Arcidiocesi
di PALERMO

Madonna del Conforto

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Arezzo
15-02-2011
Is 66,10-14c; Sal 29; 2Cor 1,3-7; Gv 2,1-11

    Fratelli e sorelle amati dal Signore ed a me tutti carissimi!

    1. Desidero anzitutto dirvi la mia gioia profonda per trovarmi qui con voi a celebrare la festa della Madonna del Conforto, venerata con sincero amore dal popolo aretino, come testimonia la vostra presenza così devota e numerosa in questa Cattedrale.
    Saluto e ringrazio il vostro amatissimo Arcivescovo, Sua Eccellenza Mons. Riccardo Fontana, che da tempo ha fatto ‘dolci pressioni’ perché venissi a presiedere questa solenne celebrazione.
    Ho accettato ben volentieri il suo invito: l’amicizia con Mons. Riccardo è per me un vincolo saldo sul quale è stato posto il sigillo di una profonda comunione sacerdotale ed episcopale nella quale da tanti anni il Signore ci ha voluti porre al servizio del Santo Padre, nella Chiesa.

    L’affetto che nutro nei confronti di Mons. Riccardo si esprime nella preghiera affinché, come Padre e Pastore di questa nobile porzione di popolo santo di Dio che è in Arezzo-Cortona-Sansepolcro, egli possa sempre percorrere con lo slancio, l’entusiasmo e la creatività che lo distinguono, quei cammini che lo Spirito intende suggerire e ispirare per il bene delle anime.

    La comunione episcopale e presbiterale si rende oggi più visibile anche per la presenza dei confratelli Vescovi con i quali, negli anni del mio ministero come Rappresentante Pontificio, ho rinsaldato profondi vincoli di amicizia e di fraternità. Ci sono anche i tanti presbiteri e religiosi che, così numerosi, hanno voluto condividere con noi questo momento di preghiera e di festa. Tutti ringrazio per la loro significativa presenza.
    Il mio deferente saluto va anche alle gentili e distinte Autorità la cui corona, questa mattina, impreziosisce la nostra celebrazione, e fa percepire ‘ lo auspichiamo sempre più e meglio ‘ quell’unità di intenti e di prospettive che ‘ sia pure in ambiti diversi ‘ la Chiesa e le Istituzioni devono saper possedere per promuovere il bene comune nel contesto di una reale e concreta salvezza integrale dell’uomo.
    A tutta la Chiesa aretina, ricca di storia e di spiritualità, che quest’oggi ha la bontà di accogliermi con segni di affetto che mi commuovono, va il mio saluto e il mio incoraggiamento perché cresca nella fede e nell’unità, specialmente al servizio delle sue membra più bisognose e fragili, alle quali vogliamo oggi far sentire la nostra vicinanza con la nostra preghiera.

    2.Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione!’ (2Cor 1,3)
    Insieme all’apostolo Paolo, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura, siamo qui per benedire il nostro Dio che consola, anzi che è la fonte di ogni consolazione.
    Dio è non soltanto il ‘Padre del Signore nostro Gesù Cristo‘ (2Cor 1,3), ma anche il Padre di misericordia che ‘ci consola in ogni nostra tribolazione‘ (2Cor 1,4). Egli, cioè, non ci fa mancare mai la sua presenza amante e provvidente lungo il difficile cammino della vita.
    Riconosciamo che questo è il cuore di tutta la storia della salvezza: le Scritture ci presentano sempre un Dio disposto a chinarsi sulle dolorose vicende umane, che si fa vicino alla sofferenza, che ascolta il grido dell’uomo oppresso dalla prova.
    La manifestazione prodigiosa della Madonna del Conforto, di cui oggi facciamo memoria, deve essere letta all’interno di questa logica salvifica. La Chiesa aretina contempla le meraviglie di Dio e, per questo, non dimentica le radici spirituali da cui si sviluppa la sua esperienza di fede e di conversione: continua a camminare sui passi tracciati dai suoi padri che hanno saputo ascoltare e leggere l’azione di Dio che si manifesta nella storia degli umili, in modo sorprendente, inaspettato rispetto al nostro ristretto modo di pensare, sempre imperfetto e influenzato dalla nostra visione delle cose spesso materialista e priva di ogni orizzonte religioso.

    3. Tutti riandiamo con la mente e con il cuore a quei primi giorni del febbraio 1796 in cui Arezzo e il suo contado furono travagliati da ripetute scosse di terremoto, con grande costernazione del popolo, tanto da convincere le autorità cittadine ad indire pubbliche preghiere per chiedere a Dio la cessazione del flagello.
    Come è ben noto, nel pomeriggio del 15 febbraio la Madonna dette una sorprendente risposta. In una cantina dell’Ospizio della Grancia, dei Padri camaldolesi, alcuni popolani pregavano davanti ad una semplicissima riproduzione in terracotta invetriata della Madonna di Provenzano, per chiedere la cessazione delle scosse del terremoto.
    Fu allora che la sacra immagine, coperta d’un consistente strato di polvere e d’unto a causa del tempo e della trascuratezza, divenne improvvisamente pulita e splendente. Il terremoto cessò, e nei giorni seguenti tutti prontamente riconobbero nell’accaduto l’intervento miracoloso della Vergine, che aveva confortato, consolato e soccorso il popolo aretino.
    Ed ecco che nella Festa della Madonna del Conforto il popolo di Arezzo si rimette anche fisicamente in cammino di fronte alla Madre di Dio.

    So bene con quanta cura sono stati organizzati in questi ultimi giorni i vari pellegrinaggi e le celebrazioni qui in Cattedrale dei gruppi di aretini che sono venuti a consacrare il loro cammino dinanzi alla Madonna, sciogliendo voti e preghiere nella cappellina che è a lei dedicata, rinnovando così la loro identità spirituale, e riconoscendosi coralmente come figli bisognosi della Madonna, invocata con il singolare titolo ‘del Conforto’.

    Tutto questo non può che essere l’invito di una Madre premurosa che desidera per i suoi figli il bene, che li invita alla conversione, che traccia il cammino della loro fede coerente e sincera. Ascoltiamo dunque questo invito! Non rimaniamo insensibili o superficiali!

    4. Nella prima lettura, di questa festa tratta dal libro del profeta Isaia, c’è un solenne invito alla gioia e alla speranza. Dio promette la consolazione del ritorno in patria all’antico popolo d’Israele, ma ‘ alla stessa maniera ‘ promette consolante futuro a quanti sperano in lui. ‘Rallegratevi ‘ esultate ‘ sfavillate di gioia ‘‘.

    Le immagini di pace e di abbondanza si rincorrono nel testo ma una in particolare ci cattura: ‘Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò‘ (cf. Is 66, 12-13). Per bocca del profeta Isaia il Signore sceglie l’immagine della tenerezza materna per far comprendere la portata della sua promessa di bene.

    Il tratto materno e consolante promesso da Dio è quello che ritroviamo oggi nella Madonna del Conforto. Continuiamo a vedere che alla Vergine Maria migliaia di aretini affidano le loro sofferenze, lo loro speranze, il loro cammino di fede e di vita.
    Un’immagine piccola’ Una rappresentazione semplice’ Ma una devozione grande! Se questa sacra immagine potesse parlare e raccontarci quanti cuori si sono aperti con fiducia a lei! Se potesse dirci quante lacrime di dolore o di pentimento ha visto sgorgare dagli occhi di questo popolo devoto!
    Veniamo a Maria, oppressi non più dal terremoto fisico e dalla terra che trema, ma soprattutto preoccupati dai terremoti contemporanei di una crisi spirituale, morale, umana, economico-sociale che minaccia le basi e il futuro del nostro popolo e della nostra cultura. Dobbiamo riconoscere di trovarci in tempi che possono ipotecare il futuro della nostra fede, soprattutto quello trasmesso alle nuove generazioni.
    Per questo, nella Vergine Santa dobbiamo vedere quella Madre che Gesù ha consegnato all’apostolo Giovanni ai piedi della croce: ‘Figlio, ecco tua madre‘ (cf. Gv 19,27). Come fece San Giovanni, il popolo aretino è chiamato a prendere Maria ‘con sé’, alla lettera ‘fra le sue cose’, a farla dimorare fra le sue case, nella vita di ogni giorno e non soltanto in questo solenne momento di festa.
    Maria è il rimedio sicuro! Solo prendendo Maria con noi, nella nostra vita possiamo imparare da lei a sperare in un futuro più saldamente ancorato ai valori dell’uomo e alla dignità della persona umana, e più illuminati dalla fede in Gesù Cristo, unico Salvatore e Redentore della nostra vita.

    5. Perché prendere Maria ‘tra le nostre cose’?
    In primo luogo perché ci è di esempio.
    Ai piedi della croce, consolata dalla sua fede, Maria è rimasta, pur nel momento della sofferenza, vicina a Dio. Ha dunque fatto tesoro di questa esperienza, come afferma il Santo Padre Benedetto XVI ‘Per questo può essere la Madre di ogni consolazione e di ogni aiuto, una Madre alla quale in qualsiasi necessità chiunque può osare rivolgersi nella propria debolezza e nel proprio peccato, perché ella ha comprensione per tutto ed è per tutti la forza aperta della bontà creativa‘ (Benedetto XVI, S. Messa, 8 dicembre 2005).
    Unita a Cristo in tutto, persino nel difficile passaggio del dolore, ella ci è vicina come nessun altro. E, in più, forte della Risurrezione del Figlio nella quale ha creduto e sperato, ha insegnato alla Chiesa nascente a sperare in un altro Consolatore, lo Spirito Santo promesso da Gesù ai suoi.
    Accogliere la Vergine Maria ‘tra le nostre cose’, in mezzo a noi, significa però non soltanto averla vicina come Madre nei momenti di sconforto e di difficoltà, come Maestra di fede e di pazienza.
    Così significa anche ascoltare da lei, come abbiamo sentito dal Vangelo delle ‘nozze di Cana’, lo stesso invito rivolto ai servitori: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela‘ (Gv 2,5). Tenere sguardo e cuore rivolti a Maria, portarla con noi fin dentro le problematiche delle nostre giornate non basta! Siamo invitati ad ascoltare la sua proposta decisa: fare tutto quello che dice e che vuole il suo Figlio Gesù. Accoglierne il Vangelo di salvezza ed accogliere il suo amore. Rinnovare la nostra fede e ‘ solo in questa fede ‘ ritrovare la nostra capacità di incidere nei nostri ambienti e nella nostra società con la forza di rinnovamento tipico del cristianesimo.

    6. Dalla visita alla Madonna del Conforto, da questi giorni di festa e di pellegrinaggio, il popolo aretino deve ritornare a casa da una parte consolato per aver trovato una Madre tenerissima, ma, dall’altra, anche da lei spronato a non separare mai schizofrenicamente la fede dalla vita, anzi a rendere una testimonianza forte e luminosa dinanzi al mondo contemporaneo.

    E ciò significherà andare controcorrente, specie di fronte a valori basilari: il rispetto della vita, dal suo nascere al suo naturale tramontare; e la dignità della famiglia, cellula fondamentale della società che ha la responsabilità di educare ai valori umani e civili e ‘piccola chiesa domestica’, luogo privilegiato della trasmissione della fede.

    Maria ci chiede di guardare con speranza al futuro, senza ridurre né semplificare le problematicità del presente, ma impegnandoci ad accogliere il Cristo come fonte ed energia vitale del nostro agire.
    La Madonna del Conforto diviene così anche Madre di coloro che, confortati, non cessano di impegnarsi, a tutti i livelli, per il Regno di Dio, promuovendo la giustizia, la solidarietà, la pacifica convivenza, tutte cifre significative di un’autentica conversione.
    La Vergine Santa ci insegna un abbandono fiducioso nelle mani di Dio e nel suo Evangelo di luce. Ci insegna che in questo abbandono confidente sta la creatività del bene, il vero volto della libertà dell’uomo, la sua grandezza nel disegno della Creazione. Il conforto di Maria, indica al popolo aretino la sua vocazione divina, e non cessa di spronarlo perché lo Spirito ci plasmi sempre più come strumenti della costruzione del Regno di Dio in mezzo agli uomini.
    E così sia.