Arcidiocesi
di PALERMO

Messa Crismale

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Cattedrale, 17 aprile 2003
17-04-2003

Eminenza reverendissima e carissima,
Amatissimi Presbiteri e Diaconi,
Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore.

1. La riflessione orante sul ministero presbiterale in una Chiesa tutta ministeriale, che accompagna quest’anno il nostro cammino pastorale, nella Messa Crismale ha indubbiamente un momento privilegiato, sacramentalmente significativo e pastoralmente impegnativo.
Siamo qui, nella nostra Cattedrale come nel Cenacolo, Vescovi, Presbiteri, Diaconi, Persone consacrate, ministri istituiti, operatori pastorali e fedeli laici, come famiglia di Dio, nella espressione massima dell’unità e della comunione in Cristo della nostra Chiesa di Palermo.
La benedizione del Crisma, segno sacramentale dell’unzione dello Spirito del Signore, della quale ci ha parlato Isaia nella prima lettura e Gesù nel Vangelo, ricorda anzitutto la consacrazione del Battesimo e della Confermazione, che ha fatto di noi indistintamente un regno di sacerdoti per il nostro Dio e Padre e ci ha resi partecipi della missione di Cristo sacerdote. Ma ad alcuni di noi ricorda anche la consacrazione del sacramento dell’Ordine, che, attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha costituiti ministri del Signore a servizio di tutto il suo popolo profetico, sacerdotale e regale, per nutrirlo con la sua parola, santificarlo con i sacramenti, guidarlo con il suo amore.

2. Se nella Messa Crismale noi Vescovi, presbiteri siamo invitati a rinnovare le promesse dell’ordinazione, è tutto il popolo di Dio invitato a invocare con la preghiera e a sostenere con l’esempio il dono e l’impegno della nostra fedeltà a quelle promesse, in modo che possiamo invocare più degnamente e promuovere più efficacemente la fedeltà di tutto il gregge al suo unico Pastore, Gesù.
Per me, in particolare, in questo cinquantesimo anno dell’ordinazione presbiterale e trentesimo di quella episcopale, la preghiera di quanti il buon Pastore ha affidato al mio ministero di presbitero e di vescovo è il dono più desiderato e più gradito. Tutti ringrazio con immenso affetto per questo segno di autentica carità che mi sostiene nell’incessante cammino della conversione personale e della non facile missione episcopale. E insieme con voi, in ginocchio e col cuore colmo di gratitudine e di commozione, rendo grazie al Signore, che non per i miei meriti ma per un mistero insondabile del suo amore, mi ha reso partecipe del suo ministero di salvezza: ‘A lui, a lui solo, la gloria e la potenza dei secoli’.
Certamente sono anche questi i sentimenti dei confratelli sacerdoti che celebrano con me il cinquantesimo, come Don Francesco Chimera, e il venticinquesimo della loro ordinazione come Mons. Gaetano Tulipano e Don Paolo Turturro. A loro va il nostro augurio come anche, e prima ancora, al mio venerato Predecessore, il Card. Salvatore Pappalardo per il trentennale della sua nomina a Cardinale di Santa Romana Chiesa.
Ma il pensiero va anche ai confratelli sacerdoti che son passati da questo mondo al Padre per celebrare in eterno la Liturgia celeste: Mons. Giuseppe Germanà, Don Giovanni Liotta, Don Francesco Paolo Ventura, Mons. Leonardo Bruno.

3. Ogni anno nella Messa Crismale, in segno di doverosa ed esemplare comunione col Santo Padre Giovanni Paolo II, pastore della Chiesa universale e capo del collegio episcopale, ho fatto riferimento alla Lettera da lui inviata ai Sacerdoti per il Giovedì Santo.
Quest’anno, in cui tutta la Chiesa celebra il Giubileo del venticinquesimo del suo pontificato, egli non ha inviato una lettera ai soli presbiteri, ma ha donato a tutta la Chiesa una Lettera Enciclica, indirizzata ai Vescovi, ai Presbiteri, ai Diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa: Ecclesia de Eucaristia.
Una novità significativa, che meglio mette in evidenza il ruolo del ministero presbiterale in una Chiesa tutta ministeriale, come comunità eucaristica, che nasce dall’Eucaristia, si nutre dell’Eucaristia, vive e cresce per mezzo dell’Eucaristia, istituita da Gesù insieme col sacerdozio ministeriale nel medesimo dies natalis del primo Giovedì Santo.
Siamo grati al Santo Padre per questo dono, che è un invito non solo a ringraziare il Signore, che nell’Eucaristia ci ha dato il segno più grande del suo amore senza limiti, ma anche a rinnovare sia la nostra fede nel ‘Mistero della fede’, il massimo tesoro della Chiesa che riassume tutto il mistero della nostra salvezza, sia l’impegno di celebrarlo fedelmente, di riceverlo degnamente, di custodirlo con purezza interiore, con decoro esteriore e con sempre grato stupore.

4. Questo stupore eucaristico il Papa ha inteso ridestare in tutti i fedeli, ma soprattutto in noi Vescovi e presbiteri, in fedeltà alla più antica tradizione della Chiesa e al più recente magistero conciliare e postconciliare.
Egli, anzitutto, rende lode al Signore per i grandi vantaggi che la riforma liturgica del Concilio ha portato ‘per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al Santo sacrificio dell’altare’ (n.10).
Ma, nello stesso tempo, manifesta il suo ‘profondo dolore’, perché ‘accanto alle luci non mancano delle ombre’: ‘abusi che contribuiscono a oscurare la retta fede e la dottrina cattolica in questo mirabile Sacramento’, e soprattutto ‘una comprensione assai riduttiva del mistero eucaristico’, ‘spogliato del suo valore sacrificale’ e ridotto a semplice ‘incontro conviviale fraterno’, per cui talvolta viene messa perfino in discussione ‘la necessità del sacerdozio ministeriale’ (ib.).
Confida, tuttavia, che ‘vengano dissipate le ombre di dottrine e pratiche non accettabili’, e augura che ‘l’Eucaristia continui a risplendere in tutto il fulgore nel suo mistero’ (cf. ib.).

5. Il fulgore del mistero eucaristico risplende pienamente quando lo si crede, lo si celebra, lo si vive nell’unità dei suoi tre indissociabili aspetti di sacrificio, di presenza e di convito.
– L’Eucaristia è vero sacrifico perché attua nel tempo l’unico e definitivo sacrificio redentore di Cristo sulla croce. Memoriale della Pasqua del Signore, è la ripresentazione sacramentale non solo della sua passione e morte, ma anche della sua risurrezione, nella quale trova coronamento il sacrifico della croce (nn.12-14).
– Perché ripresentazione sacramentale del sacrifico di Cristo coronato dalla risurrezione, l’Eucaristia implica ‘una specialissima presenza, che si dice ‘reale’, non per esclusione, quasi che le altre non siano reali, ma per antonomasia, perché è sostanziale e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, si fa presente tutto intero’ (n.15).
– Perché sacrificio, l’Eucaristia è anche convito, vero banchetto, in cui Cristo si offre come nutrimento con il suo corpo immolato e col suo sangue versato. ‘L’efficacia salvifica del sacrificio si realizza in pienezza nella comunione sacramentale’ (n.16), che accresce in noi il dono del suo Spirito, esprime e rinsalda la comunione con la Chiesa celeste, ci dà la garanzia della risurrezione finale, e, come pegno della gloria futura, ci fa pregustare, quasi anticipandola, la gioia piena del Paradiso, senza farci trascurare, ma anzi potenziandoli, i doveri della nostra cittadinanza terrena, soprattutto nella promozione della giustizia, della solidarietà e della pace.

6. Strettamente congiunto con la celebrazione del sacrificio eucaristico, è il ‘il culto reso all’Eucaristia fuori della Messa’, che è ‘un valore inestimabile nella vita della Chiesa’ e sorgente perenne di santificazione, come è attestato dall’esperienza dei Santi (n. 25).
Rivolgendosi a noi Vescovi e sacerdoti, il Papa afferma: ‘Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche. E’ bello intrattenersi con lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto, essere toccati dall’amore del suo cuore’ (ib.). Credo che tutti facciamo questa stupenda esperienza di spirituale conversazione silenziosa davanti al Tabernacolo che ci dà luce, serenità e grazia. Perseveriamo!
Lodevolmente in diverse Chiese della nostra Arcidiocesi l’esposizione e l’adorazione del Santissimo Sacramento si fa ogni giovedì, in alcune anche più volte alla settimana, in qualcuna anche ogni giorno: sono esempi da imitare.

7. Il fulgore del mistero eucaristico risplende nella sua apostolicità. Se è vero che l’Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia, ne consegue una connessione strettissima fra l’una e l’altra. ‘Una, santa, cattolica, apostolica è la Chiesa. Una, santa (anzi santissima), cattolica e apostolica è l’Eucaristia’ (n. 26).
La Chiesa è apostolica perché fondata sugli apostoli, custodisce e trasmette le parole degli apostoli, è istruita, santificata e guidata dai successori degli apostoli, i Vescovi, e dai loro necessari collaboratori,i presbiteri.
Anche l’Eucaristia è apostolica perché, sebbene istituita da Gesù Cristo, è stata affidata agli Apostoli, viene celebrata conformemente alla fede degli Apostoli, e, ‘anche se i fedeli ‘ come insegna la LG (n. 10) – in virtù del regale loro sacerdozio concorrono all’oblazione dell’Eucaristia, è solo il sacerdote ministeriale che ‘compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo’ (n.28).
‘In persona Christi’, precisa il Papa, vuol dire di più che ‘a nome di Cristo’ o ‘nelle veci di Cristo’. Significa una specifica sacramentale identificazione col Sommo ed eterno Sacerdote, che è l’autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno’ (n. 29).
Ciò significa che l’Eucaristia, come è il centro e il vertice della vita della Chiesa, così deve esserlo soprattutto della vita e del ministero presbiterale, sia per superare il rischio della dispersione tra i molteplici impegni pastorali sia per trarre l’energia spirituale necessaria per affrontarli.

8. Il fulgore del mistero eucaristico risplende, infine, quando l’Eucaristia è celebrata nella comunione ecclesiale, che essa esprime e costruisce, nella sua duplice dimensione: invisibile e visibile.
La comunione invisibile esige lo stato di grazia, per cui non si può ricevere l’Eucaristia quando si è consci di peccato mortale senza premettere la confessione sacramentale.
La comunione visibile esige che l’Eucaristia sia celebrata o ricevuta in comunione col Papa, col proprio Vescovo, con gli altri sacerdoti, con tutti i fedeli, e nella osservanza delle norme liturgiche. A tal riguardo, il Papa ci ricorda che, in quanto ministri, noi non siamo i padroni ma i servitori della liturgia. Questa è azione di Cristo e della Chiesa, per cui ‘non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante, né della comunità’ (n. 52).

9. Anche per questo l’Eucaristia va celebrata con quel decoro, con quella cura e con quella preparazione che Gesù volle nella istituzione dell’Eucaristia nel Cenacolo, senza cedere a unilaterali atteggiamenti pauperistici che Gesù condannò in Giuda, quando questi protestò contro lo spreco del profumo prezioso versato sul capo della sorella di Lazzaro.
‘Se la logica del convito ispira familiarità, la Chiesa non ha mai ceduto alla tentazione di banalizzare questa dimestichezza col suo Sposo, dimenticando che Egli è il suo Signore e che ‘il convito’ resta pur sempre un convito sacrificale, segnato dal Sangue versato sul Golgota’ (n. 48).

10. Amatissimi Presbiteri,
accogliamo in spirito di fede e con gratitudine le esortazioni del S. Padre, e nel rinnovare fra poco le nostre promesse sacerdotali, rinnoviamo anche quel giuramento di fedeltà che davanti a tutta la comunità cristiana faranno sul Vangelo i sei diaconi, Giuseppe Bruno, Francesco Di Pasquale, Fulvio Iervolino, Giosuè Lo Bue, Salvatore Pagano, Massimo Pernice, che il 28 giugno saranno ordinati presbiteri della nostra Chiesa palermitana.
Debbo riconoscere che, grazie a Dio e anche alla vostra sensibilità sacerdotale, nella nostra Chiesa non solo non si verificano gli abusi più gravi lamentati dal Papa nell’Enciclica, ma da lunga tradizione la liturgia viene curata con sostanziale e generale fedeltà. Crescere in questa fedeltà anche alle più piccole norme liturgiche, è ‘ come egli afferma ‘ ‘silenziosa ma eloquente testimonianza di amore a Cristo e alla Chiesa’, e perciò di autentica comunione ecclesiale.
Mentre vi ringrazio con la più sincera e fraterna cordialità per quello che siete e per quello che fate, per il vostro affetto e per la vostra collaborazione, esorto ad essere sempre più innamorati della Eucaristia, il tesoro più grande della Chiesa, affidato soprattutto al nostro cuore di sacerdoti, con la fiducia illimitata che Gesù ha riposto in noi con l’ordinazione presbiterale.
Affidiamoci per questo all’aiuto materno di Maria, ‘donna eucaristica’, come il Papa la definisce con profonde e toccanti motivazioni.
Mettiamoci tutti alla sua scuola, soprattutto in questo Anno del Rosario, e lasciamoci guidare da lei, presente in ogni celebrazione eucaristica, in modo che, celebrando con lo spirito con cui lei nel canto del Magnificat rese lode e grazie al Signore, anche la nostra vita sia tutta un ‘Magnificat’ nel dare gloria a Dio e nel servire i fratelli. Amen.