Arcidiocesi
di PALERMO

Il volto di una Chiesa povera: “Condividere tutte le marginalità”

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Presentato il libro dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. "La Chiesa povera è quella che condivide tutte le marginalità: povertà materiale e spirituale, ferite, solitudini ed egoismi che portano alla desolazione esistenziale"
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PALERMO – Una Chiesa che nella testimonianza di Gesù sia sempre più operaia, affinchè con efficacia di segni e di parole, possa avere il volto dei poveri ed essere per i poveri. E’ uno degli obiettivi forti, che fin dall’inizio del suo pontificato, come si evince anche dalla Evangelii Gaudium, papa Francesco cerca di portare avanti insieme ad azioni e richieste forti rivolte a tutta la comunità dei cristiani. Ed è quello che emerge pure dal libro scritto dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice “Il volto di una Chiesa povera. L’ecclesiologia conciliare di Evangelii Gaudium” presentato nei giorni scorsi presso il salone della chiesa Maria Santissima Madre della Chiesa. Una iniziativa promossa dalla Scuola Teologica “San Luca evangelista, dalla Caritas diocesana di Palermo, dalla Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali e dall’associazione cultuale “KK onlus”.

E’ arrivato il momento in cui bisogna veramente sognare e disegnare questo nuovo volto di chiesa nella quale la povertà diventa un fatto edificante del nostro essere stati salvati da Cristo che per noi si è fatto povero e ci è apparso in tutta la sua nudità – continua la prof.ssa Militello -. La parola deve diventare umile e semplice e lontana da chi crogiola la propria fede in alchimie varie, che io definisco teo-ideologia. Penso anche che, chi ha il dono di trasmettere il messaggio di Cristo, facendosi mediatore di una parola umile e libera, ha una saggezza che spesso è frutto di discernimento, approfondimento e di forte spiritualità. Ricordiamoci, poi, che anche i poveri sono pure portatori di una loro cultura e non a caso papa Francesco ci dice che dobbiamo farci evangelizzare dai poveri. Don Corrado in questo libro ci mostra anche come  papa Francesco che al Concilio Vaticano II non ha partecipato ne riesce però ad essere autentico interprete raccogliendone tutta la più significativa eredità. Il volto nuovo della chiesa oggi deve passare inevitabilmente  proprio da quanto espresso dal Concilio Vaticano II “.”La povertà nella sua complessità ha certamente scenari e significati diversi – afferma Cettina Militello del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma -. La questione dei poveri è una emergenza del mondo ed è prima di tutto conseguenza di un peccato strutturale che è legato al nostro modo di fare economia e di intendere la gerarchia sociale. Gesù ci dice che nessuno di noi possiede qualcosa perchè tutto è dono. Il problema è che nel mettere in circolo il dono non possiamo più continuare a pensare la povertà reale soltanto in termini paternalistici o filantropici. Il grido dei poveri chiede di essere fatto nostro. La chiesa pertanto si deve impegnare e nel testo di don Corrado, attraverso diverse citazioni dell’Evangelii Gaudium, c’è questo invito concreto a farlo a tutti i livelli”.

Sulla stessa linea di pensiero è anche il biblista Carmelo Raspa. “Anche la parola deve subire oggi una ulteriore Kenosis cioè una ulteriore svuotamento, per essere ridetta in un altro linguaggio – afferma Carmelo Raspa dell’istituto teologico San Paolo di Catania -. Per fare questo, come dice Corrado Lorefice sulla scia del pensiero di papa Francesco, occorre una condivisione del vissuto dell’uomo in tutti i suoi aspetti attraverso l’ascolto e la preghiera, che sono i luoghi sorgivi della chiesa dove si esprime tutta la freschezza della buona novella. Dal Cristo povero, che si è fatto servo per essere in comunione con gli uomini, scaturisce la chiesa come identità e missione. La povertà oggi è diversificata sia numericamente che tipologicamente. La povertà può però essere frutto di una ingiustizia sociale dentro e fuori la chiesa. L’umiltà e lo svuotamento sono virtù di chi sta sopra. Nel libro si parla di una parola che sia povera in quanto sappia andare nella parte più profonda  dell’uomo. Ricordiamoci che c’è una umanità che è il luogo in cui le parole del Vangelo si sono incarnate in tutta la diversità di voci e di espressioni”.

Il percorso per una chiesa nuova, che si faccia sempre più prossima all’uomo,b è lungo e non sempre facile ma nel libro di mons. Corrado Lorefice emerge una prima traccia della via che, in questo periodo storico, sta cercando di indicare papa Francesco attraverso i documenti come l’Evangelii Gaudium. “Oggi bisogna partire da una chiesa che ha il coraggio – sottolinea l’arcivescovo Corrado Lorefice – di attingere al messaggio più autentico di Cristo povero e servo. Gesù che prima di tutto annunzia un modo di porre le relazioni, facendosi povero e soprattutto uomo come noi scambiando addirittura la nostra stessa condizione. Questo è un elemento costitutivo di tutta la vita di noi cristiani. Una chiesa che riflette il volto di Cristo è certamente una chiesa che lo segue nelle stesse orme, nello stesso stile di stare in mezzo alla gente e di toccare la concretezza della vita degli uomini assumendone anche le ferite ed i bisogni. Per fare questo mentalmente non si può essere ricchi. Quando parliamo di ricchezza parliamo soprattutto di una chiesa che si spoglia anche di ogni mentalità di potere. Una chiesa più operaia che segue Gesù nel suo stesso stile umano. La chiesa povera è quella che condivide tutte le marginalità: povertà materiale e spirituale, ferite esistenziali, solitudini, abbandoni ed egoismi che portano alla desolazione esistenziale delle persone”. (Serena Termini)

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