Arcidiocesi
di PALERMO

Madonna della Lettera

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Cattedrale di Messina
03-06-2011

    1. Con grande gioia e commozione mi trovo ancora una volta in mezzo a voi per celebrare solennemente la festa di Maria SS. della Lettera, alla quale, da secoli, tutta Messina continua ad affidare i suoi cammini di fede e di vita, confidando nella sua protezione ed invocando il suo materno aiuto.
    Ringrazio, per questo, il mio fratello nell’episcopato, Mons. Calogero, padre e pastore di questa porzione del popolo di Dio che è pellegrina in terra messinese. Gli manifesto la mia gratitudine per avermi dato l’occasione di toccare con mano la fede e la devozione alla Vergine Santissima, una devozione che caratterizza la nostra bella Sicilia con tutte quelle diverse e particolari sfumature tipiche di ogni territorio.
    All’origine di questa devozione ‘ come ben sappiamo ‘ sta una tradizione, secondo la quale la stessa Vergine Maria, intorno all’anno 42 d.C., avrebbe indirizzato una ‘lettera’ alla città di Messina, in risposta alla visita che alcuni ambasciatori della Città le avevano fatto in precedenza per testimoniare alla Madre di Gesù la conversione dei messinesi alla fede cristiana.
Carissimi! Ai tempi in cui la Chiesa primitiva si stava formando e strutturando, e si stava diffondendo per opera degli apostoli e dei loro collaboratori Maria, come ‘Madre della Chiesa’, accompagnava i passi della comunità credente, e con questa ‘Lettera’ manifestava un particolare accompagnamento dei primi passi della comunità ecclesiale di Messina: ‘Voi tutti con fede grande avete a noi spedito legati e ambasciatori, confessando che il nostro Figlio, generato da Dio, sia Dio e uomo e che dopo la sua resurrezione salì al cielo‘. Per questo la ‘Lettera’ concludeva: ‘BENEDICIAMO VOI E LA VOSTRA CITTA’ della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice‘.
    Oggi, come nel tempo della Chiesa nascente, è bello sentire riecheggiare la promessa di Maria che intende accompagnare la fede e la vita dei messinesi, con la sua maternità costante e silenziosa, come plasticamente sembra ricordare la benedizione che appare oggi scritta alla base della stele mariana che è posta sul braccio estremo del porto di Messina e che accoglie chiunque entri nella Città dalla parte del mare: VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMUS.

    2. Abbiamo proclamato come, brano evangelico, l’episodio delle nozze di Cana. È proprio a Cana che, durante lo sposalizio, Gesù interviene, attraverso sua madre Maria. ‘Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»‘. È Maria la donna attenta che si accorge che nel banchetto è terminato il vino. Manca il vino! Manca la festa! Manca la gioia!
    Con premurosa sollecitudine, Maria si fa avanti: ‘Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»‘. E Gesù comanderà ai servitori: ‘Riempite d’acqua le anfore‘. I servitori obbediscono al comando di Gesù, solo perché hanno prima obbedito all’indicazione di Maria: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela‘.
    Ecco! Maria, attenta ai bisogni dell’uomo, non può indicare all’uomo stesso che il suo figlio Gesù. La lettera più bella e più definitiva che Maria abbia potuto donare a tutta l’umanità è davvero Cristo stesso, il Verbo della vita. Alle nozze di Cana Maria interviene con la sua maternità provvidente, ma solo per dire agli uomini che c’è il suo figlio Gesù da ascoltare e il suo Vangelo da vivere.

    3. Qual è il cuore di questo Vangelo?
    Alle nozze di Cana Maria fa in modo che Gesù anticipi la sua ‘ora’, ossia il dono di grazia che fiorisce dal sacrificio della Croce. Cana è il simbolo delle nozze definitive tra il Cristo e l’umanità.
    È la carità il vino nuovo della grande festa della salvezza che Gesù ha celebrato sulla Croce, morendo per amore, e che ha anticipato a Cana. È l’amore fraterno la bevanda che Cristo ha voluto definitivamente donarci, perché solo in lui abbiamo la capacità di amare quando umanamente non ce ne sarebbero motivi, quando le difficoltà della vita sembrano piuttosto suggerirci rancori, sospetti, vendette, ingiustizie.
    L’amore è il destino ultimo dell’uomo, la pienezza della vita donata da Dio. Ce lo ha solennemente detto san Paolo nell’inno cristologico che abbiamo proclamato come seconda lettura: ‘In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità‘.
    In Cristo siamo stati scelti da sempre per essere figli di Dio nella carità! Da sempre! Nonostante la nostra fragilità e i nostri tentennamenti! Nonostante i nostri ‘no’ e le nostre chiusure!
    Il vino nuovo della carità, del nostro volerci bene nonostante i limiti e le tentazioni di chiusura, proviene ‘ per così dire ‘ dall’acqua della quotidianità, dalle nostre giornate, delle nostre occupazioni e delle nostre preoccupazioni. Tutto può arricchirsi della preziosità dell’amore, se in tutto facciamo intervenire Gesù, e se ascoltiamo l’invito di Maria a seguire il figlio.
    Gesù ci indica la perfezione della carità. Non un amore qualsiasi’ Non un ‘amatevi’ generico, ma un’ ‘amatevi’ come io vi ho amato. È solo nella carità fra di noi che le cose vengono davvero ricapitolate sin da subito, che persino il male trova la sua giusta collocazione e viene vinto dal bene.

    4. Sappiamo che la materna intercessione di Maria non è altro che un prezioso riflesso della cura amorevole di Dio nei confronti del suo popolo. Si tratta di quello stesso stile narratoci dal profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura: ‘Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati‘. Sollecito nei confronti del suo popolo, Dio intende preparare il meglio per i suoi figli: secondo il profeta provvederà a nutrirli con un banchetto di cibi gustosi, di bevande raffinate. Ma l’immagine non è completa. Il profeta continua: ‘Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto‘. Il testo dice letteralmente: ‘ingoierà’ la morte per sempre. Si tratta infatti di una grande promessa del Signore che va ben oltre le attese materiali, le speranze umane, i bisogni terreni: Dio da un lato si prepara a nutrire il suo popolo con il meglio, dall’altro promette di ‘ingoiare’ egli stesso il peggio, ossia la morte, la sconfitta, il peccato. Egli ha a cuore la vita e la vita per tutti.
    Troviamo, in questo nostro tempo travagliato, tante motivazioni che possono generare in noi scoraggiamento ed abbattimento. Assistiamo ad una crisi che assume tutte le sfumature spirituali e materiali, morali e sociali, economiche e occupazionali. Eppure, mai dovremmo dimenticare la promessa di Dio che si adempie in quello che dirà poi Gesù: ‘Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza‘.
    Chi, infatti, ha davvero ‘ingoiato’ la morte per sempre? Chi ha davvero preparato la mensa dell’eternità per noi? Soltanto in Gesù Cristo la parola profetica di Isaia si è compiuta: egli ha vinto il peccato e la morte ed ha imbandito per noi la mensa della vita, ha rinnovato la speranza, ci ha dato la possibilità di vivere in modo pieno e rinnovato la vita nuova della grazia.

    5. Credere nel Figlio Gesù. Ascoltare quanto egli ci dice. Compiere il Vangelo della carità autentica. Nella lettera che la tradizione ci consegna la Vergine Maria fa riferimento alla ‘fede grande‘ della città di Messina, che ha ‘confessato Gesù Cristo‘ e ha ‘conosciuto la via della verità‘. La Vergine Maria sceglie per questo ella stessa di farsi ‘perpetua protettrice‘ di Messina.
    Vogliamo coraggiosamente chiederci questa mattina se questa fede i messinesi continuano ad esprimerla nel cuore delle loro decisioni, nei loro pensieri, nelle loro azioni.
    La Vergine Maria può oggi vedere questa fede nelle famiglie sane, chiamate ad essere ‘piccole chiese domestiche’? Può vederla nei giovani che, con creatività e impegno, costruiscono il loro futuro nella giustizia e nella legalità? Può vederla negli sposi che vivono la loro fedeltà agli impegni matrimoniali? Può vederla nei sacerdoti totalmente donati alla causa del Regno? Può vederla in tutti i consacrati che rappresentano il Cristo povero, casto e obbediente nel mondo di oggi? Può vederla fatta impegno civile e responsabile in coloro che amministrano la cosa pubblica con dignità e spirito di servizio?
    Maria potrebbe ancora lodare la fede dei messinesi? Sono fermamente convinto che la risposta a questa domanda non può ridursi all’affluenza numerosa che oggi si registra in questa Cattedrale. La risposta a questa domanda sta piuttosto in quella corrispondenza quotidiana che ciascuno di noi deve dare al Vangelo, a Gesù Cristo che Maria continua ad indicarci: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’.
    Per Messina non viene meno la promessa di Maria: ‘BENEDICIAMO VOI E LA VOSTRA STESSA CITTÀ‘. Ma forse, spesso, viene meno la nostra coerenza con il Vangelo che diciamo di professare’ Forse non ricorriamo alla grande risorsa che la nostra fede ci dona per essere uomini nuovi e per costruire una società nuova’

    6. O Maria, Vergine che intercedi
    perché anche oggi possiamo bere il vino nuovo dell’Amore
    e far festa da salvati:
    scrivi ancora la tua benedizione
    nei nostri cuori, nei nostri giorni!
    Donaci l’obbedienza pura e semplice al Vangelo del tuo figlio,
    rendici fedeli nella carità operosa verso i fratelli,
    aprici gli occhi alla speranza del Banchetto eterno.
    E rendi la città di Messina sempre più tua,
    sempre più fedele al tuo figlio Gesù
    sempre più immagine della celeste Gerusalemme,
    porto del Cielo
    nel quale vorrai accogliere un giorno
    le nostre vite.