Arcidiocesi
di PALERMO

Intervento di S.E. Mons. Paolo Romeo al Termine della Via Crucis

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14-03-2008


Fratelli e sorelle carissimi


    Questa sera abbiamo percorso insieme un tratto di strada meditando nel nostro cuore il sacrificio che Cristo ha compiuto durante il Venerdì Santo. Ci siamo immedesimati con Lui, abbiamo faticato con Lui, Lo abbiamo accompagnato al supplizio della morte in croce, liberamente accettata per la nostra salvezza.


    Se davvero ci siamo immedesimati con Lui, oltre che pietà per una tale sofferenza che il Signore ha sopportato ingiustamente, dal nostro cuore non può che scaturire la gratitudine per tale dono immeritato che tutti noi abbiamo ricevuto.


    Nessuno di noi, infatti, può salvare se stesso, neppure con tutti i propri sforzi e tutta la propria volontà. Abbiamo bisogno di un Salvatore, di uno che ci liberi dal nostro male, dal nostro egoismo e dalla nostra aridità umana e spirituale.


    Cristo ha accettato di offrirsi per noi, ha accettato di portare la sua croce ‘ che è più pesante delle nostre ‘ perché anche noi, portando la nostra, potessimo sentirci accompagnati. Cristo non ha agito da solo, di propria iniziativa. Ha compiuto la volontà del Padre, il quale, anche sulla via Dolorosa, gli è sempre stato vicino, lo ha accompagnato attraverso le persone che lo hanno seguito, che hanno condiviso con lui le sue pene.


    Penso in particolare alla Vergine Maria, Sua Madre. Ella che ha ricevuto l’annuncio dell’Angelo, nel momento del suo concepimento, che dunque sapeva che era davvero Figlio di Dio, lo ha visto crescere, ha condiviso con lui il suo non essere compreso, il suo venire rifiutato, flagellato, deriso.


    Ma penso anche alla Veronica, che in un gesto di pietà Gli ha asciugato il volto. A Giovanni, che non ha avuto paura e non è scappato, come invece hanno fatto gli altri discepoli, e lo ha seguito fino alla fine. Penso a Simone di Cirene che, sebbene costretto, ha portato la croce di Cristo al suo posto.


    Per Gesù la presenza del Padre si è manifestata attraverso delle persone a Lui vicine, care, che non Lo hanno lasciato solo e che poi sono stati testimoni degli ultimi momenti della sua vita terrena.


    Anche per noi è così. Siamo noi a portare la nostra croce. Ognuno porta la sua. Ma non la portiamo da soli. Cristo ci è vicino, ci è compagno, attraverso il volto di persone care che ci sostengono con la loro presenza, attraverso piccoli gesti di affetto, di pietà, di amicizia che notiamo accanto a noi ed a noi rivolti. Non diamoli per scontati, perché non lo sono, ma riconosciamo in essi la presenza di Cristo che ci dice: ‘Coraggio, anch’io ci sono passato, so cosa significa, so qual è la fatica che stai facendo, ma come me, offrila per la salvezza del mondo intero. Allora il tuo dolore, la tua sofferenza avranno un senso, uno scopo e dunque saranno più sopportabili’.


    Come abbiamo ascoltato, la tradizione ci consegna, non una, ma tre cadute di Cristo sul cammino del Golgota. La stanchezza, le ferite, il dolore fisico per le percosse, le derisioni degli uomini, gli oltraggi, la fame e la sete hanno ridotto le Sue forze. E’ il segno della fragilità umana.


    Anche noi cadiamo, anche a noi a volte sembra di non farcela più, di non potere andare avanti senza cedere alla stanchezza ed allo scoraggiamento. Ogni caduta è peggiore della prima ed ogni volta è più difficile rialzarsi, proseguire per il proprio cammino. Il Signore anche in questo ci è compagno, sa quale fatica stiamo facendo, perché l’ha vissuta sulla sua pelle prima di noi. Per questo non ci lascia soli. Ci ha chiamati ‘ attraverso il Battesimo ‘ in una compagnia di persone che camminando insieme, si sostengono, si incoraggiano, portano gli uni i pesi degli altri,  realizzando così quella unità che tutta la vicenda degli uomini nel corso della storia, ha cercato di raggiungere senza mai ottenerla.


    Ecco cari fratelli e sorelle,


    questo momento di tristezza in cui abbiamo ripercorso il calvario del nostro Signore, sia trasformato dalla gratitudine, perché con il Suo sacrificio, il Signore ci ha reso la vita vivibile, pur nelle difficoltà, perché ha dato un senso alla nostra croce quotidiana, attraverso la quale ci ha reso collaboratori della salvezza che Lui ha portato, perché con il Suo dono sulla Croce ci ha riscattati dal peccato e dalla morte e ci ha fatto nuove creature.


    Chiediamo allora nella Settimana Santa ormai prossima di non tirarci indietro, ma di offrire tutti i nostri crucci, le nostre debolezze, le nostre fragilità, il nostro male perché Lui lo utilizzi per cambiare il mondo e ci dia la gioia di vedere l’inizio del mondo nuovo già da ora, da questa sera, da questo momento. E così sia.