Arcidiocesi
di PALERMO

Festino di Santa Rosalia – Solenne Pontificale in Cattedrale

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Chiesa Cattedrale
15-07-2010

    1. Siamo grati al Signore perché anche quest’anno ci fa celebrare la nostra Santa Patrona Rosalia, nel giorno in cui facciamo memoria del rinvenimento delle sue reliquie sul Monte Pellegrino.
    Ci ritroviamo solennemente insieme, stamattina, nella nostra Chiesa Cattedrale, dinanzi all’Urna argentea che contiene i resti mortali della Santuzza, quei resti che il mio venerato predecessore, il Cardinale Giannettino Doria, acconsentì a portare in processione, e che cagionarono la prodigiosa liberazione di Palermo dalla terribile pestilenza del 1624.
    Un passaggio, quello delle reliquie di Santa Rosalia, che ricorderemo questa sera con la solenne processione lungo il Cassaro. Un passaggio che ‘ in termini di vita cristiana ‘ la Santuzza desidera poter fare nella nostra vita. Non è semplicemente la memoria di un miracolo del passato, ma è uno stimolo per il nostro presente, segnato dalle ferite di pestilenze antiche e nuove: il degrado morale e sociale, le relazioni spesso troppo impantanate nel rancore e nell’odio, la durezza dei cuori che ci rende ciechi e insensibili ai bisogni dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, un diffuso disimpegno sociale ed una sterile rassegnazione che spegne la speranza del cambiamento, e tinge di toni oscuri le tante ombre che gravano su un futuro di progresso e di pacifica convivenza di questa Città.
    In fondo, siamo qui per invocare da Rosalia un nuovo, prodigioso passaggio nella vita dei fedeli palermitani, nelle nostre parole, nelle nostre azioni, nella concretezza delle nostre giornate. Un passaggio necessario per recuperare quel cammino di fede e di santità che si richiede a chi, con il Battesimo, è diventato nuova creatura in Cristo.

    2. La prima lettura che abbiamo ascoltato, è tratta dal poema del Cantico dei Cantici. Ci ha presentato la straordinaria bellezza dello scambio d’amore tra due innamorati, che si cercano, si attendono, si parlano, spronandosi a vicenda alla novità. Nella storia d’amore fra questi due misteriosi personaggi la tradizione ha voluto da sempre vedere la passione con cui Cristo ha amato la Chiesa, sua Sposa. In particolare il poema è, per questo, il canto di quell’amore di dedizione totale nel quale il Signore intende incontrare ciascun membro del Corpo Mistico.
    La bellezza e l’altezza di questo incontro d’amore con Dio vale certamente per tutti i cristiani, chiamati alla santità. Ma in Rosalia, vergine eremita, tutto questo si è fatto particolarmente visibile e radicale. Ella ha ascoltato la voce dello Sposo preferendo consacrarsi a lui e a lui soltanto, e ritirandosi in una vita di preghiera e di penitenza prima nelle grotte della Quisquina e poi in quelle del Pellegrino, che accolse la donazione totale della sua esistenza fino alla fine della sua giornata terrena.

    Come l’innamorata del Cantico, Rosalia ha avvertito dentro di sé che Cristo la invitava ad una nuova stagione della sua vita.
    Non più l’inverno del Palazzo Reale, con la tristezza degli intrighi e la vanità della vita mondana. Piuttosto la luminosità del canto della preghiera e della lode, la dolcezza dei frutti del silenzio, il profumo dell’intimità con Dio (cf. Ct 2,11-13).
Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!’ (cf. Ct 2,10) Rosalia è stata capace di ‘alzarsi’, ossia di scomodarsi, di scegliere di mettere il Signore al primo posto pur tra le critiche ‘ così ci riferisce la tradizione ‘ di familiari ed amici.
    Il suo ‘passaggio’ in mezzo a noi ci ripropone il fulgido esempio di vita che ci lascia: esso ci interpella tutti. Quanto siamo stati capaci, e quanto lo siamo ogni giorno, di ‘alzarci’ dalle nostre pigrizie, dagli accomodamenti di una vita cristiana che arriva spesso alla mediocrità?
    Abbiamo davvero messo Dio al centro della nostra esistenza?
    Possiamo dire che le nostre scelte dipendano dal Vangelo in modo autentico e pieno?
    Ci impegniamo sul serio nella via dei Comandamenti di Dio, rinnegando il male personale e sociale, che ‘ siamo sinceri! ‘ ben conosciamo e riconosciamo?
    Possiamo dire di noi che quanto Rosalia realizzò nella sua vita eremitica, c’impegniamo a farlo nei nostri ambienti di vita, a casa, in famiglia, nei nostri condomini, nei nostri quartieri, al lavoro, per strada, e, soprattutto, nelle nostre comunità ecclesiali?

    Lasciatemi dire: il Festino ‘ come i palermitani amano chiamarlo con un diminutivo che esprime quanto ci tengono ‘ è davvero una gran bella festa! La festa del ‘passaggio’ della Santuzza in mezzo alla sua gente. Ma se questa festa non interpella e non scuote le nostre coscienze e il nostro torpore non ha senso.

    Sarebbe pura esteriorità, un vuoto formalismo con la parvenza di religiosità, ma che non imprime in noi il desiderio di divenire migliori, di incarnare la fede che diciamo di professare nella vita che abbiamo da vivere. Santa Rosalia che passa in mezzo a noi non ci indica che una sola strada: quella della santità.

    3. È un cammino di fedeltà al Battesimo. Ce ne ha parlato San Paolo, nella seconda lettura.
    Un cammino in cui affermare che la priorità da dare a Dio nella vita di ciascuno di noi e nel nostro vivere sociale, implica delle scelte ben precise: lasciar perdere la vanità e le logiche del mondo, eliminare quella autentica ‘spazzatura’ che ingombra le vie dell’amore a Dio e ai fratelli, e far di tutto per ‘guadagnare’ Cristo ed ‘essere trovati in lui’.
    Nella sua scelta radicale, la Santuzza ricercò il tesoro prezioso del rapporto con Cristo. Lasciò fuori tutto il resto, come fece San Paolo, come fecero i santi che la Chiesa ci propone continuamente come modelli, come anche noi siamo chiamati a fare.
    Non è questione da poco! Non si dimostra nemmeno con qualche atto religioso esterno! È una continua conversione del cuore che ci viene richiesta! È un impegno di tutta una vita! Lo stesso San Paolo ce lo ricorda: ‘Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù‘ (cf. Fil 3,12)
    Chi ‘ come Rosalia ‘ ci ha preceduto nel cammino di fede, è stato il primo a testimoniare che rinunciare alle suggestioni del male, spesso fascinosamente mascherate, non è facile.
Non è facile scegliere Dio: la ‘spazzatura’ dell’egoismo, dei desideri mondani, del materialismo sfrenato, del piacere senza limiti, non è mai immediatamente visibile. Specie se le coscienze sono intorpidite o ‘ peggio ‘ vinte dal vizio.
    Non possiamo far finta di nulla! L’attuale congiuntura storica segna un galoppante processo di scristianizzazione in corso, che è penetrato e penetra sempre più pericolosamente nella vita di tutti. Le famiglie si rivelano sempre più segnate dall’infedeltà coniugale e dalle divisioni che sono frutto dell’egoismo dei singoli: è pressoché nullo l’impegno per un’autentica comunione di vita che affronti i momenti problematici dello stare insieme.
    I giovani avvertono il disagio dell’incertezza del futuro. Emerge la pressante preoccupazione per la mancanza di posti di lavoro, e si registra una generale sfiducia nei confronti di una società che sembra non assicurare nessuna attenzione ad una pianificazione politica per garantire miglioramenti.
    Si naviga a vista, ma, intanto, il disagio giovanile si esprime in un irresponsabile ripiegamento verso le acque malsane e pestilenziali dell’alcol, delle droghe, del sesso, del gioco sfrenato.
    Il dibattito legislativo, socio-politico, culturale, economico sembra non tenere conto del sistema valoriale che garantisce la dignità della persona umana.
    Per costruire il Regno di Dio in mezzo agli uomini non posso stancarmi di rivolgere un pressante appello a riferirsi a quanto il Magistero della Chiesa ci propone con la sua Dottrina Sociale, troppo spesso poco conosciuta o inascoltata.
    La storia non può essere scritta senza le parole che Dio Creatore ha il diritto di pronunciare sulla creatura fatta a sua immagine e somiglianza. Tagliarlo fuori dall’orizzonte dell’uomo significa inevitabilmente snaturarne la dignità, tradirne l’identità.
    Il cammino che riporta Dio al centro della nostra vita, e dunque della nostra società da costruire e ricostruire, è certamente pieno di difficoltà e richiede nuovo slancio ogni giorno.
    Ma lo sguardo di fede, che fu di Santa Rosalia come di san Paolo, ci chiama ad un orizzonte più ampio: ‘So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesu‘ (Fil 3,13-14).
    È tempo che negli occhi di noi cristiani si legga questo sguardo di speranza, questa forza che viene dalla grazia dell’ascolto costante di Dio nella preghiera, questa coesione che trova nella comunione ecclesiale la sua più grande risorsa.

    Nella mediazione della Madre Chiesa, sentiamo la necessità di essere spronati e condotti in questo cammino cristiano. E lo saremo tutti il prossimo 3 ottobre, quando professeremo questa nostra fede guidati dal Santo Padre Benedetto XVI che verrà a visitare la nostra Città e incontrerà le Chiese di Sicilia per accogliere i passi che abbiamo fatto finora e indicare un orizzonte più ampio verso cui guardare, per incarnare sempre più il Vangelo soprattutto in quegli ambienti nei quali è necessario far crescere la speranza: nella concretezza della vita familiare e del mondo giovanile.

    Al Santo Padre, che visiterà la cappella delle reliquie della nostra Santuzza, promettiamo fin d’ora di mostrare il volto della nostra Palermo, quella nobilissima della sua ricchezza di fede, mentre attendiamo la sua illuminata parola e il suo abbraccio paterno.

    4. Concludo con il brano evangelico che ci ha presentato la parabola delle dieci vergini che attendono lo sposo per entrare con lui alla festa di nozze. Lo sposo ritarda e tutte si addormentano. Ma cinque hanno pensato bene di fare un’ottima scorta di olio per le proprie lampade. Solo esse, all’arrivo dello sposo, potranno entrare con lui alla festa. Alle altre è riservato un girovagare nel buio, nel cuore della notte.
    Rosalia è stata vergine sapiente perché con la sua vita ha saputo far tesoro dell’amore di Dio, e ha saputo attendere il Signore con il suo quotidiano desiderio di santità.

    Sul suo esempio, l’ ‘attesa’ di Cristo, cui ogni buon discepolo si rivolge e si prepara, deve farsi ‘attenzione’ a vivere ogni giorno facendo una sapiente scorta d’amore.
    È l’unica sapienza che il cristiano è chiamato ad avere. Il tesoro del Regno si conquista ogni giorno, facendo scorta di quell’olio di carità che è la tensione amorosa a Dio, e quella operosa nei confronti dei fratelli.
    ‘Alzate in alto lampade di luce‘ abbiamo cantato ieri sera nell’inno dei Primi Vespri. La carità è sempre luminosa, visibile, bella. La nostra Città deve riscoprire ogni giorno lo splendore della testimonianza di solidarietà con i fratelli, specie con coloro che soffrono l’incertezza economica o il disagio dell’emarginazione.
    È l’unico modo di entrare alla festa di nozze, di essere commensali di Cristo al banchetto del Regno, anticipato da questa Eucaristia di cui tutti ci nutriamo oggi.

    5. Ai piedi della Santuzza, oggi, come popolo palermitano, vogliamo fiduciosamente deporre le nostre intenzioni e presentare le nostre vite. Il difficile cammino di fede trova in lei una guida sicura, come con l’inno cantiamo spesso: ‘Tu il faro vigile di nostra fe’ ‘.

    Ma è con la certezza del suo esempio di vita che crediamo davvero che il Signore vuole farci nuovi i cuori, infondendo in noi il rinnovato slancio per guardare al futuro, e coraggio d’azione per vivere il presente.

    Ai tuoi piedi, amata Rosalia, che prendi nome dai fiori, e spandi il profumo del Cielo, la nostra nobile Città, si pone per chiederti di mostrarci la via di Dio.
    Nobile come la sua Patrona, Palermo lega il suo nome al tuo, Santuzza di rosa e di giglio, e continua oggi ad elevare il grido festoso che oggi e sempre vogliamo si faccia fiduciosa preghiera:
    Viva Palermo e Santa Rosalia!