Arcidiocesi
di PALERMO

Ordinazione Presbiterale di P. Giuseppe Prestia OSA

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Palermo, Parrocchia Nostra Signora della Consolazione
28-06-2010
At 3,1-10; Sal 18; Gal 1,11-20; Gv 21,15-19

    1. La storia della salvezza è fatta dei passi che Dio ‘ per così dire ‘ muove in mezzo al suo popolo. Passi discreti, delicati, teneri, ma importanti. Sono suoi passaggi che testimoniano una presenza d’amore e una premura senza limiti nei confronti dell’uomo.
    Stasera siamo qui riuniti a celebrare uno di questi passaggi che Dio compie in mezzo alla nostra fragile umanità. Nella storia della salvezza il Signore intende stasera lasciare un’impronta che si chiama padre Giuseppe, che tra poco riceverà il dono del sacerdozio ministeriale per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione di un Successore degli Apostoli.
    Questo ci fa trepidare tutti. Sentiamo forte la presenza e l’assistenza di Dio. Ma, nello stesso tempo, avvertiamo una gioia davvero profonda.
    È la gioia di questo giovane ventiseienne, che con entusiasmo conferma una risposta all’invito di Gesù: ‘Vieni e seguimi!‘. Una risposta che ha già generosamente dato nel corso di questi anni di formazione.
    È la gioia della sua famiglia, che lo ha cresciuto nei valori della fede imprimendoglieli con l’esempio prima ancora che con la parola.
    È la gioia della sua comunità parrocchiale di origine, che, insieme al suo parroco, don Massimo, è qui presente, e ha voluto accompagnare questi ultimi giorni di preparazione con la preghiera e l’amicizia.
    È gioia soprattutto per tutto l’Ordine agostiniano, qui guidato dal suo Provinciale, padre Gianfranco Casagrande, cui va il mio fraterno saluto e il mio ringraziamento per non aver voluto mancare a questa festa di famiglia. L’Ordine ha curato il germogliare della vocazione di Giuseppe e l’accompagnata fino alla maturazione di questa scelta decisiva che oggi lo consegna definitivamente al Signore. Di questo siamo tutti grati al Signore.
    È una gioia ‘ lo dico con commozione! ‘ anche per me, Vescovo. Attraverso il mio ministero, dono quello che personalmente ho ricevuto e sperimentato nella mia vita, quella azione di grazia incessante e fondamentale che ogni giorno mi permette di rinnovare la mia dedizione a Dio e alla Chiesa.
    L’ordinazione di padre Giuseppe, questa sera, sembra rivelarci una sorta di ‘amorosa caparbietà di Dio’. La Chiesa attraversa in questi tempi crisi particolari che i media non cessano di presentarci, spesso con visione distorta e pregiudiziale. Sono certamente croci e purificazioni che il Signore ha sempre permesso e continua a consentire per la crescita dell’intero Corpo ecclesiale.
    Ma in momenti come questo, avvertiamo che il Signore intende ancora fidarsi di noi, nonostante le inevitabili lentezze e le fragilità comuni alla nostra condizione umana. Egli non intende rinunciare al suo progetto d’amore, e per farlo si serve di mezzi assolutamente insufficienti, le nostre esistenze, vite fragili marcate dal limite del peccato, che ricevono l’immenso dono del sacerdozio.
    Sperimentiamo perciò quanto è vera la Parola di san Paolo: ‘Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi‘ (2Cor 4,7).

    2. Nel Prefazio con il quale la Chiesa ci fa pregare nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli leggiamo: ‘Tu hai voluto unire in gioiosa fraternità i due santi apostoli: Pietro, che per primo confessò la fede nel Cristo, Paolo, che illuminò le profondità del mistero; il pescatore di Galilea, che costituì la prima comunità con i giusti di Israele, il maestro e dottore, che annunziò la salvezza a tutte le genti‘.
    I due Apostoli che ‘nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa: hanno bevuto il calice del Signore, e sono diventati gli amici di Dio‘ (cf. Antifona di ingresso) sono figure che la Scrittura e la Tradizione ci presentano molto diverse fra loro, chiamate però a collaborare per l’edificazione della Chiesa, ciascuno con i propri doni, con le proprie specificità.
    Da ciò discende una grande lezione per te, caro padre Giuseppe, e per tutti noi: la Chiesa è costituita Corpo di Cristo in una variegata molteplicità di doni e carismi. In modo particolare tu vieni costituito presbitero per un servizio di comunione con tutto il Corpo ecclesiale, un servizio che dovrà saper riconoscere limiti e ricchezze dei fratelli, delle varie componenti della Chiesa, e dovrà promuovere la vita di santità di ognuna di queste componenti, per l’edificazione di un vero e proprio edificio spirituale. Sant’Agostino afferma per questo: ‘Nella diversità delle lingue della carne, una sola è la lingua nella fede del cuore‘ (Enarr. in Ps. 54,11).
    Caro padre Giuseppe appartieni a una famiglia religiosa che ‘ nella sua Regola ‘ punta molto sulla comunione che il vostro Fondatore propone di attuare secondo la primitiva comunità apostolica. La vostra vita fraterna: ‘è un anticipo dell’unione piena e definitiva in Dio e un cammino verso di essa. Benché questa ‘santa comunione di vita’ tra i fratelli sia dono di Dio, ognuno di noi deve impegnarsi intensamente a perfezionarla, fino ad ottenere l’unità nell’amore, che sussisterà nella città celeste, composta di molte anime: ‘sarà il perfezionamento della nostra unità dopo questo pellegrinaggio’ ‘ (Regola n. 25).
    Per questo programma così arduo, che investe il tua personale impegno di santità, ma anche un servizio alla Chiesa tutta, c’è bisogno di una costante assistenza dello Spirito Santo, che ‘ lo diciamo quotidianamente nella Preghiera Eucaristica III ‘ è capace di farci diventare ‘in Cristo un solo corpo e un solo spirito‘.
    Con la preghiera di ordinazione, lo Spirito Santo, questa sera, scenderà in modo definitivo e consacrerà interamente la tua persona, fin nella tua operatività, perché in tutto ciò che farai agisca unicamente Cristo Signore. L’unzione delle tue mani con il sacro crisma, gesto altamente eloquente e toccante, mostrerà in modo visibile questo tuo nuovo modo di operare ‘secondo lo Spirito’.

    3. Caro padre Giuseppe, ti presenti al Signore da povero. Chi di noi può negare questa debolezza che è connessa alla nostra natura umana?
    È proprio così! Non possiedi ‘né argento né oro‘ (cf. At 3,6) come Pietro che, insieme a Giovanni, sale al Tempio e incontra e guarisce lo storpio che sta a mendicare alla Porta Bella. Ma ti viene stasera donato il ministero presbiterale che ti conforma a Cristo nella parola e nell’azione.
    Da un lato, possiedi solo l’esperienza di essere stato amato e salvato dal Signore. Dall’altro avverti forte il desiderio di testimoniare questo Amore, e fai tue le parole di Paolo che afferma di sé: ‘Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti‘ (cf. Gal 1,15-16).
    Da povero ‘ non dimenticarlo mai! ‘ annunci questa grande ricchezza, ma solo perché ti viene donata una nuova identità, che è la tua ricchezza e la tua sicurezza: sei conformato a Cristo buon pastore che da la vita per le sue pecore. A questa identità dovrai continuamente attingere.
    È ancora Sant’Agostino che te lo ricorda: ‘E noi che cosa siamo? Ministri (di Cristo), suoi servitori; perché quanto distribuiamo a voi non è cosa nostra, ma lo tiriamo fuori dalla sua dispensa. E anche noi viviamo di essa, perché siamo servi come voi’ (Discorso 229/E, 4).
    E ti ricorda per questo la necessità di un ascolto profondo e costante della Parola che deve incarnarsi nel tuo cuore, ed ammaestrarti quotidianamente, in una obbedienza umile e sincera: ‘Uniti nella medesima carità siamo tutti uditori di colui che è per noi nel cielo l’unico Maestro’ (Enarr. in Ps. 131, 1, 7). Per questo, da sacerdote, trasmetterai non semplicemente quello che hai appreso, ma l’esperienza di colui che hai incontrato.

    4. Niente è scontato, carissimo padre Giuseppe! Te lo dico da Padre più avanti negli anni’ Non c’è una assicurazione che copra tutta la nostra vita sacerdotale. Quantomeno non esiste assicurazione alla stessa maniera di come i ragionamenti umani ce la propongono.
    Osserva come lo stesso Simon Pietro, dopo la prima chiamata da parte di Cristo ‘ una chiamata alla quale aveva risposto con entusiasmo ‘ ha dovuto affinare la sua disponibilità alla sequela. Per questo ha attraversato l’esperienza del triplice tradimento di Cristo, come pure la sua insistente domanda d’amore e di fedeltà, sul lago di Tiberiade.
    La donazione di Simon Pietro è andata maturando nel tempo. La pericope evangelica di oggi si conclude con quel ‘seguimi‘ che si fonda adesso su una conversione autentica del ‘primo degli apostoli‘: Pietro ha imparato a contare più sulla fedeltà del suo Signore che sulla sua fragile promessa, spesso ostentata con spavalderia. La primitiva sicurezza di Pietro, apostolo del primato a Cesarea di Filippo, lascia il posto alla timida affermazione del primato di Cristo: ‘Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene‘ (cf. Gv 21,17).
    Ed è come se lo sentissimo parlare, stasera, Pietro: ‘Signore tu sai che posso arrivare solo a questo: farmi tuo strumento. Tu sai che adesso ‘ solo adesso che ho imparato a mie spese ‘ conto unicamente sulla tua fedeltà, impegnandomi però a corrispondere con la mia generosa adesione, per essere mandato dove tu vorrai, e come tu saprai. So bene che in questo nuovo ‘seguimi‘ c’è una promessa che è più tua che mia, una promessa di fedeltà e di amore. Una promessa in cui voglio rimanere, per sempre’.
Quello rivolto a Pietro, caro padre Giuseppe, è il ‘seguimi‘ rivolto anche a te. Tu saprai ‘rimanere’ in questa promessa, mantenendo con generosità gli impegni di vita che assumi dinanzi alla Chiesa, consapevole che ‘Dio che ha iniziato in te la sua opera la porterà a compimento‘.

    5. Concludo. Sant’Agostino ha un passaggio molto significativo, un concetto ripreso negli anni scorsi dal Servo di Dio Giovanni Paolo II: ‘Non fece forse la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale per la fede credette, per la fede concepì, fu scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini, e fu creata da Cristo prima che Cristo fosse creato nel suo seno? Santa Maria fece la volontà del Padre e la fece interamente; e perciò vale di più per Maria essere discepola di Cristo anziché madre di Cristo; vale di più, è una prerogativa più felice essere stata discepola anziché madre di Cristo‘ (Serm. 72/A, 7).
    Da Maria, caro padre Giuseppe, impara innanzitutto il discepolato fedele, le generosità nella sequela, la pazienza nel seguire Cristo e nell’aiutare gli altri nel cammino comune.
    Sotto la sua protezione poni il tuo giovane sacerdozio, perché possa essere costantemente illuminato dalla sua materna luce e dal suo esempio di docilità all’azione dello Spirito Santo.