Arcidiocesi
di PALERMO

MEMORIA LITURGICA DI S. ROSALIA

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Santuario di S. Rosalia – Monte Pellegrino
04-09-2020

Omelia

Nell’iscrizione rinvenuta nella grotta della Quisquina, Rosalia ci hai rivelato il motivo e il senso ultimo della sua fede e della sua scelta radicale di vita eremitica che la condusse a ritirarsi definitivamente nello speco di Monte Pellegrino che oggi ci vede riuniti: «Per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta» («Amore D.ni Mei Iesu Christi In Hoc Antro Habitari Decrevi»).

Sì l’amore che provava verso il suo Signore. Per questo durante il Festino scorso mi rivolgevo a lei con queste parole: «La più forte e scultorea definizione di te stessa: una innamorata di Cristo» (Discorso alla Città, 14.7.2020). La sua fede coincideva con la sua vita di amore. Segnata dall’amore. Da una relazione che traboccava e si riversava in ogni relazione, in ogni pensiero, in ogni azione, in ogni scelta. Una vita dal forte timbro spirituale. Potentemente rafforzata nell’uomo interiore dallo Spirito di Dio (cfr Ef 3,16).

Questo è il primo grande insegnamento che oggi ci consegna S. Rosalia. Come ci ha fatto pregare il Salmo 62: «Il tuo amore o Dio vale più della vita». I cristiani, i discepoli di Gesù, per la fede sono abitati nei loro cuori da Cristo, radicati e fondati nella carità; conoscitori per esperienza diretta dell’ampiezza, della lunghezza, dell’altezza e della profondità, dell’amore di Cristo (cfr Ef 3,17-19).

È l’amore il segreto, il segno e il messaggio di ogni vera religione! Il distintivo di ogni vera donna e uomo di fede. Lo stile di un vero cristiano nasce dalla seduzione che esercita in lui l’amore di Dio in Cristo morto e risorto in nostro favore. Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, mentre eravamo ancora pagani, idolatri, peccatori (cfr Gal 2,20; Rm 5, 6-8).

Ed è l’amore il vaccino che ci libererà dalla pandemia che attenta ai nostri cuori e li fa assopire e indurire fino a farci alzare la mano contro altri esseri umani e a deturpare la casa comune che è la Terra. La peste che ci porta ad escludere e ad eliminare altri uomini, soprattutto se indifesi e fragili, o diversi da noi per colore di pelle, condizione sociale, cultura, religione. Il contagio che ci fa sfruttare la madre e sorella che ‒ come cantava Francesco d’Assisi ‒ «ne sustenta e governa» (FF 263), occupandola con ingordigia e stuprandola con violenza come se fossimo l’unica e l’ultima generazione ad abitarla.

In questi giorni la nostra meravigliosa regione, i nostri monti e le nostre colline sono stati ancora e ripetutamente funestati da numerosissimi incendi devastanti, opera quasi sempre delle mani dell’uomo mosse da cuori refrattari all’amore, impregnati di risentimento e di avido interesse, incapaci di custodire la bellezza del creato. Hanno portato distruzione, paura, sfollamenti; inquinato l’aria, distrutto la flora e la fauna, incenerito i nostri agrumeti e uliveti. È stato ferito ancora una volta questo angolo stupefacente della Terra che è la nostra Isola; è stato ancor più impoverito e ulteriormente ipotecato il futuro dei nostri figli, già costretti a guardare con diffidenza e ad abbandonare la loro terra, bella ma straziata e tormentosa, sempre più arida e deludente, in regressione piuttosto che in progressione.

In questi giorni il nostro mare è stato ancora funestato da naufragi e respingimenti per opera di cuori intolleranti e indifferenti nei confronti di tante donne e di tanti uomini, di minori e neonati dell’Africa e del Medio Oriente. Cuori che covano odi razziali, precomprensioni culturali, strumentalizzazioni politiche. Cuori gretti che temono di perdere sedicenti sicurezze costruite sulla sabbia, come ci ha dimostrato Covid 19.

Rosalia, alla Quisquina e a Monte Pellegrino, ha vissuto in mezzo alla natura, contemplando dinnanzi a sé le vallate del Monte delle Rose della Catena dei Sicani e il mare che lambisce il «promontorio più bello del mondo», come definì Monte Pellegrino Johann Wolfgang von Goethe nel suo famoso diario Viaggio in Italia. Donna sobria, amante di sorella povertà, è stata al contempo vicina a Dio e ha dimorato accanto alla nostra madre Terra.

Se oggi, seppur nelle limitazioni che ci vengono chieste per la salvaguardia della salute di tutti, siamo saliti ancora a Monte Pellegrino, vuol dire che siamo veramente il popolo di Rosalia, la Vergine saggia ‒ simile a quella della parabola della pagina evangelica odierna (Mt 25, 1-13) ‒ che ci sollecita a incentivare la fiamma dell’amore di Cristo, a custodire anche in questo tempo di fragilità la lampada della carità sostenuti dall’olio della fede custodita nello scrigno della preghiera incessante. A stare in questo mondo con sapienza, custodi di relazioni solidali e pacifiche, amministratori diligenti di una casa comune feconda e accogliente che dobbiamo consegnare alle generazioni future. La casa che Dio ha pensato e creato per tutti e che ha destinato a tutti. La casa comune che potrà resistere alle intemperie del tempo solo se resta fraterna e solidale, pacifica e accogliente, premurosa per i più piccoli e i più fragili.

È questo il secondo insegnamento che ci lascia oggi la nostra Santuzza: solo l’amore è fonte di speranza. Lo conferma il post su facebook che mi è stato inoltrato ieri dopo che era circolata la foto del bambino nato qualche giorno fa in elisoccorso da una giovane donna della Guinea arrivata con un barcone a Lampedusa: «Questa foto mi ha profondamente commosso. Ho capito quanto siamo umani noi e disumani tanti intorno a noi. Perché quel parto in elisoccorso con due angeli italiani che per la prima volta facevano partorire una donna, Mariama, 28 anni, scappata dalla Guinea, terrorizzata, arrivata con un barcone a Lampedusa con una nuova vita in grembo, in quell’elisoccorso del 118 che stava sorvolando i Templi di Agrigento, le colonne della civiltà, la testimonianza eterna di una Sicilia culla del Mediterraneo, ponte di culture, isola dell’accoglienza, mi ha fatto venire in mente il piccolo di 5 mesi con la tutina di spugna trovato a giugno senza vita sulla spiaggia libica. Quella spiaggia di trafficanti, torturatori, di uomini senz’anima che l’Europa non vuol vedere. Aveva una tutina con un coniglietto di aviatore, che non era riuscito con il suo piccolo aereo ad alzarsi in volo tanto in alto per salvare quella creatura che avvolgeva in quel gommone lasciato affondare a largo della Libia. Quando ho visto questa foto ho pensato alle parole dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice: “Nel Mediterraneo è in corso un olocausto, un eccidio di massa”. Ho pensato anche che può esserci una via per la speranza. E la speranza vola, sorvola la mia bellissima isola con gli occhi di questo piccolo essere umano. Benvenuta in Sicilia, in Italia, al mondo. Che tu possa sempre avere gli occhi pieni di meraviglia e mai di sofferenza. Che tu possa urlare al mondo che la speranza accade (F.D.)».

Chi ama Cristo ama sempre. Contribuisce a rendere bella la Terra perché sia casa accogliente per tutti. La fede vera ha il volto dell’amore e della speranza. S. Rosalia ottienici da Dio questa fede e la gioia di condividerla con ogni donna e ogni uomo di buona volontà.