Arcidiocesi
di PALERMO

Festino di Santa Rosalia – Processione

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Discorso a conclusione della Processione cittadina
15-07-2007

Carissimi.

Nel concludere la processione cittadina che ci ha visto così numerosi al seguito dell’Urna argentea contenente i resti delle ossa di santa Rosalia ritrovati nel 1624 e portati allora solennemente in processione per liberare la Città dalla peste, ho gli occhi pieni dei vostri volti e il mio cuore trabocca di gioia e commozione.
Palermo onora la sua Patrona, e continua a guardare a lei per riceverne un insegnamento di vita che riveste ancor oggi particolare attualità e significato.
Diverse volte ho affermato che, sin dal momento in cui il Santo Padre mi ha confidato il ministero di guidare questa Arcidiocesi, la Città di Palermo, con la sua storia e la sua gente, è entrata nella mia vicenda personale, è divenuta mia storia, si trova stabilmente nel mio cuore di Padre e Pastore. Oggi incontro questo fiume di folla che mi da testimonianza di una devozione forte nei confronti della Santuzza e di un profondo anelito di santità, quella stessa alla quale Rosalia non cessa di invitare i suoi concittadini, i palermitani.
Lungi dall’essere inerti e senza vita, le reliquie contenute in quest’Urna continuano a parlare alla nostra Città, perché giungono a noi come testimonianza viva della vita di una santa, la nostra santa, la Santuzza, come amiamo chiamarla. Rosalia è infatti, innanzitutto, fulgido esempio di santità, vergine ricolma della saggezza del Vangelo, donna forte che, docile alla chiamata del Signore, sceglie con coerenza e decisione di seguirlo e di farne il suo unico Sposo.
Queste ossa, ritrovate sul Monte Pellegrino, trascendono la limitata dimensione del tempo e raccontano di una giovane che ai fasti della corte normanna e agli agi di una vita comoda e sicura, sceglie la solitudine e l’incontro intimo e fecondo con il suo Signore, nella preghiera e nella penitenza.
Colpisce l’iscrizione che si ritrova in una grotta della Quisquina, prima dimora eremitica della Santa. La tradizione l’attribuisce a Rosalia, e in questo ‘nobile patto d’amor’ si legge in un latino incerto: ”amore Domini mei’in hoc antro habitari decrevi’ ‘ ‘Per amore del mio Signore ho deciso di abitare in questa grotta’. Possiamo affermare, senza allontanarci troppo dalla realtà, che fu sempre e solo questa la motivazione profonda che spinse Rosalia a ritirarsi anche sul Monte Pellegrino…