Arcidiocesi
di PALERMO

Festa della Madonna della Milicia – Messaggio dell’Arcivescovo

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Altavilla Milicia
08-09-2010

    La processione del Quadro della Madonna della Milicia sosta, come è ormai tradizione, di fronte al balcone del Palazzo Comunale per un momento di comune riflessione. A questo desidera condurci la Vergine Maria: lei, Madre premurosa, vorrebbe i nostri cuori più attenti alla voce del Figlio suo, meno distratti dalle mille cose che rischiano spesso di disorientarci, quando non inquinano il nostro animo di tenebre.
    Maria, nella raffigurazione che la storia ha consegnato a questo Paese di Altavilla Milicia, è seduta su di un trono, ma tiene in braccio il Bambino Gesù, in piedi sulle sue ginocchia. Con la tenerezza che le è propria sembra quasi innalzare il Bimbo, fare lei da trono a Cristo, mostrarlo a tutti noi da una posizione privilegiata: le sue braccia materne.

    Carissimi fratelli e sorelle! La Vergine Maria è certamente contenta della nostra devozione a lei, della nostra fedele partecipazione mostrata in questi giorni ai pellegrinaggi e durante le sacre funzioni.
    Ma, mostrandoci suo Figlio, vorrebbe che fosse al di sopra di ogni cosa nei nostri pensieri, nelle nostre azioni, nei nostri modi di parlare, nella nostra valutazione della realtà. Ecco: il desiderio di Maria è che suo Figlio abbia in noi il primo posto, e cioè che la nostra fede in lui sia veramente la roccia su cui fondare la nostra vita, su cui edificare ogni istante della nostra esistenza!
Mostrandoci suo Figlio, e mostrandocelo sulle sue ginocchia, fra le sue braccia, per farlo stare in alto, la Vergine Maria ci chiede se nelle nostre piccole e grandi scelte quotidiane Cristo c’è, o se facciamo a meno di lui per ricordarcene solo nei momenti di bisogno o di devozione esteriore.
    Ci chiede se la nostra ricerca di ogni giorno si rivolge a lui ‘ ‘Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta‘ (cf. Mt 7,33) ‘ o se ci perdiamo a cercare mille altre sicurezze che ci fanno stare bene o ci rendono più tranquilli, almeno in apparenza, e da cui facciamo dipendere tutto il nostro futuro.
    È Maria che, stasera, ci chiede si ci stiamo confrontando seriamente con il ‘comandamento nuovo’ dell’amore, che vuol dire stima reciproca, affetto sincero, perdono dato e ricevuto anche a costo di dover perdere dal punto di vista umano per guadagnare un tesoro nei cieli.

    Anche noi, carissimi fratelli e sorelle, possiamo respirare facilmente un contesto socio-culturale che estromette Dio dalla vita dell’uomo, o che lo relega nell’ambito privato, delle scelte del singolo: la fede ‘ si sente dire ‘ non ha nulla da dire alla vita sociale.
    Anche noi potremmo vivere una fede’ che non si vede! Una fede che ha vergogna di mostrarsi in pubblico, che evitiamo di far diventare cambiamenti di vita autentici, rese di posizioni precise: di quanti silenzi noi che ci diciamo credenti siamo complici, specie nei confronti di temi come la sacralità della vita ‘ dal suo nascere fino al suo naturale spegnersi ‘ e la famiglia, futuro della nostra società e ‘piccola chiesa domestica’?
    Dove è veramente visibile questa fede che mette Dio al primo posto? Come stiamo costruendo il futuro, specie quello delle nuove generazioni, senza mettere Cristo come pietra angolare?
    È dei giorni scorsi il Messaggio del Santo Padre per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, il prossimo agosto 2011. Il Papa ‘ che tutti attendiamo a Palermo il prossimo 3 ottobre ‘ rivolge ai giovani parole precise e forti: ‘Il relativismo diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento. Voi giovani avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti fermi per fare le vostre scelte e costruire la vostra vita, come una giovane pianta ha bisogno di un solido sostegno finché crescono le radici, per diventare, poi, un albero robusto, capace di portare frutto‘.
    Ciò che il Santo Padre dice ai giovani coinvolge inevitabilmente tutti e ciascuno. È in gioco il futuro della nostra società, ma questo si costruisce con un presente saldamente ancorato alla fede!
    Bisogna essere convinti che un presente che rimette ogni giorno Dio al primo posto non toglie nulla all’autentica realizzazione dell’uomo, anzi la garantisce: il Creatore custodisce infatti le sue impronte presenti nella creatura fatta ‘a sua immagine e somiglianza’ e sviluppa le sue potenzialità rispettando i suoi diritti e la sua dignità.

    Questo significa far regnare Cristo nella nostra vita. È tempo che la nostra fede sia più autentica, più visibile, più incisiva nelle scelte dalle quali dipende il futuro della nostra società.
    Cristo va ricevuto nei nostri cuori come il vero Salvatore della nostra vita, il fondamento di ogni nostra gioia e il conforto di ogni nostro dolore. Va ricevuto ‘il primo’, al di sopra di ogni cosa, perché la nostra vita sia trasformata da lui in una vita ‘alta’, in una vita ‘risorta’.
    Così ci sprona a riceverlo sua Madre Maria, che nella raffigurazione del Quadro da tutti noi venerato, sembra donarcelo: in cima a tutti i nostri affetti e desideri, più in alto delle nostre basse inclinazioni, vittorioso sul peccato e sulla morte, ma umile e piccolo come Bambino, che chiede di potere entrare nella nostra vita ed attende da noi il ‘sì’ della nostra collaborazione.

    La Vergine Maria ci aiuti con la sua intercessione: dove le nostre braccia e il nostro cuore non arrivano per fragilità a mettere Cristo al primo posto, sia lei ad aiutarci metterlo ‘in alto’, a farlo regnare, a rendere la nostra vita sempre più conforme alla volontà di bene che Dio ha per noi.