Arcidiocesi
di PALERMO

380° Festino di Santa Rosalia Piazza Marina

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Messaggio alla Città
15-07-2004

    Carissime palermitane, carissimi palermitani.

1. Questa notte, grazie anche all’organizzazione artistica del Festino tanto aderente alla realtà storica, abbiamo rivissuto con emozione e con gioia una delle pagine più tragiche ed esaltanti della nostra storia, la liberazione di Palermo dalla peste, in concomitanza col ritrovamento delle ossa di S. Rosalia, riconosciute autentiche dal mio grande e venerato predecessore, il Card. Giannettino Doria.
    Questa mattina, nella nostra Cattedrale, abbiamo ringraziato il Signore per quell’evento di grazia che segnò la rinascita della nostra Città.
    Questa sera, ancora una volta, abbiamo espresso il nostro amore alla nostra Santuzza, portando in processione le sue reliquie. Abbiamo attestato così la volontà di camminare con lei alla sequela di Cristo per i difficili sentieri della storia verso il traguardo definitivo della nostra esistenza, la comunione perfetta ed eterna con Dio.

2. Del Festino, pertanto, sorelle e fratelli carissimi, cogliamo il significato più vero, quello di un memoriale, del ricordo cioè di un evento passato che si rivive nel presente e ci proietta nel futuro: la liberazione dai mali personali e sociali che affliggono la nostra Città e un rinnovato sussulto d’impegno per ricostruirla continuamente, valorizzando al massimo le grandi capacità umane delle quali il Signore l’ha dotata e col concorso di tutti.
    S. Rosalia c’invita a guardare con fiducia, senza scoraggiamenti, senza rassegnazione, al futuro della nostra Città.
    Dicevo l’altro giorno, durante la Messa celebrata al Palazzo delle Aquile, che anche a Palermo i sogni più difficili possono diventare realtà, come realtà è la recente promozione del Palermo in Serie A: un evento che ci ha riempiti tutti di gioia e ha unito tutta la Città in un legittimo e incontenibile tripudio di festa senza divisioni, senza steccati e senza barriere.
    Ma anche di questo evento dobbiamo cogliere il significato più impegnativo e stimolante: l’auspicio cioè che tutta la nostra Città vada avanti, sia promossa in serie A in ogni sua espressione, religiosa, morale, civile, politica, economica, sociale. È questo il messaggio che S. Rosalia ci rivolge e che noi non possiamo non accogliere se siamo veramente devoti suoi.

3. Alla nostra Chiesa palermitana S. Rosalia rivolge l’invito del Signore Gesù a prendere il largo verso gli alti orizzonti della santità e le nuove frontiere della missione, come doverosa risposta ai doni concessi dal Signore in questo Anno Eucaristico, primo fra tutti la recente Ordinazione di nove sacerdoti, segno di fecondità della nostra Chiesa.
    È l’invito a rinnovare il volto missionario delle nostre parrocchie, perché, in un contesto caratterizzato da rapidi e profondi cambiamenti e da un crescente pluralismo culturale, etnico e religioso, annunzino fedelmente il Vangelo e si mettano a servizio di tutti, ma in modo particolare degli ultimi e dei poveri, con i quali Gesù ha voluto identificarsi.

4. La maggiore vitalità missionaria delle nostre parrocchie sarà un contributo notevole al rinnovamento morale e sociale della nostra Città.
    Una Città di serie A deve caratterizzarsi anzitutto per il culto della legalità, di questo valore fondamentale della convivenza ordinata e serena, che purtroppo fa fatica a entrare nella mentalità e nella prassi, nella cultura e nella vita.
    Non possiamo, infatti, ignorare che è proprio la crisi della legalità alla base di tanti mali sociali che, come terribili pesti del nostro tempo, turbano, avvelenano, rendono insicura la nostra vita: è da questi mali che S. Rosalia ci invita a liberarci.
    E come? Dobbiamo, anzitutto, liberarci del peccato, che è la radice oscura di tutte le pesti morali e di tutti i mali sociali che ci affliggono.
    E la liberazione dal peccato è un dono della misericordia di Dio che s’incontra con la nostra miseria soprattutto nel Sacramento della Penitenza, detto più comunemente della Confessione, approdo della vera conversione che deve caratterizzare l’autentica devozione a S. Rosalia.     La quale, volle ritirarsi sul monte per sostenere con una vita di preghiera e di penitenza il cammino di conversione di noi Palermitani in ogni tempo e in ogni situazione. Ci invita, pertanto, ad accostarci a questo Sacramento frequentemente e con le dovute disposizioni.

5. Indubbiamente la peste morale e sociale che più inquina il nostro territorio è il bubbone tentacolare della mafia con tutte le sue perverse proliferazioni, come il racket delle estorsioni, l’usura e l’infame traffico della droga.
    Non mi stanco, tuttavia, di ripetere che è indebito, ingiusto e doppiamente penalizzante identificare con essa la nostra Città, cosi ricca di valori, di bontà e di volontariato.
    Ma non mi stanco, anche, di ripetere che questo bubbone va combattuto con decisione, con fermezza, con impegno concorde e unitario delle istituzioni e dei cittadini, senza mai abbassare la guardia e cercando di eliminare quei disagi sociali che possono favorirla, come la disoccupazione, soprattutto giovanile, le forme antiche e nuove di povertà, la dispersione scolastica, il degrado sociale di certi quartieri.
    Come pastore, che non ha mai taciuto sulla gravità di questo flagello, sento il dovere di ribadire, a scanso di facili e pericolosi equivoci, che la mafia è incompatibile col Vangelo, con la fede cristiana e con l’autentica religiosità.
    Essa, come ha affermato coraggiosamente e lucidamente tutto l’Episcopato siciliano, ‘appartiene al regno del peccato, è una struttura di peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del Maligno’. Per questa ragione “tutti coloro che, in qualsiasi modo, deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo, che è il Vangelo della vita e dell’amore, e, per conseguenza, di essere fuori della comunione della Chiesa”.
    Certamente questo non significa che essi non possano e non debbano rientrarvi attraverso la conversione del cuore. Anzi per questo io prego ogni giorno e ad essi mi sento spiritualmente vicino con l’amore di Gesù Cristo buon Pastore, che ha detto di essere venuto non per i giusti ma per i peccatori, è andato in cerca della pecora perduta e ha fatto festa quando l’ha ritrovata.
    Ma la conversione deve essere autentica e sincera. Comporta, cioè, un cambiamento di mentalità e di vita. Esige il passaggio dalla cultura dell’odio e della morte a quella evangelica dell’amore e del rispetto della vita. Esige il riconoscimento e la detestazione sincera del male commesso, la volontà risoluta di non commetterlo più, di riparare i danni arrecati alle persone, alle famiglie e alla società, rimettendosi anche alle legittime istanze della giustizia umana. Il peccato ha sempre una rilevanza sociale, e quello della mafia è addirittura una struttura di peccato.

6. Sorelle e fratelli carissimi,
la via della liberazione dalla peste del peccato è l’osservanza della legge di Dio, fondamento sicuro e costitutivo immutabile di ogni legge umana: non un peso che coarta la nostra libertà, ma una grazia che la sostiene e una forza che la potenzia.
    ‘Chi mi ama ‘ ha detto Gesù ‘ osserva i miei comandamenti’, e questi si riassumono nel comandamento dell’amore vicendevole che egli ha lasciato come tessera di riconoscimento dei suoi discepoli: e solo se lo mettiamo in pratica, possiamo dirci autenticamente cristiani.
    Mettendo in pratica il comandamento nuovo dell’amore vicendevole, che consiste in concreto nella regola d’oro, ‘fare agli altri ciò che vorremmo fatto a noi e non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi’, saremo in grado di portare la nostra Città nella serie A della vita morale, civica e sociale, di rinnovarla sul fondamento della cultura della vita e dell’amore.
    E’ la cultura che rifugge dall’odio, dal rancore, dalle contese, dalle lotte, dagli imbrogli, dagli intrighi, dai sospetti, dalle malignità, dalle maldicenze, dalle calunnie, dai razzismi, dalle intolleranze, dalle prepotenze, dalle gelosie, dalle invidie, dalle violenze, dalle ritorsioni, dalle vendette.
    E’ la cultura che apre all’altruismo, all’accoglienza, all’ospitalità, alla solidarietà, alla generosità, alla tolleranza, alla condivisione, alla verità, al rispetto, alla comprensione, alla comprensione, all’accettazione, alla sopportazione e al perdono reciproci.

7. E tutto questo a cominciare dalla famiglia, oggi come non mai attraversata da una grave crisi di identità, favorita da quanti cercano di scardinarla dal suo naturale fondamento costitutivo, il matrimonio, ossia l’unione stabile e indissolubile di un uomo e di una donna per una comunione di amore e di vita, o di dissolverla giustificando o addirittura esaltando i tarli che la corrodono, come l’infedeltà e l’adulterio, le separazioni e i divorzi, a danno soprattutto dei figli, le vittime innocenti dell’egoismo etichettato di amore. Il fatto che tanti delitti e abusi avvengono all’interno della famiglia non può lasciarci indifferenti.
    S. Rosalia c’invita a rispettare, a difendere, a salvare la famiglia se vogliamo salvare la società, con particolare attenzione ai minori,agli anziani, ai malati e ai disabili, che le istituzioni hanno il dovere di privilegiare nelle finanziarie, come anche i senza-casa.

8. La cultura dell’amore è anche la cultura della vita, di questo dono stupendo del Creatore, che va accolto con gratitudine, custodito con cura, promosso in tutte le sue esigenze fisiche e spirituali, culturali e sociali, religiose e morali, e mai rifiutato o negato, e neppure preteso ad ogni costo manipolandone le sorgenti.
    La cultura della vita rifugge da ogni attentato a questo bene supremo dell’uomo, dall’aborto alla eutanasia, dall’omicidio al suicidio, dall’alcolismo, purtroppo in crescita anche tra i giovanissimi, all’uso della droga, che sta diventando una calamità sociale sempre più grave, favorita dal mercato malavitoso disumano come quello ancora più grave della tratta delle schiave per favorire la prostituzione, questo fenomeno abominevole, che fa scempio della dignità della donna e getta nella vergogna quanti la calpestano col denaro.
    Sono terribili pesti sociali che favoriscono nuove forme di sofferenza, per cui vanno estirpate con la mobilitazione di tutte le forze sane, che, grazie a Dio, sono la maggioranza.

9. E’ quanto chiediamo, sorelle e fratelli carissimi a S. Rosalia, mentre ci prepariamo alla celebrazione del 150° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, che 380 anni fa, nello stesso anno e sotto il governo dello stesso Cardinale di S. Rosalia, Giannettino Doria, il Senato Palermitano giurò di difendere sino alla morte.
    Nella tela della Madonna del Rosario di Van Dyck, che si conserva nell’Oratorio del Rosario, il pittore fiammingo ha voluto ritrarre S. Rosalia ai piedi della Vergine del Rosario. Nella recita di questa preghiera tanto cara a Maria la nostra Santuzza ci indica un mezzo efficacissimo per essere aiutati a liberarci dalla peste del peccato e a far trionfare in noi, nelle nostre famiglie e nella nostra Città il bene sul male, la vita sulla morte.

10. Sostenuta dalla protezione dell’Immacolata e di S. Rosalia, Palermo amatissima, non ti scoraggiare, vai avanti con fiducia, con decisione, con determinazione, con lungimiranza, con impegno concreto e corale.
    Nella tua lunga e gloriosa storia hai conosciuto momenti oscuri, carichi di lacrime e di sangue, che potevano indurti alla rassegnazione e alla resa. Ma tu non ti sei rassegnata. Tu non ti sei arresa. Dopo il lutto di ogni peste tu hai sempre cantato la gioia della guarigione e della liberazione.
    Forte delle radici cristiane ereditate da duemila anni e che non puoi dimenticare, fiduciosa in Dio e nelle tue eccezionali capacità non sempre, purtroppo, adeguatamente valorizzate, costruisci il tuo futuro sugli autentici e immutabili valori umani che nel Vangelo di quella Croce che S. Rosalia ti addita hanno pienezza di significato e di contenuto. La Santuzza te lo ricorda costantemente dall’alto del Montepellegrino, perché vuole che tu torni ad essere quella ‘Città felicissima’ come sei stata salutata nel passato.
    È questo l’augurio che ogni giorno con tanto affetto traduco in preghiera per Te, e che oggi esprimo con gioia, unendomi al coro festoso dei palermitani veraci: ‘Evviva Palermo e S. Rosalia’.