Arcidiocesi
di PALERMO

Festa di Maria SS. Odigitria – Giornata Sacerdotale Regionale Mariana

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Duomo di Enna
29-05-2012
Is 43,16-20; Lc 1,68-79; Lc 1,46-56
    1.D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata‘ (cf Lc 1,48). Nel Magnificat appena proclamato la Vergine Maria profetizza il futuro di una nuova generazione che proclama la sua beatitudine: in lei, Ancella del ‘sì’ e Madre di Cristo e della Chiesa l’Onnipotente ha compiuto grandi cose.

    Di questa nuova generazione che loda il Signore e proclama beata la Vergine Maria, oggi, in questa splendido Duomo, noi siamo immagine viva: la Vergine Maria, qui ad Enna invocata particolarmente sotto il titolo della ‘Madonna della Visitazione’, oggi, ancora una volta, gradisce che siamo noi a chiamarla ‘beata’.

    Noi che, nel sacerdozio ministeriale, riproponiamo il suo figlio Gesù, e che dunque siamo amorevolmente custoditi dal suo sguardo materno. Noi che, per il Dono immenso che ci è stato elargito sperimentiamo ‘ alla stregua di lei ‘ la ‘beatitudine’ di essere stati chiamati da Dio e di avere fatto germogliare nel terreno della nostra vita le ‘grandi cose’ fatte dall’Onnipotente.

    In questa tradizionale Giornata sacerdotale regionale mariana, che coinvolge i sacerdoti delle Chiese di Sicilia in occasione della Festa Liturgica di Maria SS. Odigitria, ci sentiamo quindi continuatori di quel primo Magnificat, ed uniamo a quello della Vergine il nostro, per il dono inestimabile del sacerdozio ministeriale che il Signore ci ha voluto elargire.

    Ringrazio per le parole che ci hanno rivolto nella Chiesa di San Marco, il Dott. Paolo Garofali, Sindaco di Enna, e S.E. Mons. Paolo Urso, Delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per il Clero.

    Mi è gradito, inoltre, ringraziare per l’accoglienza a noi tutti riservata S.E. Mons. Michele Pennisi, Padre e Pastore di questa porzione di gregge di Dio che è in Piazza Armerina, mentre saluto gli Eccellentissimi Confratelli nell’episcopato che hanno voluto onorare con la loro presenza questo appuntamento di grazia.

    Saluto soprattutto tutti i presbiteri provenienti dalle diverse diocesi: vi ringrazio perché, pur con le inevitabili difficoltà delle distanze, impreziosite oggi il mosaico della nostra fraternità con le tessere della vostra partecipazione, rendete più bella e sinfonica questa lode sacerdotale e mariana che tutti ci coinvolge.

    2. Nella Festa liturgica di Maria SS. Odigitria, patrona della Sicilia, nelle nostre Chiese ascoltiamo la voce forte del Signore che per bocca del profeta Isaia promette al suo popolo un nuovo esodo. Egli ricorda ad Israele la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e il passaggio attraverso il Mar Rosso: ‘aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti‘, come pure ‘fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi ad un tempo‘.

    Ora, al popolo che si trova in esilio in Babilonia, sulla scorta di questa fedeltà, Dio promette ancora una volta la liberazione, ma attraverso la terra ferma, e lo fa con un’immagine simile: ‘Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa‘.

    Il Signore non smette di stupire con la continua novità di cui è capace: ‘Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?‘. Dio agisce con assoluta libertà, e traccia strade dove la natura non li prevede, va oltre le ristrette visioni nelle quali l’uomo si arrocca o si deprime, risponde con generosità tracciando un cammino per l’uomo, mai sostituendosi al suo posto nel percorrerlo.

    Questa strada assolutamente sorprendente, questa ‘via nuova e vivente‘ (cf. Eb 10,20) che ci è stata donata dal Padre è Gesù Cristo. Egli è il cammino che porta l’uomo alla vita, il passaggio obbligato della sua esistenza. E la Vergine Maria, Odigitria, continua ad indicare il suo Figlio come strada unica, definitiva, piena, decisiva per giungere alla pienezza della vita.

    La Vergine Maria continua a rivolgere senza posa a noi la provocazione che fu del profeta: ‘Ecco una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?‘.

    Sì! C’è per tutti ‘ anche per noi sacerdoti ‘ il rischio di non accorgerci della novità di Dio che in Gesù Cristo ci offre un cammino sicuro. C’è il rischio di passare avanti superficialmente, snobbando la Via che è Gesù Cristo.

    3. Proprio questa visione superficiale e distratta del mondo contemporaneo, ha spinto il Santo Padre Benedetto XVI ad indire, per il prossimo 11 ottobre, un Anno della fede, come si legge nel Motu proprio Porta fidei, cui desidero oggi fare qualche riferimento.

    Fin dall’inizio del suo ministero, il Successore di Pietro non ha mancato di ricordare ‘l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo‘ (n.2).

    Siamo infatti immersi in un contesto storico, sociale, culturale e perfino ecclesiale nel quale si presenta ‘una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone‘ (n.2), e che non riconosce nella fede e nei valori da essa ispirati, quella forza e quella base sostanziale del cammino dell’uomo verso la salvezza.

    L’Anno della fede vuole essere ‘ nell’intenzione del Santo Padre ‘ un momento forte per affermare che ‘credere in Gesù Cristo è la vita per poter giungere in modo definitivo alla salvezza‘ (n.3). Un modo ‘ per dirla alla maniera del profeta Isaia ‘ per ribadire agli uomini la strada di Gesù Cristo che il Padre traccia nei deserti della vita.

    4. Il Magistero di Benedetto XVI, in continuità con quanto affermato dai suoi venerati predecessori, denuncia la preoccupazione di un uomo che, pur cercando la vita in pienezza, si accontenta di sterili surrogati ed idoli menzogneri. Il Papa non può però tacere che questa esigenza profonda di Vita, di Verità e di Amore inscritta nel cuore di ogni uomo, deve essere accompagnata dalla Chiesa, e in modo particolare da noi sacerdoti e vescovi. Scrive: ‘La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della pienezza‘ (n.2).

    Come fa la Vergine Odigitria, c’è un cammino che, nella nostra responsabilità sacerdotale, avvertiamo di dovere indicare all’uomo di oggi: ‘Ecco una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?‘. Da sacerdoti dobbiamo allora diventare sempre più ‘maestri di Vita’, non semplicisticamente in termini di moralismi o pastoralismi, ma indicando il Dio della Vita, della Vita in abbondanza elargita da Gesù, della Vita a cui accedere per mezzo della fede in Gesù.

    Maestri di Vita. Maestri della fede in Gesù, Dio della Vita in abbondanza, sull’esempio di Maria che, riempita del dono dello Spirito e per l’ascolto della Parola, da innamorata indica non più se stessa, ma Gesù, il Figlio, Odigitria appunto, perché ha percorso per prima la strada dell’abbandono fiducioso al Signore.

    Per questo nell’Anno della fede siamo soprattutto noi sacerdoti a dovere accogliere con entusiasmo la proposta del Santo Padre: ‘In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, ‘colui che dà origine alla fede e la porta a compimento’ (Eb 12,2) ‘ La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la potenza della sua Risurrezione‘ (n.13).

    Ci sentiamo cioè particolarmente interpellati nel far sì che questo Anno della fede sia per i credenti verso cui nutriamo una qualche forma di responsabilità, un’occasione autentica di conversione e rinnovamento, una riscoperta gioiosa del Battesimo, nel quale viene donata una vita nuova che plasma tutta l’esistenza umana sulla novità radicale della Morte e Risurrezione di Gesù.

    Come Maria e sull’esempio di Maria dovremo proporre l’apertura della strada sempre nuova di un radicale abbandono nella fede. Il Papa scrive: ‘Solo credendo la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio‘ (n.7). Come dire: solo camminando su questa strada cristica lo stesso cammino si fa più sicuro e liberante.

    5. Il secondo spunto di riflessione lo traiamo dal brano evangelico che questa solenne festa di Maria SS. Odigitria ci ha fatto proclamare: è il cantico del Magnificat.

    Mi pare, tuttavia, sempre di fondamentale importanza richiamare il contesto in cui questo cantico viene proclamato da Maria, specie in questo anno mariano indetto, qui ad Enna, per il secentesimo anniversario della proclamazione della Madonna della Visitazione a patrona della Città.

    Secondo la narrazione lucana, Maria ha appena ricevuto l’annuncio dell’angelo, e in lei il Verbo di Dio si è fatto carne in modo misterioso anche se concreto.

    Maria ha accolto una Parola che in lei ha germogliato a partire dal suo ‘eccomi!’ generoso, fatto di una totale disponibilità al disegno divino. Una Parola che si è fatta concreta proposta di vita. Una Parola alla quale ha prestato un ascolto non superficiale ma profondo, intimo e totale. La sua fede viene da questo ascolto senza ‘se’ e senza ‘ma’. Il Santo Padre lo sottolinea: ‘Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione (cfr Lc 1,38). Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui (cfr Lc 1,46-55)‘ (n.13).

    Questa fede, con la quale Maria accolse il Verbo, trova un risvolto concreto nell’andare di Maria verso la casa di Elisabetta, per condividere le ‘grandi cose’ ad opera dell’Onnipotente.

    Notiamo, infatti, che la lode di Dio per la meraviglia che sta fiorendo nella sua vita non sgorga nell’umile casa di Nazareth. Piuttosto Maria si reca dalla parente Elisabetta, affrontando il viaggio per recarsi nella regione montuosa ed è proprio nella casa di Zaccaria, di fronte ad Elisabetta ‘ che sotto l’azione dello Spirito la riconosce ‘Benedetta fra le donne’ e ‘Madre del Signore’ ‘ che la Vergine Maria canta il Magnificat. La fioritura delle meraviglie di Dio operate in lei, diviene incontro concreto fra due donne, e si fa lode sulla bocca e nel cuore della Vergine.

    Il contesto del Magnificat è dunque quello di un incontro, umano e sopranaturale ad un tempo, di due donne sotto la medesima azione dello Spirito anche se con missioni e caratteristiche differenti.

    Solo nella Visitazione la fede della Vergine viene condivisa e testimoniata e diviene incontro. E solo nell’incontro fiorisce la lode comune e il riconoscimento reciproco dell’opera di Dio: Magnificat anima mea Dominum’!

    6. Traendo spunto da questo incontro delle due donne, sento di riproporre quanto sta a cuore al Santo Padre in questo Anno della fede che si aprirà l’11 ottobre prossimo: l’unità sempre più chiara e solida fra fede e carità, fra fede e vita, fra fede e testimonianza.

    Il Papa sottolinea che il mandato che Cristo affida alla sua Chiesa è sempre nuovo: ‘Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede‘ (n.7).

    Ma questo impulso alla nuova evangelizzazione non può non provenire da una coerenza profonda e da un’unità solida fra la fede professata e la trasformazione profonda della persona, fino al punto che ciascuno si renda visibilmente testimone di un ‘di più’ che può cambiare la vita e la società, di qualla che lo stesso Benedetto XVI ha chiamato, nella sua Visita a Palermo, ‘forza dirompente del Vangelo‘.

    Scrive il Papa: ‘La conoscenza dei contenuti da credere non è sufficiente se poi il cuore, autentico sacrario della persona, non è aperto alla grazia che consente di avere occhi per guardare in profondità e comprendere che quanto è stato annunciato è la Parola di Dio‘ (n.10).

    Una fede, dunque, professata a parole deve necessariamente fondarsi in una adesione personale piena e generosa, per poi esprimersi ‘ quasi come sovrabbondanza traboccante ‘ in una carità operosa, in una sempre rinnovata volontà di incontro con l’altro.

    Sempre il Santo Padre scrive: ‘La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino‘ (n.14).

    Come Maria, la fede con cui, da sacerdoti, accogliamo il Signore nella nostra vita deve innanzitutto basarsi su un ascolto serio e sereno, costante e generoso, della Parola di Dio, come pure su un abbandono ad essa che sa intelligente e pieno di fiducia.

    Questa nostra fede, così fondata e corroborata, può davvero essere da modello per mettere uomini e donne del nostro tempo in un concreto cammino che è innanzitutto uno slancio di incontro con l’altro.

    Solo in questo incontro personale di carità, che, come nella casa di Zaccaria, può essere profondamente umano ma visitato dallo Spirito Santo, la fede professata risuona come lode a Dio per le sue meraviglie, come rinnovata risonanza di un Magnificat corale.

    Alla Parola ascoltata, la ‘serva del Signore’ (Lc 1,38) fece seguire il gesto d’amore: l’ascolto obbediente della Parola e la sua solidarietà operosa con i fratelli, fanno di Maria il modello relazionale per ogni uomo che risponde al Dio che parla.

    Il suo andare da Elisabetta, spinta dallo Spirito e feconda della Parola di vita, è pure esempio per noi sacerdoti, nelle nostre relazioni, perché possano essere autentica donazione a partire dalla parola ascoltata e dal Signore amato.

    L’Ancella del Signore invita la Chiesa e ciascuno di noi a lasciarci coinvolgere nel progetto d’amore del Padre e a porci a servizio del bene dei fratelli.

    Per questo, nell’esortazione apostolica Verbum Domini (30 settembre 2010), papa Benedetto XVI pone la Vergine nel cuore del rapporto tra Dio che parla e la Chiesa che porta la Parola di salvezza al mondo perché questo possa assaporare la gioia di un amore che solo Dio può dare.

    La Madre del Signore e Madre nostra è figura centrale nel mistero dell’Incarnazione salvifica, nel mistero della Chiesa portatrice di salvezza e di carità.

    Dall’ ‘io credo’ si può passare al ‘noi crediamo’, ma anche ad un ‘noi amiamo’: ‘Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo, in attesa di ‘nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia’ (2Pt 3,13; cfr Ap 21,1)‘ (n.14).

    7. Maria SS. Odigitria ci indichi sempre il suo Figlio, perché anche noi possiamo autenticamente e fedelmente indicarlo ai fratelli.

    Ci guidi sul cammino di un ascolto generoso della Parola che si fa incontro concreto con gli altri: così ella nel suo cuore grande ha condiviso il progetto di misericordia di Dio; così possiamo anche noi essere, sul suo esempio, collaboratori di questo medesimo progetto, nell’itinerario di fede comune che ce lo rivela ogni giorno e che ogni giorno ci fa cantare il nostro Magnificat.