Arcidiocesi
di PALERMO

Messa di Capodanno

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Palazzo delle Aquile
01-01-2003

‘Ti benedica il Signore e ti protegga. Faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace’.

Sig. Sindaco e Sigg. Assessori,
Sig. Presidente del Consiglio e Sigg. Consiglieri,
Onorevoli Autorità civili e militari
Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore.

1. E’ questo l’augurio migliore di Capodanno, che come suo Pastore io possa rivolgere all’amatissima Città di Palermo e a tutti voi. Un augurio di benedizione e di pace, dettato direttamente da Dio a Mosè per suo fratello, il sacerdote Aronne. Un augurio di benedizione e di pace che la Liturgia della Chiesa affida alla Vergine Maria, la Santissima Madre di Dio, la Madre del Bimbo di Betlem avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, annunziato dai Profeti e adorato dalla Chiesa come il Principe della Pace.
Come i Pastori, anche noi lodiamo e glorifichiamo Dio perché in quel Bimbo, nato da donna, ci ha donato, nella pienezza del tempo, il suo Figlio divino per riscattarci dal peccato e renderci suoi figli adottivi. Il suo nome, infatti, è Gesù, che significa ‘Dio salva’, e il suo dono più grande è la pace.

2. Per tale ragione da 36 anni la Chiesa Cattolica consacra il primo giorno di ogni nuovo anno alla Madre di Dio e affida a lei, madre del Principe della pace, l’inizio di una nuova tappa del cammino dell’umanità, perché sia un cammino di concordia e di pace.
Quest’anno Giovanni Paolo II nel suo Messaggio che, com’è ormai tradizione, avrò l’onore e la gioia di consegnarvi alla fine della Messa, ricorrendo il 40° della pubblicazione dell’Enciclica Pacem in terris del suo venerato Predecessore il Beato Giovanni XXIII, ha voluto riferirsi a quel memorabile documento, firmato dal grande Papa l’11 aprile del 1963, a due mesi appena dalla sua morte, e che può sintetizzarsi nell’affermazione iniziale:’La pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio’.

3. Con l’ordine stabilito da Dio nell’universo fa stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli, perché tanto spesso sulla forza delle leggi prevale la legge della forza.
Fondamento di una convivenza umana ordinata e feconda è il principio che ogni essere umano è persona, cioè dotata di intelligenza e di volontà libera, e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla stessa natura umana: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili e inalienabili.
Papa Giovanni fa un quadro completo di questi diritti che tutti dobbiamo tener presenti, ma in modo particolare coloro che hanno responsabilità politiche e amministrative, perché possa garantirsi quella fiducia tra cittadini e amministratori, che non solo è alla base del legittimo consenso, ma è la ragione stessa di un servizio nobilissimo, qual’è quello esercitato a favore della propria Città, della propria Provincia, della propria Regione, della propria Nazione. Il dato che Palermo non è più all’ultimo posto nella classifica per la qualità della vita, è indubbiamente un segnale, confortante e stimolante insieme, di ripresa che fa bene sperare.

4. Certamente non è facile garantire a tutti i cittadini tutti questi diritti. Ma le difficoltà non devono paralizzare l’impegno: anzi devono suscitarlo e accrescerlo con quella fantasia dell’azione che nasce dalla passione sincera e generosa per la propria gente.
La nostra Città ha bisogno sempre crescente di questo impegno. Emergono ancora talune difficoltà, rilevate onestamente dagli stessi Amministratori, come sono gli annosi problemi, ancora non sufficientemente risolti, riguardanti la mancanza di case, l’insufficienza dei servizi sociali, la disoccupazione.

5. Quello dei senza-casa è indubbiamente uno dei problemi più emergenti. Nel clima del Natale, ricorda la sofferenza e l’umiliazione di S. Giuseppe e di Maria nel non trovare posto neppure nel caravanserraglio e nel vedere nascere il Figlio di Dio nello squallore di una stalla.
So che si tratta di una emergenza molto difficile e complessa, quella della casa, bisognosa di tempi non brevi per superarla definitivamente con la costruzione di nuove case, e di criteri oggettivi per la loro assegnazione con imparzialità e giustizia.
Credo che sia a tutti noto come non mi sono mai sottratto al dovere pastorale di farmi voce delle legittime esigenze dei cittadini, anche se talvolta espresse in modi non opportuni. E proprio perché un pastore non può disinteressarsi dei problemi anche materiali del suo popolo, mi permetto di fare appello alla sensibilità dei Signori Amministratori perché si prenda in considerazione la richiesta degli sfrattati e dei senza-casa di essere sistemanti, finché non avranno una casa propria, in quelle confiscate alla mafia. Non so da quale Autorità competente questo può essere concesso e a quali condizioni. Ma indubbiamente nel rispetto delle normative di legge e con le necessarie garanzie di tutela e di ordine pubblico, questa appare una ipotesi di risposta concreta ad una emergenza che aggrava la sofferenza di tante famiglie, davanti alla quale nessuno può restare indifferente.
6. Giovanni XXIII nell’Enciclica passa ad analizzare altri diritti fondamentali.

– Il diritto ad una istruzione di base: e purtroppo in certe zone della Città è ancora alta la dispersione scolastica.
– Il diritto di onorare Dio secondo la retta coscienza: e qui tornano le legittime richieste di aver libera dal lavoro la Domenica.
– Il diritto alla libertà nella scelta del proprio stato: ma tanti giovani non possono sposarsi per mancanza di casa o di lavoro.
– Il diritto al lavoro e a condizioni di lavoro non lesive della sanità fisica: e credo che per tutti sia una sofferenza la situazione di tanti disoccupati e di quelli che rischiano di perdere il posto di lavoro come i lavoratori della Fiat di Termini Imerese e dell’indotto ai quali, ancora una volta, va la nostra solidarietà nella speranza che si assicuri un futuro sereno.
– Il diritto di riunione e di associazione, derivante dall’intrinseca socialità degli esseri umani: e da noi non mancano associazioni culturali e di volontariato che vanno sostenute e promosse.
– Il diritto di emigrazione e di immigrazione, derivante dal fatto che tutti gli uomini appartengono alla stessa famiglia umana e quindi alla stessa comunità mondiale: la loro accoglienza farà sempre onore a Palermo.
– Il diritto di prendere parte attiva alla vita pubblica con l’impegno diretto nell’attività politica, la quale è una nobile missione, un autentico servizio all’attuazione del bene comune, da esercitare con competenza, con disinteresse, con generosità, con forte tensione morale.
– Il diritto, infine, alla tutela giuridica, efficace e imparziale, dei propri diritti, imperniata a criteri obiettivi di giustizia.

7. Questi diritti, tuttavia, ‘ precisa Giovanni XXIII – sono indissolubilmente congiunti con altrettanti rispettivi doveri. Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un corrispettivo dovere di riconoscere e di rispettare nelle altre quel diritto. ‘Coloro pertanto che, mentre rivendicano i loro diritti, dimenticano o non mettono nel debito rilievo i rispettivi doveri, corrono il pericolo di costruire con una mano e distruggere con l’altra’.
Per garantire la pace è necessario costruire una convivenza tra gli esseri umani ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persona su quattro pilastri che Giovanni Paolo II sottolinea nel suo Messaggio: la verità, la giustizia, l’amore e la libertà.
Fondamento della pace è la verità. Esige che ciascuno di noi con onestà prenda coscienza, oltre che dei propri diritti, anche dei propri doveri verso gli altri.
Pietra angolare della pace è la giustizia. Esige che ciascuno di noi rispetti i diritti altrui e si sforzi di adempiere pienamente i propri doveri verso gli altri.
Fermento della pace è l’amore. Ciò significa che noi dobbiamo sentire come nostri i bisogni spirituali e materiali degli altri, nella condivisione e nella solidarietà, senza chiuderci nell’individualismo che spegno ogni nobile sentimento del cuore.
La pace, infine, viene alimentata dalla libertà, che la fa anche fruttificare, se nella scelta dei mezzi per raggiungerla seguiamo la ragione e ci assumiamo con coraggio la responsabilità delle nostre azioni.

8. Su questi pilastri, che rispondono a precise esigenze dell’animo umano, è possibile e doveroso non solo costruire un nuovo ordine morale internazionale, una nuova organizzazione dell’intera famiglia umana, una pace durevole, ma anche e, direi prima ancora, una cultura di pace nella coscienza individuale e collettiva con gesti e atteggiamenti di pace.
In questo la religione, ogni religione, possiede un ruolo vitale. Per noi cristiani la spiritualità e la cultura della pace è la testimonianza più vera della nostra fede in Colui che ha donato la pace al mondo e ha detto: ‘Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio’.
Figli di Dio ‘ come ci ha ricordato S. Paolo nella seconda Lettura ‘ siamo diventati col Battesimo. Vivere il Battesimo significa vivere nella pace e per la pace. Un dono divino che in quest’Anno del Rosario invochiamo con Maria, Regina della pace, perché il 2003 sia per tutti un anno di pace.