Arcidiocesi
di PALERMO

Festa del Battesimo del Signore

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Giornata Mondiale del NMigrante e del Rifugiato
13-01-2008

    Fratelli e sorelle amati dal Signore ed a me carissimi!

    1. Respirando ancora la gioia del Santo Natale, sulla scia dello stupore con il quale abbiamo contemplato il Bambino di Betlemme, accudito con amore da Maria e Giuseppe, adorato con fede dai pastori e dai Magi, giungiamo oggi a celebrare il mistero di Gesù battezzato nel fiume Giordano da Giovanni.
    Sappiamo bene che egli non ha alcun bisogno di questo gesto di purificazione con il quale il Battista invita il popolo a convertirsi e a prepararsi alla venuta del Messia.
    Tuttavia Gesù, Verbo Eterno di Dio che, incarnandosi, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, continua a dimostrare la sua profonda solidarietà con gli uomini prendendo sulle sue spalle il peccato del mondo e condividendo così la nostra condizione di peccatori, bisognosi della misericordia di Dio.

    2. Tuttavia, nel battesimo di Gesù la solidarietà con l’umanità peccatrice è preludio di un nuovo e più grande evento. La voce di Dio annuncia: ‘Questi è il mio Figlio prediletto‘. Su Gesù scende lo Spirito, in forma di colomba, e dalle acque del Giordano comincia a rinascere quasi un’umanità nuova: in Cristo tutti possiamo essere chiamati figli del Padre, da lui amati e da lui prediletti.
    Le acque del Giordano anticipano le acque del fonte battesimale in cui la Chiesa genera sacramentalmente nuovi figli, e il diluvio del peccato e della morte viene annullato dalla nuova ed eterna alleanza in Cristo.

    3. L’icona del battesimo di Gesù si mostra particolarmente significativa in questo giorno in cui nella nostra Chiesa Cattedrale celebriamo la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato.
    La partecipazione delle numerose comunità di immigrati presenti nella nostra Città, dinanzi al Risorto che li accoglie in questo Tempio, è visibilizzazione concreta di quanto avvenuto nel battesimo di Gesù: l’umanità nuova che in lui ha origine è umanità di fratelli, unica famiglia di figli di Dio, in una varietà che esprime l’universalità della salvezza.
    Ce lo ha ricordato nella seconda lettura, il discorso di Pietro nella casa di Cornelio: ‘Dio non fa preferenze di persone‘. Egli non si basa sull’appartenenza etnica, sulla provenienza di popolo, sulla razza o sulla posizione sociale. Dio guarda piuttosto a quanto il cuore dell’uomo gli appartenga, a quanto ogni uomo si dispone, con l’intenzione e le opere, a vivere pienamente la vita di figlio di Dio.
    A tutti Cristo ha portato il vangelo della pace, la buona notizia della concordia che non è soltanto umana ma realmente divina. Unto di Jahwé, con mitezza e umiltà ‘ come profetizzato da Isaia ‘ ha annunziato la liberazione dell’uomo. Quella interiore, dalle tenebre del peccato e della morte, come pure quella esteriore, nella misura in cui il Vangelo modella la vita degli uomini e costruisce il Regno di Dio in mezzo a loro.

    4. Cristo ci sprona a lasciarci rigenerare dall’azione del Soffio divino e a crescere quotidianamente nel sentirci fratelli fra di noi, nell’aprirci reciprocamente l’uno ai bisogni dell’altro, nell’accogliere, in particolare, chi bussa alla porta del nostro cuore e della nostra società.
    Mentre si fanno sempre più evidenti i flussi di mobilità che la società globalizzata ci pone dinanzi, il volto del fenomeno migratorio diviene sempre più giovane. Per questo motivo il Santo Padre, Benedetto XVI, nel suo recente messaggio indirizzato in occasione di questa Giornata Mondiale del migrante, si è soffermato sul fenomeno dei ‘giovani migranti’ che, da un lato sono valide risorse intellettuali e umane che, purtroppo, vanno via dai Paesi d’origine, e dall’altro vivono la difficoltà di un pieno inserimento nei Paesi che li accolgono.
    Afferma il Papa: ‘La Chiesa guarda con singolare attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi di origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali. Proprio in ordine a ciò invito le comunità ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l’inserimento’.

    5. La nostra presenza attorno all’altare del Signore, nell’unica celebrazione dell’Eucaristia, sia per tutti noi la vera forza che continui a sostenere e guidare i nostri passi verso il compimento del disegno di Dio sull’umana famiglia. Il Dio della pace e della concordia, che si è fatto per noi accoglienza, ci liberi dai pregiudizi, e ci renda attivamente consapevoli della dignità di figli, riconosciuta in noi e nei fratelli che ci stanno accanto.

    DOPO L’ORAZIONE POST COMMUNIO
    Mentre ringrazio per la significativa presenza Mons. Piergiorgio Saviola, Direttore Generale della Migrantes, e Mons. Piero Gabella, Responsabile dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale dei Rom e dei Sinti, auspico che la forza ricevuta dall’Eucaristia celebrata sproni sempre più a continuare il lavoro svolto e ad aprire nuovi cammini fecondati dallo Spirito.