Arcidiocesi
di PALERMO

IV Centenario della Fondazione dell’Ordine della Visitazione S. Maria

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Monastero della Visitazione di Palermo
30-05-2010
Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

    Amatissime Suore Visitandine,
    Figlie e figli miei carissimi!

    1. Nei tempi forti della Quaresima e della Pasqua che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, siamo stati guidati dalla liturgia a far memoria di quegli eventi della salvezza nei quali abbiamo riconosciuto il grande amore di Dio. Proseguendo col Tempo ordinario, celebriamo oggi la solennità della Santissima Trinità, solennità nella quale non individuiamo un evento salvifico particolare, piuttosto siamo introdotti a incontrare l’essenza dello stesso Autore della salvezza, il Dio uno e trino, Padre amante, Figlio amato, Spirito Santo amore.
    Siamo stati introdotti all’interno di questo mistero attraverso l’orazione colletta che abbiamo recitato all’inizio della celebrazione. Abbiamo così pregato: ‘Tu che nel Figlio ci hai riconciliati e nello Spirito ci hai santificati, fa’ che, nella pazienza e nella speranza, possiamo giungere alla piena conoscenza di te, che sei amore, verità e vita”.
    Per riuscire ad accostarci al mistero della Trinità l’orazione ci esorta innanzitutto ad avere pazienza. Siamo infatti fragili creature, segnate dalla zavorra di un’intelligenza limitata. Ci riesce già difficile comprendere l’abisso del mistero dell’uomo. Ci sembra ancora più complicato ed arduo riuscire ad ‘intelligere’, ad intus legere, a leggere all’interno del mistero di Dio. Solo con pazienza il percorso intellettivo può avvicinarsi alla Trinità, ma in modo graduale, lento, sempre caratterizzato dal limite e nella consapevolezza di non poterci mai appropriare del tutto del Mistero, che rimane da contemplare e da vivere.
    Accanto alla pazienza l’orazione colletta ci esorta ad avere anche la speranza. Sì, perché verso la Trinità si è chiamati a camminare, incontro alla bellezza di Dio. È la speranza di ritrovarci dentro la Trinità, a viverne il mistero prima ancora che a comprenderlo. Con speranza guardiamo l’orizzonte della Trinità, e nell’orizzonte della Trinità. Facciamo un passo più avanti e un respiro più ampio rispetto al semplice desiderio di guardare all’interno della Trinità.
    Pazienza e speranza sono allora due caratteristiche che devono fondare il percorso della nostra celebrazione del mistero di Dio, quello stesso Dio che ci chiama ad essere ‘ direbbe san Cipriano ‘ popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

    2. Il brano evangelico che abbiamo ascoltato è tratto dal testamento spirituale di Gesù, da quegli ultimi discorsi che il Maestro, aprendo il suo cuore come a dei figli, consegna ai suoi discepoli prima di lasciarli.
    Ci ha presentato la comunione di vita che si ritrova tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Gesù promette il dono del suo Spirito. Promette che questo Spirito prenderà di quanto gli appartiene, ma afferma anche che tutto ciò che appartiene a lui appartiene anche al Padre.
    Gesù sta garantendo che tra le tre Persone della Santissima Trinità non c’è un’appartenenza di cose, c’è piuttosto un’appartenenza reciproca. Le tre Persone si appartengono l’una all’altra e in questa mutua appartenenza si scambiano quell’Amore che non le fa mai essere sole.
    La solennità della Santissima Trinità ha da dirci una sconvolgente verità: Dio non è solo. L’unità di Dio che dall’esterno siamo in grado di contemplare non è mai solitudine asettica, e non lo è mai stata perché le tre Persone, in modo pieno, si amano da sempre, e si scambiano mutuamente questa appartenenza d’amore. Dio non è solitudine. È piuttosto comunione. In modo particolare è comunione trinitaria.

    3. Questa grande verità viene espressa con dinamica bellezza, nella prima lettura, in cui viene descritta la creazione del mondo e i suoi particolari. Essa appare all’Autore sacro come una collaborazione e un gioco, di gioiosa partecipazione della divina Sapienza, quella Sapienza che, come architetto e artefice, è la delizia di Dio ogni giorno e gioca davanti a lui ogni istante. Il libro dei Proverbi ci lascia così intuire che la creazione del mondo così bello, così vasto, così perfettamente organizzato, è il frutto non di una solitudine che pensa, ma di una comunione che ama, e che, nella gioia, crea al di fuori di sé.
    Ci pare di vederlo all’opera questo Dio esuberante, questo Dio gioioso che, nella comunione tra le tre Persone, cerca di partecipare se stesso al creato. Per questo la Trinità si rivela nell’opera della creazione, opera dell’Amore scambievole, opera di una collaborazione tra Persone che si amano e che si scambiano reciprocamente la Vita. La Trinità è feconda.

    4. Questa comunione di persone dice qualcosa dell’uomo. Dice che l’uomo non è fatto per la solitudine. Dice che l’uomo, è creato a immagine e somiglianza non di un Dio generico, ma del Dio Trinità, di un Dio che non è mai solo, di un Dio che accoglie eternamente. L’uomo si rivela così costitutivamente pronto ad accogliere, chiamato a vivere la comunione.
    Chi può far vivere all’uomo questa eccelsa vocazione? Dio stesso.
    Nel giorno del battesimo, è venuta ad abitare in noi la stessa Trinità: siamo stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ma nella formula è contenuta la verità delle cose, e cioè che la nostra esistenza ospita le tre Persone divine, che nella nostra vicenda umana si è già venuta a stabilire questa comunione tra le tre Persone.
    Per questo l’Apostolo, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, ci dice che ci troviamo, ci vantiamo in una grazia alla quale abbiamo avuto accesso con il giorno del battesimo. Questa grazia è proprio la comunione di Dio, l’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
    La novità, dunque, è che non soltanto non siamo fatti per la solitudine, non soltanto siamo fatti per una relazione ad immagine del Dio che è relazione. Siamo anche fatti per essere tempio della Santissima Trinità.
    Questo vuol dire che ogni volta che la nostra vita non è in consonanza con i comandamenti di Dio, con la legge dell’amore ‘ che è l’unica grande legge che vige fra le tre Persone divine ‘ il problema non è semplicisticamente morale, è piuttosto esistenziale. Noi veniamo meno alla vocazione alla quale siamo stati chiamati, quella di essere non soltanto e semplicemente a immagine e somiglianza di Dio ma più autenticamente ad immagine e somiglianza del Dio Trinità.

    5. Questa sera abbiamo anche la gioia di potere lodare la SS. Trinità per aver operato un frutto meraviglioso del suo Amore in mezzo agli uomini, la fondazione dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria.
    Siamo a 400 anni dalla nascita della fondazione. In Annecy, nel 1610, era San Francesco di Sales che insieme a Santa Giovanna Francesca de Chantal, riusciva a creare un piccolo nucleo di contemplative che spendessero totalmente nella preghiera la loro vita, in un servizio di lode divina.
    Oggi abbiamo la gioia di vedere, ancora dopo 400 anni, i frutti di quella fondazione, nella presenza costante e attenta di questo Monastero all’interno della nostra realtà palermitana e siciliana. Tanti frutti rimangono invisibili e noti soltanto al Signore che li accoglie nel suo seno dopo averli opportunamente provocati nel cuore degli uomini.
    A noi basta considerare come la fondazione della Visitazione, pur tra tante peripezie, nasce e cresce proprio sulla scia di quanto l’apostolo Paolo ci ha suggerito nella seconda lettura. Lo Spirito Santo è stato effuso nei nostri cuori, e l’Amore di Dio per mezzo dello Spirito è stato riversato in noi perché noi viviamo la stessa vita della Trinità. Per questo il vostro Fondatore parlava della vostra vita contemplativa come di una vita in cui assecondare il lavoro dello Spirito Santo nelle anime.

    6. È vero che per i primi sei anni le suore della Visitazione associarono alla vita contemplativa una parte di vita attiva nella visita premurosa e costante ai poveri e agli ammalati. Ma provvidenzialmente furono poi gli stessi eventi che portarono ad una scelta forte di vita claustrale, ad una clausura fra le più rigorose.
    Non fu né una perdita né una capitolazione di compromesso. Fu piuttosto una maggiore radicalità del concetto e del servizio di visitazione che San Francesco di Sales mutuò dall’episodio di Maria che si reca dalla cugina Elisabetta: le suore della Visitazione avevano da quel momento in poi l’obbligo e il ministero di far visita nella preghiera, nel silenzio e nella penitenza a tutte quelle situazioni di dubbio, di incertezza, di morte, di sconfitta e di disperazione che pure si trovavano ad essere vicine, nel mondo da cui si erano fisicamente ritirate, ma verso il quale non avevano declinato l’officium charitatis. Non più ‘opere’ apostoliche, ma una ‘vita apostolica’, nella tensione di prossimità d’amore.
    Nella contemplazione voi ottenete frutti che non sempre potete vedere e cogliere, ma di cui certamente, nella comunione dei santi, riusciamo tutti a comprendere la portata.

    7. Il vostro Fondatore ebbe a dire: ‘Io voglio che le mie Figlie non abbiano altro ideale che quello di glorificare Dio con la loro umiltà’. L’umiltà è quella del silenzio e del nascondimento, quella di una vita che solo apparentemente può sembrare sprecata, ma che è e diviene valore assoluto di un Bene più grande, della presenza dello stesso Dio Trinità in mezzo agli uomini. In particolare ‘ come afferma il Servo di Dio Giovanni Paolo II ‘ è lo Spirito Santo l’autore e l’ispiratore dei carismi della vita consacrata, ed è lui che continua a comunicare alla vostra esperienza di vita claustrale, l’intimità del Padre e del Figlio, proprio rendendo attuale il vangelo ascoltato oggi.
    Avete spesso amato paragonarvi a quella parte dell’albero che è assolutamente la più nascosta, ossia le radici. Eppure il vostro Ordine si è diffuso così tanto da dare fronde e frutti. Non possiamo non ricordare quelli del martirio, che splende fino alle vostre sette consorelle uccise durante la guerra civile spagnola dell’inizio del secolo scorso. E non possiamo nemmeno dimenticare che Gesù scelse una vostra consorella per rivelarsi come ‘Cuore che ha tanto amato gli uomini’, e per affidare le sue promesse, in una devozione ormai molto diffusa, quella che la Chiesa ha indicato come festività del Sacratissimo Cuore di Gesù. In questa fecondità ben radicata, mi pare di vedere quella stessa esuberanza del Dio Trinità che crea e rinnova ponendo nel cuore dei grandi santi come Francesco di Sales e Giovanna Francesca de Chantal, eccelse ispirazioni e coraggio di seguirle con docilità.

    8. Carissime sorelle, la vostra vita consacrata e verginale, vissuta nel nascondimento e nella preghiera, nell’umiltà e nella carità silenziosa di chi dona anche una parola a tanta gente che viene a bussare al vostro parlatorio con la sua disperazione con le sue sofferenze, questa vostra vita – e non un’altra! – è la dimostrazione più grande che la vocazione dell’uomo e quella di essere con Dio. Il carisma della verginità consacrata è profezia della vocazione all’amore che è di ogni uomo che cammina nella strada della comunione. La vostra consacrazione, con una vita nascosta e semplice, con una fraternità certo non esente da problemi ma vissuta nel fuoco dello Spirito, è una profezia ancora presente nel territorio della nostra Chiesa, e per questo noi vi ringraziamo per la vostra presenza.
    Ma ringraziamo soprattutto il Signore, che dopo 400 anni mantiene vivo – pur tra le difficoltà dell’ormai diffusa crisi delle vocazioni – il vostro carisma. È una lode alla Santissima Trinità, nella cui solennità ebbe inizio la vostra fondazione, una festa nella quale nel 1610, fu lo stesso vostro Padre a benedire le prime sorelle con la triplice benedizione: in nome del Padre che le consacrava, del Figlio che le accettava come spose, dello Spirito che le avviava alla santificazione. Permettete che questa sera, nel nome della Santissima Trinità, a cui siano rese grazie in eterno, anch’io possa benedire allo stesso modo ciascuna di voi e la vostra comunità.