Arcidiocesi
di PALERMO

Omelia per il Natale 2015

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Chiesa Cattedrale
02-05-2016
Carissime sorelle e carissimi fratelli,

rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore. Dio ha moltiplicato la nostra gioia, ha aumentato la nostra letizia.

L’evangelista Luca nel brano del vangelo che è stato proclamato si preoccupa di annotare che mentre gli imperatori emanano decreti dai palazzi imperiali e i governatori fanno eseguire gli ordini –  come accade sempre nei circuiti del potere di questo mondo – Giuseppe e Maria sperimentano di persona, nella loro vicenda umana e nel proprio corpo, che Dio entra nella vita degli uomini e delle donne per vie prodigiose, che egli non agisce secondo le convinzioni e le visuali umane, che non segue le vie che gli uomini gli vogliono stabilire, ma che la sua via resta, al di là di ogni comprensione, al di là di ogni prova, libera e sovrana. Non a Roma, non a Gerusalemme, ma a Betlemmeil più piccolo capoluogo di Giuda, da qui esce infatti il capo che pascerà Israele, popolo amato da Dio (Mt 2, 6; Mic 5,1).

Certo lui è un discendente della famiglia di Davide, del grande re Davide. Ma noi sappiamo secondo quale criterio Dio scelse Davide e lo fece re grande: per la sua piccolezza! Quando Dio deve scegliere le persone, anche il suo popolo Israele – il più piccolo tra tutti i popoli (Dt 7,7: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli, siete infatti il più piccolo di tutti i popoli») –  sceglie sempre i piccoli. Quando Samuele si trova di fronte Eliab il più grande dei figli di Iesse, chiese: «È forse davanti al Signore il suo consacrato. Era infatti un uomo alto, grande. Ma il Signore, disse a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Il Signore sceglie secondo i suoi criteri. Il Signore sceglie Davide, il più piccolo, che non contava per il padre. Invece proprio Davide, il più piccolo, viene eletto dal Signore e unto da Samuele (1Sam 16,11-12).

La magnanime volontà di Dio ama, elegge e fa grande ciò che è basso, insignificante e piccolo.

Nella mangiatoia di Betlemme, Dio è fedele a se stesso e agli uomini: sceglie un bambino della casa di Davide, continua questa via della regalità dal basso. Questo discendente di Davide è nato per noi, oggi!

Dio, come ci suggerisce il vangelo, non ama frequentare i palazzi e le corti, non parla nei consessi dei governatori, ma nelle regioni periferiche, nelle radure dove si accampano gli umili pastori e braccianti; Dio non emana decreti dalle capitali del potere politico e religioso, ma annunzia liete notizie; non schiaccia chi è curvato dalla vita con un ordine, ma avvolge di luce con la sua parola di salvezza e di pace quanti non hanno sicurezze umane; Dio non confonde con l’eloquio delle parole, ama indica una via attraverso segni presi dalla vita degli uomini: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Egli parla nell’umile segno di «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia», rimedio ultimo per una coppia di emigrati.

Là dove la ragione si scandalizza, la nostra natura si rivolta, la nostra pietà di uomini religiosi si tiene paurosamente a distanza, proprio là Dio ama rendersi presente e niente e nessuno glielo può impedire. Là egli confonde la ragione dei sapienti e provoca la nostra natura e la nostra religiosità. Dirà l’apostolo Paolo: «Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla» (1 Cor 2, 7-8). Solo gli umili gli prestano fede e si rallegrano che Dio sia tanto libero e tanto sovrano da fare miracoli là dove l’uomo dispera, libero di compiere meraviglie là dove l’uomo è piccolo e insignificante; sì, questo è il miracolo dei miracoli: che Dio ami ciò che è piccolo. Il discendente di Davide, il Cristo stesso è nella mangiatoia! È l’inizio di un rovesciamento totale, di un nuovo ordine di tutte le cose di questa terra: di un inedito sbilanciamento. Quello che Maria di Nazaret canterà nel suo Magnificat. La storia si scrive dal basso, a partire dai piccoli, dai poveri, dai profughi, a partire dalle vittime.

E se vogliamo prender parte all’evento del Natale, non ad una mera emotiva commemorazione rituale, non possiamo indossare le vesti degli spettatori, come fossimo a teatro, ma dobbiamo lasciarci trascinare e coinvolgere – cuore e mente – anche noi dentro questa azione, in questo mutamento di tutte le cose, siamo chiamati a essere protagonisti anche noi sulla concreta scena della vita.

Nell’umiltà della grotta di Betlemme avviene il giudizio del mondo e la redenzione del mondo. Gesù che giace nella mangiatoia è lo spartiacque della storia degli uomini di ogni tempo. In lui ciascun uomo e donna si può ritrovare, anche chi ha un altro credo o chi non ha una fede religiosa. Se qualcuno vuole andare alla sua mangiatoia, ecco, avviene qualcosa: egli può solo andarsene di là “giudicato” eppure redento; non può che “crollare” e nondimeno essere risollevato dalla misericordia di Dio! Nel bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia di Betlemme e nel crocifisso del Golgota avvolto in un lenzuolo e deposto nel sepolcro, Dio ha dispiegato definitivamente il suo potere salvifico: rigetta i grandi e i potenti, rovescia i troni dei dittatori, umilia gli orgogliosi; il suo braccio agisce con potenza contro tutti coloro che stanno in alto e sono forti, e invece solleva ciò che è basso, e lo fa grande e magnifico nella sua misericordia.

Altro che retorica. È veramente Dio stesso, il Signore, creatore di tutte le cose, che si fa bambino, piccolo, che viene nel nascondimento della comune carne e vicenda umana, senza clamore; che rende credibile il Suo santo Nome, Emmanuele, Colui che ama stare in mezzo a noi nella debolezza e nell’abbassamento.

Il pensiero e le vie di Dio sono veramente altre: la piccolezza, la sobrietà, la mitezza, la pace. Ed è su questa strada che noi incontriamo Dio. A Betlemme ci ricorda l’apostolo Paolo «è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2,11-14)

Dal carcere il pastore luterano D. Bonhoeffer si domandava: «Sarà questo il Natale che ci farà riconoscere che la nostra strada, nella misura in cui deve essere una strada che porta a Dio, non ci conduce alle altezze bensì realmente e totalmente in basso, là dove sono gli ultimi, e che ogni percorso esistenziale che voglia essere unicamente un tragitto d’alta quota terminerà necessariamente nel panico? Chi fra noi celebrerà il Natale in modo conveniente? Colui che deporrà finalmente ai piedi della mangiatoia ogni potenza, ogni onore, ogni vanità, ogni presunzione, ogni orgoglio, ogni ostinazione; colui che si metterà dalla parte di chi sta in basso, lasciando che Dio solo sia in alto; colui che saprà contemplare la gloria del Signore nell’abbassamento, sì, in quel bambino deposto nella mangiatoia; colui che dirà con Maria: “Il Signore ha guardato la mia piccolezza: l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”. Amen» (D. Bonhoeffer, Pensieri sul Natale).

«E così è Dio fra noi. – ci ricorda papa Francesco – Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell’umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati» (Papa Francesco), nei profughi della vita.

Se vuoi lodare e servire Dio servilo al centro della tua vita e al centro della tua città; e il centro della vita è il cuore che da energia alle mani; e il centro della città non sono i palazzi del potere ma le periferie esistenziali dove gli uomini nostri compagni di viaggio che soffrono e sperano ci indicano con certezza dove si trova Dio!

Buon Natale. Buon incontro con Colui che viene nei volti dei bambini e dei poveri.