c’invita nella sua casa a partecipare all’incontro della sua famiglia, che siamo tutti noi, col suo Figlio Risorto, il quale si rende veramente presente in mezzo a noi: ci parla per illuminare il difficile cammino della vita, ci unisce al sacrificio col quale ha redento il mondo, ci nutre col suo Corpo e col suo Sangue, che ci trasformano in lui e fanno di noi con la grazia dello Spirito Santo ‘un corpo solo e un’anima sola’.
Accettare l’invito del Padre è certamente un atto di amore, così come il rifiutarlo è indubbiamente una ingiustificabile offesa.
‘E’ davvero di capitale importanza ‘ scrive il Papa nella Lettera apostolica ‘Il Giorno del Signore’ ‘ che ciascun fedele si convinca di non poter vivere la sua fede, nella piena partecipazione alla vita della comunità cristiana, senza prendere regolarmente parte all’assemblea eucaristica domenicale’.

6. Giorno dell’Eucaristia, la Domenica è il giorno della missione. L’Eucaristia, infatti, non è solo un rito, ma anche una scuola di vita. Non si esaurisce dentro le mura della Chiesa, ma tende necessariamente a varcarle per diventare impegno di testimonianza e servizio di carità.
E in realtà la Domenica è il giorno della solidarietà. Vivere l’Eucaristia significa condividere le sofferenze altrui e donarsi agli altri, soprattutto ai più infelici, ai più poveri, ai malati, agli anziani, a chi è solo, a quanti soffrono nel corpo e nello spirito e proprio la Domenica avvertono più cocente la loro solitudine. Una visita, un dono, una telefonata, e soprattutto un impegno più serio e perseverante dove c’è bisogno, possono donare gioia dov’è tristezza e luce in una giornata altrimenti oscura e grigia.
Il donarsi agli altri è fonte di gioia, di serenità, di felicità: è difficile essere pienamente felici ‘da soli’.

7. La Domenica è infine il giorno del riposo. Il riposo è cosa sacra, essendo per l’uomo la condizione per sottrarsi al ciclo talvolta eccessivamente assorbente degli impegni terreni e riprendere coscienza che tutto è opera di Dio. Nello stesso tempo afferma la superiorità dell’uomo sull’ambiente che lo circonda.
‘Attraverso il riposo domenicale ‘ scrive il Papa ‘ le preoccupazioni e i compiti quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai valori dello spirito; le persone con le quali viviamo riprendono, nell’incontro e nel dialogo più pacato, il loro vero volto. Le stesse bellezze della natura, troppe volte sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l’uomo, possono essere riscoperte e gustate’.
Parlando di riposo come di un diritto di ogni lavoratore, non posso non ricordare con intima partecipazione sia il dramma di quanti a motivo della disoccupazione sono costretti anche nei giorni lavorativi all’inattività, sia il disagio dei lavoratori che sono costretti a lavorare anche di domenica.
Come pastore di questa Chiesa, non posso non farmi voce e degli uni e degli altri. Per i disoccupati, chiedo ancora una volta uno sforzo convergente di tutte le istituzioni nazionali, regionali, provinciali e comunali e delle forze imprenditoriali, economiche e sindacali perché si trovi una soluzione al loro dramma. Per i lavoratori costretti a lavorare anche di domenica, torno a chiedere ai datori di lavoro che garantiscano un tempo destinato al riposo e al culto divino, oggi più che mai necessario perché la famiglia abbia il tempo indispensabile per ritrovare se stessa nell’unità e nell’intimità domestica.
Con questo auspicio a tutti rivolgo l’augurio cordiale e affettuoso di una Santa Pasqua, a tutti indistintamente, ma particolarmente ai bambini, agli anziani, agli ammalati, a quanti si sentono soli e soffrono nel corpo e nello spirito. Il Signore Risorto conceda a tutti serenità, concordia, salute e pace con la grazia di riscatto e di liberazione, di misericordia e di perdono, di salvezza e di santificazione, che ci ha donato con la sua morte e la sua risurrezione.
È questo l’augurio che ogni giorno da parte mia si fa preghiera al Signore con cuore di padre e di fratello. Buona Pasqua!