Arcidiocesi
di PALERMO

Messa esequiale per Mons. Carlo Di Vita

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Palermo, Chiesa Cattedrale
06-03-2011

    1. Anche se la tristezza e la pesantezza del distacco da don Carlo rimangono grandi e segnano il cuore di tutti noi, il Signore ci aveva preparati per tempo al dolore per la sua scomparsa. La sua agonia lunga tre mesi ci ha disposto al momento della sua dipartita: abbiamo considerato che la sua drammatica situazione era l’ultimo tratto della sua offerta sacerdotale, quella offerta che il 4 luglio del 1964, giorno della sua ordinazione, il Signore ungeva con l’effusione dello Spirito Santo.
    Abbiamo ascoltato ciò che afferma San Paolo, nella seconda lettura di oggi: ‘Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno‘. Abbiamo compreso che, in questi ultimi tre mesi, don Carlo, pur nell’immobilità di un letto di sofferenza, pur nella caducità del fisico che si andava spegnendo, ha continuato a rinnovare il suo servizio a Dio e alla Chiesa, come ha sempre fatto e come stava facendo nel momento in cui l’emorragia cerebrale è sopraggiunta.
    Sì! Il Signore lo ha trovato al servizio! È giunto alla sera della sua giornata terrena e lo ha trovato pronto ‘ come sempre ‘ a dire il suo ‘eccomi!’. Un ‘eccomi’ che è stato un po’ diverso dai suoi soliti, diverso da quelli detti con il sorriso, magari balzando prontamente in sella alla sua moto, il mezzo che utilizzava per i suoi spostamenti spesso frenetici’
    Un ‘eccomi’ più silenzioso, meno evidente, più doloroso, ma molto concreto, come lui stesso amava essere, in ogni circostanza.

    2. Ci stringiamo oggi tutti insieme come comunità ecclesiale diocesana, nelle sue varie componenti, carichi di ricordi che si rifanno a tutto quel bene che attraverso don Carlo abbiamo ricevuto. Si stringe in questa preghiera insieme a noi il Cardinale Salvatore De Giorgi, che mi ha pregato telefonicamente di porgere il suo saluto e il suo cordoglio ai familiari, e che sentiamo vicino con l’affetto e la gratitudine nei confronti di don Carlo. Si stringono insieme a noi anche gli Eccellentissimi Vescovi di Sicilia, quanti sono presenti a questa celebrazione e quanti hanno fatto pervenire in qualche modo la loro commossa partecipazione nella comunione. Tutti profondamente grati per quello che don Carlo è stato per la Conferenza Episcopale Siciliana e per le Chiese di questa Regione.
    Così numerosi, oggi ci sosteniamo a vicenda e facciamo sentire la nostra vicinanza ai familiari, specie alle sorelle Carla e Giovanna che lo hanno amorevolmente accudito fino alla fine. Affidiamo con sensibile commozione l’anima di don Carlo alle braccia misericordiose di Dio, ma facendo nostra la lezione e la testimonianza che egli ci ha lasciato: la fede nella risurrezione e nella vita eterna.
    Ci è stato ricordato dalla prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, la promessa del Signore: eliminare la morte per sempre, distruggerne il germe di sconfitta, di amarezza, di disfatta che essa reca con sé. Il profeta intravede che Dio nutrirà il popolo della vita eterna, della vita in abbondanza, come dirà poi Gesù: ‘Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza‘.
    Per questo Isaia utilizza l’immagine di un banchetto, una grande festa nella quale è il Signore stesso a provvedere a nutrire i suoi figli, in modo pieno e definitivo.
    Noi siamo qui perché crediamo fermamente che questa promessa si è adempiuta: ad aprire le porte della sala di questo banchetto senza fine è stato il Signore Gesù, passato attraverso l’annientamento e la sconfitta della morte, ma risorto per annientare la morte stessa e donare agli uomini la libertà e la gioia della risurrezione. La morte non è davvero l’ultima parola. Dopo il Sepolcro vuoto non potrà mai più esserlo.
    Ben lo sapeva e lo annunciava lo stile di don Carlo, che si fece sempre portatore di questo messaggio di gioia e di speranza, uomo di Dio che si è sempre sforzato di vivere proiettato nella luce del Risorto. Molti possono testimoniare che di Cristo glorioso, vivo e presente, aveva sempre una percezione così gioiosa, così serena, così concreta da stupire i suoi interlocutori. Viveva nell’ulteriorità, rimandava ad un Altro e ti invitava a scoprirlo nelle sue parole e nei suoi gesti. Incontrandolo e rivolgendogli la parola non era difficile che rispondesse con detti e modi spesso curiosi, con trovate apparentemente fuori contesto’ Si trattava di sane provocazioni, perché in realtà le piccole battute, i modi di dire, il suo stile si riferivano ad una concreta presenza di Cristo nella vita, fuori dagli schemi consueti ma sempre radicata nel cuore amante di un sacerdote pronto a spendersi per il Vangelo della Risurrezione.

    3. Don Carlo appariva ‘ è vero ‘ sempre ‘superimpegnato’ e coinvolto in molteplici questioni tecniche ed organizzative, che sapeva sempre condurre avanti, con riflessività, arguzia, prontezza, competenza e ‘ soprattutto ‘ generosità.
    E, tuttavia, il suo servizio appassionato poteva davvero dirsi radicato nel contesto di una spiritualità del presbitero diocesano, chiamato a farsi carico dei bisogni del popolo santo di Dio, in una collaborazione fattiva e comunionale con il Vescovo.
    In nome di questa sua identità, don Carlo ha saputo testimoniare la carità pastorale, la carità di Cristo Buon Pastore che offre la vita per le sue pecorelle, senza risparmiarsi in nulla, senza lesinare tempo e sforzi. Tanti potrebbero dire come egli abbia saputo sanamente e santamente relativizzare le difficoltà, superarle e farle superare indicando a molti di fissare lo sguardo non tanto sulla materialità delle cose, sulla caducità della realtà, piuttosto sulla grandezza di Dio, come lo stesso San Paolo ci ha esortato: ‘Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne‘.

    Il suo coinvolgimento e il suo spendersi senza orari è stato autentico servizio, nella più completa gratuità, in modo puro e disinteressato, ma sempre con uno sguardo di fede che manifestava l’Amore di Dio nel concreto della vita, e il compiersi ogni giorno di questo Amore per gli uomini.

    Della sua carità pastorale ‘ desidero ribadire che di questo si trattava! ‘ fra i tanti, ne hanno tratto beneficio la comunità parrocchiale di Sant’Oliva, dove è stato dal 1973 al 1981, il nostro Seminario, di cui è stato per cinque anni direttore spirituale, la Conferenza Episcopale Siciliana, di cui è stato Direttore della Segreteria Pastorale, le parrocchie della zona marina della nostra Arcidiocesi, di cui è stato Vicario territoriale dal 2007.
    Con questa carità pastorale nel cuore, don Carlo ha saputo servire, e servire la comunione. Era certamente un grande organizzatore: ricordiamo ‘ fra i tanti eventi ‘ il suo prezioso servizio in occasione dei Convegni delle Chiese d’Italia, nel 1995, e delle Chiese di Sicilia, nel 2001, la sua operatività nel corso della Settimana Liturgica nel 2008, e ‘ recentemente ‘ la sua disponibilità fattiva per la Visita del Santo Padre a Palermo, nell’ottobre scorso.

    4. La sua carità pastorale, fu sempre creativa: Don Carlo non era soltanto l’uomo a cui chiedere soluzioni, ma anche una ‘miniera’ di proposte e di stimoli. Tutti abbiamo sperimentato in lui uno stile di servizio che concretizza la parabola dei talenti che abbiamo ascoltato nel brano evangelico scelto per questa liturgia esequiale: ‘Avverrà come un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni‘.
    Questa parabola la vedo applicabile a lui a due livelli.

    Da una parte, personalmente, don Carlo non trattenne mai i doni che il Signore gli aveva affidato, e si impegnò a trafficarli nel bene per poterli far fruttificare al meglio. Non ebbe mai paura di farlo, e per questo si fece ‘tutto a tutti‘. Non si comportò come quel servo di cui si racconta che andò a nascondere quell’unico talento che gli era stato consegnato dal suo signore. Don Carlo amava mettersi in gioco, in modo assolutamente personale, senza mai trattenere, sempre donando: tempo, risorse, energie, ascolto. Sempre per portare frutto, e frutto di comunione e di gioia.

    Ma dall’altra ‘ e credo che questo sia il livello più altamente significativo ‘ don Carlo ha saputo sempre intercettare tutti quei doni e quei talenti consegnati al popolo di Dio, alla Chiesa, a ciascuno degli uomini e delle donne che egli incontrava, specie i laici e le famiglie che egli ha seguito con amore fino all’ultimo. Don Carlo ha creduto nella Chiesa. Il suo stile era uno stile di Chiesa, mai autoreferenziale, sempre di ampio respiro, sempre propositivo di comunione e di sinergia.
    Sì! Chi lo ricorda a primo acchito, lo ricorda come un grande organizzatore, sempre ‘on the road‘ per dirla con linguaggio giovanile. Ma erano le vie della comunione ecclesiale quelle che lui prediligeva e chiedeva agli altri di percorrere. Sapeva ben scovare i talenti di ciascuno e sapeva valorizzarli per il bene della Chiesa. Tesseva relazioni e costruiva comunione. Il suo non era un mero servizio che fosse funzionale a degli obiettivi organizzativi da perseguire: era costruzione della Chiesa bella, responsabile, valida, accogliente.
    Anche i dettagli diventavano per lui importanti, alla luce di quella preziosità della Chiesa che, sia negli eventi esterni, sia in quelli interni, voleva emergesse.
    Ha voluto essere presente al Concistoro dello scorso novembre. Ha visitato per l’ultima volta Roma, ha respirato la Chiesa in un evento di comunione che interessava la Chiesa di Palermo, il suo Pastore e le Chiese di Sicilia tutte. E ‘ in un dono che il Signore ha fatto a lui e a ciascuno di noi ‘ ha continuato a vivere la comunione quando si è spento proprio nel momento in cui si riunivano i sacerdoti del suo Vicariato, il quinto, insieme me e con il Vescovo Ausiliare, Mons. Carmelo. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo istante, il Signore gli ha concesso di essere nella concreta comunione della Chiesa, quella comunione per la quale sempre si spese senza riserve.

    5. Di don Carlo abbiamo tutti apprezzato anche la sua presenza sempre discreta. I suoi gesti concreti ma silenziosi. Il suo tratto sempre delicato. Non amava i protagonismi. Lavorava senza posa dietro le quinte, consapevole dell’importanza di ogni servizio che gli era richiesto, ma, allo stesso modo, non occupava mai la prima fila. Il primo posto doveva essere per lui sempre quello di tutta la Chiesa.

    Ho avuto modo di apprezzarne la grande umiltà specie quando, in occasione di alcuni scambi di vedute e di alcuni confronti, accolse sempre la decisione del Vescovo, facendo quanto era nelle sue possibilità per attuarla, nei vari ambiti che erano di sua competenza.

    ‘Servo buono e fedele‘ anche per questo suo stile, adesso partecipa del Banchetto eterno, quello che ha anticipato qui sulla terra nell’Eucaristia, vissuta insieme ai fratelli nella celebrazione e prolungata nella fraternità gioiosa nella quale amava ritrovarsi. Si è nutrito del Corpo e del Sangue di Cristo ed ora lo contempla nella gloria celeste.
    Lo stesso Signore passa a servirlo, perché lo ha trovato pronto: ‘Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone‘.

    A questa gioia noi preghiamo che venga condotto per mano dalla Vergine Maria, la Madre celeste che ha custodito la sua vita sacerdotale e che adesso lo accompagna davanti al suo figlio Gesù.
    A lei, Madre della Chiesa, affidiamo non soltanto la sua anima, ma ciò per cui don Carlo ha voluto vivere e morire ogni giorno, la comunità ecclesiale stessa, con le sue ricchezze e le sue povertà: per l’intercessione di Maria la nostra Chiesa possa continuare a far tesoro della lezione di servizio gratuito e di comunione amata e ricercata che ci lascia don Carlo, per renderla concreto impegno di fede concretamente vissuta.