Arcidiocesi
di PALERMO

Ordinazione Diaconale di Vincenzo Battaglia e Adriano Frinchi, Chiesa Cattedrale

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Chiesa Cattedrale
16-05-2009

   Figlie e figli miei carissimi!

    1. È bello percepire questa sera la nostra Chiesa in festa. È emozionante vedere due giovani che mostrano la loro gioia per il dono che stanno facendo della loro vita. Avvertiamo tutti la trepidazione e la commozione nei cuori di Vincenzo ed Adriano, e di quanti li hanno accompagnati col sostegno e la preghiera, vedendoli crescere e maturare.
    La nostra Chiesa è davvero in festa. Una festa che, a distanza esatta di una settimana da quella dell’ordinazione diaconale di don Domenico e don Francesco a Bagheria, percepiamo tutti come un’ennesimo dono del Signore, che non cessa di garantire operai per la sua messe.
    E come Padre e Pastore di questa Chiesa di Palermo, anch’io gioisco di questa festa e il mio cuore si commuove nell’accompagnare la crescita del popolo santo di Dio che non cessa di essere edificato dallo Spirito attraverso i sacri ministri.

    2. Da stasera in modo definitivo e sacramentale, Vincenzo ed Adriano scelgono il Signore come unica ragione di vita. A lui si donano con gioia, giungendo al termine di un percorso di crescita vissuto soprattutto negli anni di Seminario, con l’aiuto dei responsabili della formazione, a cui va il mio doveroso ringraziamento per quanto hanno fatto e continuano a fare per tutti i giovani seminaristi ancora in cammino.
    Così Vincenzo ed Adriano, forti di questa formazione e sorretti dalla fiducia che la Chiesa sta riponendo nella loro generosa risposta, diventano un dono per l’intera comunità ecclesiale. La loro ordinazione non è un fatto privato. Lo Spirito Santo che scenderà su di loro li abiliterà a servire il Corpo Mistico, li renderà così diaconi consacrati per il servizio nella Chiesa, a somiglianza di Gesù Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per servire (Mt 20,28).

    3. Carissimi Vincenzo e Adriano, vedo nella vostra scelta una scelta d’amore. Non è un luogo comune. Non è nemmeno superfluo ricordarcelo.
    Tutti ci troviamo d’accordo: il vostro diaconato ha a che fare con l’amore. Ma a che fare anzitutto con l’amore che vi è stato dimostrato da Dio che vi ha reso figli nel Figlio. Ha a che fare con l’amore di Dio che vi ha sempre anticipato, e che dunque è stato all’origine della vostra vita.
    Avete scoperto per prima cosa l’amore ‘da’ Dio, prima ancora che l’amore ‘a’ Dio. Avete scoperto che Dio vi ha amati, senza alcun merito e in modo gratuito. Avete sperimentato quanto ascoltato nella seconda lettura: In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (1Gv 4,10).

    4. Questo amore vi ha interpellato. E avete deciso di rispondergli, non soltanto con la vostra vita credente, ma con il dono di tutta la vostra esistenza in una speciale consacrazione. Rispondere all’amore, amando! Ed essere come ri-creati da questa risposta: Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio (1Gv 4,7).
    Tuttavia per voi, in modo particolarissimo, vale la raccomandazione di Gesù che abbiamo ascoltato nel vangelo: Rimanete nel mio amore (Gv 15,9). Il ‘suo’ amore.
    Come già nel brano evangelico della scorsa domenica che presentava l’immagine della vite, e dei tralci, Gesù sembra preoccuparsi del rischio che i suoi discepoli non rimangano legati a lui. Li invita a rimanere nel suo amore. Quello del ‘comandamento nuovo’. ‘Nuovo’ perché non è trasmesso come una legge teorica o un’imposizione nozionale formale. ‘Nuovo’ perché fondato su un esempio consegnato: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.     Tutto si gioca su questo ‘come io’ stringente, eppure liberante: Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto anch’io facciate anche voi.

    5. Carissimi Vincenzo ed Adriano! Il ‘comandamento nuovo’ dell’amore, a cui scegliete di consacrare le vostre vite, si concretizza per voi nel servizio ecclesiale che svolgerete da ministri ordinati, con la grazia sacramentale che discenderà dal dono dello Spirito, così come lo invocheremo al momento dell’ordinazione.
    Innanzitutto vi viene affidato il servizio della Parola di Dio, della quale da stasera diventate annunciatori e primi diretti testimoni. Il Vangelo che vi consegnerò sia per voi sempre la vera Vita da accogliere, da lasciar compiere quotidianamente e poi ‘ solo poi ‘ da restituire nella coerenza e nella fedeltà.
    Vi viene affidata anche una più diretta responsabilità nella liturgia. In primo luogo con la preghiera della Liturgia delle Ore, servizio di lode e intercessione di tutta la Chiesa, alla quale vi dedicherete assiduamente. In secondo luogo con un più stretto rapporto con il Corpo e il Sangue di Cristo che sull’altare si fanno cibo e bevanda di vita.
    Ma è il servizio della carità che caratterizzerà in modo più concreto il vostro ministero diaconale.
    A partire dall’esempio di Cristo che mai si chiuse alle necessità e alle sofferenze dei fratelli, e sulla linea della Chiesa delle origini che scelse ‘sette uomini stimati dal popolo’ perchè collaborassero al ministero degli Apostoli (cf At 6), voi siete chiamati a manifestare più chiaramente il servizio di carità che la comunità ecclesiale è chiamata a vivere.
    Da questa sera voi, carissimi Vincenzo e Adriano, rendete visibile questo servizio. Ne fate la vostra gioia e la vostra sfida quotidiana. Sarete il volto sollecito della comunità dei credenti nei confronti dei più poveri.
    Nella Chiesa sarete chiamati ad essere i primi testimoni di uno stile di autentica sobrietà e di generosa condivisione. Sarete chiamati a cercare e a sperimentare, nel discernimento comune e nella docilità agli orientamenti pastorali della Diocesi, nuovi modi concreti di carità.
    Soprattutto a far maturare, nel segno distintivo della carità, i fratelli e le sorelle che incontrerete sul vostro cammino. Servire alla carità significherà infatti stimolare gli altri ad una crescita interiore che li faccia uscire dalla logica del pensare unicamente a se stessi e al proprio ambito ristretto. Servire la profezia della carità, ovvero aprire orizzonti che, in vari ambiti, dicano la logica del dono di Dio agli uomini, e la conseguente donazione di ciascuno agli altri.


    6. Non vi chiamo più servi, ma amici (cf. Gv 15,15). Entrate così nell’amicizia di Cristo, per essere servitori che vanno continuamente al fondamento di questo servizio: l’amicizia con Cristo, appunto.
    In questo modo siete posti in modo nuovo nella Chiesa: da un lato rimanete membra del Corpo Mistico, nella fraternità ecclesiale; dall’altro siete posti davanti ai vostri fratelli per rendere manifesto, in modo eminente, quanto Cristo stesso ci ha lasciato nella novità del suo comandamento.
    Non si tratterà di essere servi per compiere semplicisticamente ‘opere buone’, per ‘far del bene’. Si tratta di essere servi rimanendo nell’amore che genera questo servizio e facendolo trasparire in ogni cosa: da diaconi avrete il compito di testimoniare che la carità cristiana deriva dal dono di Cristo e che trasfigura i nostri cuori cambiandoli e rendendoli simili al suo.
    Non semplicemente servi, ma servi perché amici. Più e prima che servi. Ecco perché il segno eloquente di questa amicizia divina è il dono del celibato che stasera abbracciate e nel quale vi impegnate a credere e crescere, per farne sorgente di fecondità spirituale nel mondo, per ritrovarvi tessitori di relazioni d’amore aperte verso tutti, riproducendo la logica di Dio che non fa preferenze di persone, come abbiamo ascoltato nella prima lettura di questa sera.

    7. Carissimi Vincenzo e Adriano! La vostra offerta sia luminosa, gioiosa e pura, limpida e generosa! Possa rendere una bella testimonianza di fronte al popolo santo di Dio. Possiate edificarlo con ogni vostro esempio, così come espresso dalla preghiera di ordinazione che tra poco vi costituirà diaconi: L’esempio della loro vita, generosa e casta, sia un richiamo costante al vangelo e suscitino imitatori nel tuo popolo santo.
    Donatevi senza temere! Ascoltate come vostre le parole dell’Angelo a Maria di Nazareth. Sia lei a custodire il sì che voi oggi pronunziate, così come lo ha garantito e reso saldo nel corso di questi anni. Ritornate a lei continuamente nel vostro servizio, per essere davvero ministri che generano continuamente il Cristo nel mondo.