Arcidiocesi
di PALERMO

Incontro di preghiera con i Giovani per la Pace

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20-03-2003

Ci raduniamo nella nostra Cattedrale come ogni giovedì del mese per il tradizionale incontro di riflessione e di preghiera dei giovani palermitani.
Ma l’incontro di questo giovedì di marzo coincide con un evento che mai avremmo voluto accadesse: lo scoppio della guerra come risposta alle minacce del terrorismo internazionale.
Anche nel mese scorso il nostro incontro di preghiera, una esperienza indimenticabile di contemplazione e adorazione eucaristica, abbiamo implorato da Gesù il dono della pace ai nostri giorni, abbiamo chiesto la conversione del cuore per tutti, ma soprattutto per quanti hanno dirette responsabilità nei riguardi sia del terrorismo, che è un crimine contro l’umanità tanto mostruoso quanto imprevedibile, sia della guerra, che è anche un crimine mostruoso, moralmente ingiustificabile soprattutto quando è aggressiva, scatenata come ‘guerra preventiva’ e per giunta senza il consenso dell’organizzazione internazionale. A nessuno potevano e possono sfuggire le imprevedibili ma certamente disastrose conseguenze per tutta l’umanità.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, l’unico sincero, strenuo e lungimirante difensore della pace, che non si è stancato di invitare tutte le parti in causa a risolvere con mezzi adeguati e pacifici una contesa così complessa, purtroppo non è stato ascoltato.
Non è stato ascoltato dal dittatore iracheno, quando lo ha esortato a collaborare pienamente con la comunità internazionale per evitare ogni intervento armato.
Non è stato ascoltato dal presidente americano, quando con la voce severa dei profeti ha gridato: ‘C’è ancora tempo per negoziare, c’è ancora spazio per la pace. Non è mai troppo tardi per comprendersi e continuare ad aspettare’.
Non è stato ascoltato quando ha gridato: ‘Mai potremo essere felici gli uni contro gli altri. Mai il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra’.
Non c’è dubbio che i responsabili sia del terrorismo che della guerra dovranno rispondere a Dio, alla propria coscienza e alla storia per le vittime e le distruzioni che ne deriveranno. E in realtà, la guerra non è solo la sconfitta della diplomazia e della politica: è la sconfitta di tutta l’umanità.
Ora la guerra, purtroppo, è esplosa. Ma nessuno può restare indifferente o cedere alla rassegnazione. Noi cristiani continueremo ad annunziare e a testimoniare il Vangelo della pace e soprattutto a pregare il Dio della pace, il cui nome mai può essere invocato in modo blasfemo da una parte e dall’altra per benedire la violenza del terrorismo e della guerra.
E a far ricorso all’arma più disarmante, quella della preghiera, il Santo Padre invita tutti, ma particolarmente voi giovani, da lui chiamati ‘sentinelle del mattino’ e ora anche ‘sentinelle della pace’. Ed è significativo che abbia riconsegnato a voi giovani, in vista della Giornata Mondiale della Gioventù, la preghiera a lui particolarmente cara, perché cara al cuore di Maria, la Regina della Pace: il Santo Rosario.
Sentinelle della pace, carissime e carissimi giovani, sarete nella misura in cui accoglierete dentro di voi e fra di voi, nella famiglia e nella scuola, nel posto di lavoro e nella parrocchia, il dono divino della pace, che è amore vicendevole, accettazione, comprensione e rispetto reciproci, e soprattutto perdono e riconciliazione scambievole.
La sorgente della pace è la Croce di Cristo, che domina la nostra assemblea, dalla quale è venuta la vita e la gioia del mondo.
Per essere costruttori di pace bisogna essere in pace con se stessi. Fra poco voi esprimerete con segni molto efficaci il buio provocato nel mondo da ogni nostro peccato personale, che spegne le luci accese in noi da Dio col dono della vita quando siamo stati creati e col dono della grazia quando col Battesimo siamo stati rigenerati.
Solo lui potrà riaccendere queste luci, quando, col cuore sinceramente contrito e disposto a evitare il peccato, ci accostiamo al sacramento della Penitenza e Riconciliazione, nell’umile confessione delle nostre colpe: nell’assoluzione del ministro della Chiesa noi ritroviamo, col perdono, la gioia e la pace e ridiventiamo autentici costruttori di pace.