Arcidiocesi
di PALERMO

“Tutto può cambiare” riflessione tra passato e futuro di un uomo

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Il suo nome è legato alla Comunità di Sant’Egidio, un sodalizio di impegno maturato nelle periferie umane e urbane del mondo. Questa storia così densa di impegni, vissuta con profondità di Fede cristiana da Andrea Riccardi, viene raccontata in “Tutto può cambiare” un libro intervista, anzi una conversazione, con il raffinato teologo don Massimo Naro, docente presso la Facoltà teologica di Sicilia.
Il libro è stato presentato a Palermo nella splendida cornice della Chiesa di Santa Maria della Catena, capolavoro rinascimentale di Matteo Carnalivari, davanti ad un’affollata assemblea, alla presenza dell’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice. L’iniziativa è stata organizzata dall’Arcidiocesi di Palermo, dalle Edizioni San Paolo e dalla Comunità di Sant’Egidio.
Il libro è una riflessione tra passato e futuro di un uomo che crede nell’uomo e che trova soluzioni per vivere la complessità del presente in un cristianesimo moderno rivolto al futuro.
Con garbo e sapienza ne ha illustrato i contenuti lo stesso Andrea Riccardi che, parlando dell’esperienza di Sant’Egidio e dei suoi cinquant’anni dalla fondazione ha ribadito la necessità di essere “consapevoli che il passato c’entra con il presente non meno di quanto il presente c’entri con il passato”.
Riflessione dunque sulle origini ma anche proiezioni sul futuro; un futuro su cui si addensano le paure del cambiamento indotte da una globalizzazione che, troppo spesso, non trova una corretta interpretazione.
Anche Massimo Naro, docente presso la Facoltà teologica di Sicilia, vero e proprio coautore piuttosto che intervistatore, ha dato una sua interpretazione dell’opera evidenziando in modo chiaro dalla lettura delle pagine del libro. Naro ha sottolineato che non si tratta di un libro intervista, ma di un conversare insieme, per incrociare storie e riflessioni nella consapevolezza di puntare ad aspirazioni alte, dove le radici profonde sostanziano l’impegno, nel caso in specie della Comunità di Sant’Egidio. Ed ancora di guardare al lavoro come spinta ad “andare avanti”, culturalmente e spiritualmente guardando alla realtà in trasformazione facendosi soggetti del cambiamento.