Arcidiocesi
di PALERMO

Ordinazione Diacona e Presbiterale

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Chiesa Cattedrale
11-05-2014
At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2,20-25; Gv 10,1-11

    Figlie e figli miei carissimi,

    essere ordinati nella Domenica del Buon Pastore è davvero un dono, una sorta di carezza di Dio per tutti voi, carissimi Dario, Antonino, Claudio, Charles, Fabio, che questa sera diverrete diaconi, e per te, caro don Marco, che diverrai presbitero.

    1. Il Vangelo che è stato proclamato stasera è la prima parte del discorso di Gesù sui pastori. Gesù distingue due modi di accedere al recinto delle pecore, ossia due modi di accostarsi al gregge.
Comincia a parlare per primo di “chi non entra dalla porta, ma vi sale da un’altra parte”: questi “è un ladro e un brigante”. Chi non entra dalla porta accosta le pecore con secondi fini da nascondere, con mancanza di limpidezza e trasparenza. Questi – dice letteralmente Gesù – “sale” da un’altra parte, e questo verbo suggerisce l’idea che si arrampica, scavalca, forza le aperture. 
    Poi Gesù continua: “Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore”. Il pastore non ha nulla da nascondere, perché viene per mettersi amorevolmente al servizio del gregge.
    Sembra, cioè, che il recinto delle pecore, abbia, da un lato, una porta ben visibile, ben individuabile, e, dall’altro, anche altri possibili ingressi non leciti, che dicono ambiguità, doppiezza, pericolo. L’accesso da questi ingressi “secondari” rivela le intenzioni di chi “sale”, di chi si arrampica scavalcando: è un ladro che – dice Gesù – “non viene se non per rubare, uccidere e distruggere”. Invece, il pastore è individuato a partire dal suo “entrare dalla porta”, e – dirà meglio nel prosieguo del discorso – è Gesù stesso il Pastore buono, che ha cura del gregge e si mette al suo servizio, che offre la vita per le pecore: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

    2. Carissimi don Marco, Dario, Antonino, Claudio, Charles e Fabio, essere ordinati nella Domenica del Buon Pastore, è certamente un dono, ma questa data è anche una grande sfida. 
Le parole di Gesù, infatti, vi consegnano oggi, in modo chiaro, la responsabilità di assumere il suo stesso stile “pastorale”, che è prendersi amorevole cura del suo gregge senza avere secondi fini, con la trasparenza di chi entra dalla porta per una via sicura. Per fare della vostra vita una “pastorale” da veri pastori, fatta di prossimità alle pecore, fino ad assumerne “l’odore” – come ci ricorda continuamente Papa Francesco – e fino a portare al gregge, giorno per giorno, il profumo dell’amore di Dio, profumo di un cammino di santità, di una vita donata al Signore a servizio del suo gregge.
    Carissimo don Marco, nella grazia dei sacramenti che celebrerai, e nella collaborazione con il Vescovo all’interno del presbiterio, ti impegni stasera ad accostare il popolo di Dio con questo stesso stile amoroso e disinteressato, lontano dai carrierismi e dalle autoreferenzialità. Sappi coltivare la disponibilità, lasciati trovare, “fatti mangiare” dalla gente, che ha fame della Parola e della Grazia affidata dal Signore ai ministri ordinati perché sia distribuita al popolo.
    E per voi, cari diaconi, l’accostarsi amoroso di Cristo sia caratteristica dei tre ambiti del servizio che questa sera la Chiesa vi consegna: l’annuncio della Parola, il servizio all’altare, l’impegno creativo nella carità. Più trasparente sarà il vostro servizio, più sarà gioioso e disinteressato, più il Corpo mistico che è la Chiesa si edificherà, specie partire dalle sue membra sofferenti che voi servirete ripresentando, nei loro confronti, il volto sollecito della Chiesa che entra nelle piaghe dell’umanità per redimerle e riportare la vita.

    3. Gesù offre anche una seconda immagine. Afferma anche: “Io sono la porta delle pecore”. È l’immagine della sua mediazione: noi non abbiamo altre vie per raggiungere Dio, e per ottenere da lui una vita piena e buona, se non passando attraverso Gesù Cristo, passando attraverso la sua esperienza di morte e risurrezione, in una parola, a seguirlo da vicino. 
Se questo vale per tutti, è anche vero che questa sera la nostra attenzione si rivolge a voi, carissimi figli che state per essere ordinati. 
    Da ministri di Dio che si fa “Servo obbediente e Pastore dei pastori”, siete figli della sua Pasqua, ossia del dono abbondante della sua vita per amore degli uomini. Potrete accostarvi al gregge, al popolo santo di Dio soltanto “passando attraverso Gesù” che è la porta, ossia passando per la sua Pasqua: la sua morte e la sua resurrezione. Non dimenticate mai quello che ci ricorda San Pietro: “Cristo patì per voi, lasciandovi di un esempio, perché ne seguiate le orme”. Lui che per noi si è fatto Agnello muto dinanzi ai suoi tosatori, ci lascia un esempio: “insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a Colui che giudica con giustizia”.     E tutti siamo stati guariti “dalle sue piaghe” e siamo stati “ricondotti al pastore e custode”.
    Solo la Pasqua è la cifra significativa del vostro ministero, necessario riferimento per fare ogni giorno una revisione di vita e per attingere forza e rinnovare il vostro impegno per donarla senza riserve.

    4. Gesù parla anche dell’uscita delle pecore fuori dal recinto: “Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce
    Si tratta di un esodo, di un’uscita sicura verso la libertà, di una “chiamata per nome”, ciascuno con la sua storia e i propri limiti: le pecore saranno salve, libere di uscire e di entrare, condotte “su pascoli erbosi” e “ad acque tranquille”, guidate “per il giusto cammino”.
    Il Buon Pastore conduce gli uomini fuori da un recinto del peccato e della morte. Come ciechi che riacquistano la vista, li fa aprire alla luce nuova di una vita piena, una luce che si sprigiona dalla croce gloriosa che ha sigillato la nostra redenzione. 
    Uscire verso la libertà è convertirsi. È fare la stessa esperienza degli abitanti di Gerusalemme che ascoltarono Pietro: “All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»”. Questo “fare nuovo” è l’uscita dai tanti recinti di morte e di paura, dall’illusione di una religiosità di facciata e di forme, dalle povertà antiche e nuove, dalle tante declinazioni dell’egoismo e dell’ingiustizia.
    5. Carissimi Dario, Antonino, Claudio, Charles, Fabio, la vostra missione, sarà questa chiamata alla libertà, a far uscir fuori dal recinto, servendo la Chiesa, facendo sempre il primo passo nella disponibilità ai fratelli, con umiltà e carità, accostando l’uomo nella sua debolezza e nella sua fragilità. Prego questa sera perché voi siate servi, diaconi, sempre “dal basso”, ossia chini sui piedi di quanti accostate, alla maniera di Gesù che lavò i piedi ai suoi discepoli, mostrando loro un amore “fino alla fine”.
    E tu, carissimo don Marco, sarai icona del Pastore bello che, in questa uscita dal recinto, precede le sue pecore in Galilea, in una Galilea di libertà e di incontro pieno con il Risorto. Prego questa sera perché tu serva il popolo di Dio stando sempre “davanti”, non per primeggiare ma per guidare con la tua testimonianza, con la tua generosità, con il dono della tua vita, esponendoti, se è il caso, per le pecore che ti verranno affidate.

    6. Il Beato Padre Pino Puglisi, chiamato a leggere la Parola di Dio “in situazione”, fu esempio di servizio “dal basso” scegliendo la via della disponibilità e dell’umiltà, della pace e della mitezza, per accostarsi ai bisogni dei suoi fratelli più piccoli.
    Egli fu anche pastore secondo il Cuore di Cristo, ponendosi alla testa del suo popolo, stando “davanti” per guidarlo e per difenderlo, ma soprattutto per condurlo a libertà.
    Alla sua intercessione vi affido: le sue spoglie mortali riposano in questa Cattedrale ma il suo sorriso e la sua preghiera sono rivolti stasera a voi tutti e alla nostra Chiesa. Don Pino Puglisi invitava tutti a muoversi verso una direzione sicura e nel camminare in questa direzione sicura che è la ricerca del volto di Dio, la ricerca del cammino della santità, c’è una stella che brilla e che orienta il viandante: Maria. Oggi nella prima lettura si parlava del cenacolo nel giorno della Pentecoste. 
    Che la vostra vita sia sempre un cenacolo dove era presente Maria. Che la sua presenza sia una stella che guidi e renda sicuro il vostro cammino, anche nei momenti di incertezza, di difficoltà, di scoraggiamento. Lei si prende cura di noi, è la Madre premurosa che intercede presso il Figlio. E chi meglio di Maria può condurci a Lui ed essere così dei sacerdoti, pastori di anime secondo il cuore di Cristo?