Arcidiocesi
di PALERMO

La Consulta nazionale antiusura in Vaticano

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“L’usura umilia e uccide. L’usura è un male antico e purtroppo ancora sommerso che, come un serpente, strangola le vittime”. Lo ha affermato Papa Francesco ricevendo nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico i membri della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II” e tra questi alcuni rappresentanti dell’Arcidiocesi di Palermo, guidati dal responsabile del Centro antiusura “Santi Mamiliano e Rosalia”, Vittorio Alfisi.
“Il vostro percorso di lotta all’usura – ha riconosciuto il Papa – diventa sempre più qualificato e concreto con l’esperienza e con la costituzione di nuove Fondazioni distribuite su tutto il territorio nazionale attraverso centinaia di Centri di ascolto. Sono presìdi, scuole di umanità e di educazione alla legalità, frutto di una sensibilità che trova nella Parola di Dio la sua illuminante ispirazione e che opera silenziosamente e faticosamente nelle coscienze delle persone – ha continuato Francesco, ricordando che “nei vostri primi ventisei anni di servizio avete salvato dalla morsa del debito usurario e dal rischio dell’usura oltre 25mila famiglie; salvando loro la casa, e talvolta la piccola azienda, le avete aiutate a ritrovare la dignità di cui erano state espropriate. E questo merita grande riconoscenza”.
Rispetto alla “piaga” dell’usura, il Papa ha affermato che “bisogna prevenirla, sottraendo le persone alla patologia del debito fatto per la sussistenza o per salvare l’azienda. E si può prevenirla educando ad uno stile di vita sobrio, che sappia distinguere tra ciò che è superfluo e ciò che è necessario e che responsabilizzi a non contrarre debiti per procurarsi cose alle quali si potrebbe rinunciare”. Per questo, ha notato Francesco, “è importante recuperare le virtù della povertà e del sacrificio”. Inoltre, “è necessario formare una mentalità improntata alla legalità e all’onestà, nei singoli e nelle istituzioni” così come “incrementare la presenza di un volontariato motivato e disponibile verso i bisognosi, perché questi si sentano ascoltati, consigliati, guidati, per risollevarsi dalla loro condizione umiliante”.