Arcidiocesi
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Il bel paese degli imbroglioni: cosa imparare dal disastro di Rigopiano

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I chiaroscuri di Giuseppe Savagnone
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Adistanza di quasi di un anno, la verità sul disastro di Rigopiano emerge finalmente nella sua tragica completezza. Ricordiamo i fatti.Era il 18 gennaio 2017. Una slavina staccatasi dal monte Siella investiva l’Hotel Rigopiano, a Farindola, dove si trovavano 28 ospiti e 12 membri del personale. Il bilancio finale era di 29 vittime.

Già allora era emerso che il disastro non era frutto di una imprevedibile fatalità, ma aveva alla sua origine precise responsabilità umane. Ora i periti della Procura di Pescara hanno presentato la loro relazione, che lo conferma pienamente. Da essa risulta che l’Hotel era stato costruito a valle di un grande canalone di montagna, che rendeva possibile la caduta di valanghe, e non poteva quindi avere l’autorizzazione richiesta dalla legge. Per ottenere la licenza – dice la relazione – furono presentate carte e fotografie false. In questo modo una struttura che in origine era un vecchio casolare di montagna, era stata trasformata in un Hotel a quattro stelle dotato di tutti i confort, tra cui centro benessere e piscina.

Che si trattasse di un chiaro abuso edilizio lo aveva già sostenuto nel 2008 il pm di Pescara Gennaro Varone, che aveva ipotizzato il reato di corruzione per 7 persone, tra responsabili della società titolare del progetto e amministrazione comunale. Secondo l’accusa, gli amministratori locali, in cambio della delibera, avrebbero incassato la “promessa di un versamento di denaro destinato al finanziamento del partito” di appartenenza (il Pd). I consiglieri e gli assessori del tempo avrebbero inoltre ottenuto dai titolare della società “assunzioni preferenziali per i propri protetti”.

Ma dopo otto anni di indagini e udienze, proprio a fine 2016, tutti gli imputati erano stati prosciolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Il reato era stato comunque prescritto nell’aprile 2016. Nel frattempo la Del Rosso srl, originariamente titolare dell’albergo, era fallita e lo aveva ceduto alla Gran Sasso Resort. Che, dopo la sentenza, aveva ringraziato giudici e abitanti con manifesti natalizi: “Hotel Rigopiano: assolti con formula piena. Buon Natale e felice 2017”. Pochi giorni dopo il disastro e i 29 morti.

Da notare che il comportamento truffaldino dei gestori dell’ Hotel non si era fermato al momento della sua costruzione. Ai primi dell’anno, l’allerta meteo era già stato lanciato. Eppure, a pochi giorni dalla valanga che il 18 gennaio avrebbe sepolto Rigopiano, sul profilo Facebook della struttura venivano caricate e diffuse le immagini che pubblicizzavano le offerte per le vacanze di gennaio e del ponte dell’Epifania.

Per quanto dolorosa, questa storia non sarebbe così tragica se non fosse uno spaccato, in miniatura, dell’andazzo delle cose in Italia. In una sua tagliente canzone, in origine dedicata presumibilmente al Sud, ma ormai valida per tutto il territorio nazionale, Giorgio Gaber cantava:

Conosci quel paese
dove fioriscono aranci e limoni
e vivono tranquilli gli imbroglioni.

Si incomincia presto
da bambini imbrogli piccolini
per renderla un poco più bella
si cambiano i voti alla pagella.

A sedici anni il cuore poi si infiamma
di nascosto a babbo e mamma
e si sfogano gli istinti della razza
imbrogliando la prima ragazza.

Conosci quel paese
dove c’è il sole il mare ci son tanti suoni
e vivono tranquilli gli imbroglioni.

A vent’anni ci si dà da fare
per saltare il militare
con l’imbroglio da un buon fornitore
ti fai dar la laurea da dottore.

A trent’anni c’è la famiglia
e si imbroglia anche la moglie
per tenere in piedi la baracca
c’è il solito sistema della patacca.

Conosci quel paese
amori ardenti e folli passioni
e vivono tranquilli gli imbroglioni.

 A quarant’anni esperti del mestiere
si è fatti cavaliere
se non scivoli su bucce di banane
imbrogli il fisco e le dogane.

Il riferimento al “cavaliere” non suona casuale. Uno dei principali protagonisti della vita pubblica del nostro paese, nel corso della Seconda Repubblica, Silvio Berlusconi, detto “il cavaliere”, ha visto la sua carriera politica scandita da processi penali, evitando in più di un caso le relative condanne o grazie a cambiamenti da lui stesso apportati alla legislazione (le cosiddette “leggi da personam”), o per prescrizione. Finché non è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita. Insomma, per essere un imbroglione.

L’aspetto tragico della vicenda sta nel fatto che, come nel caso di Rigopiano, tutti sapevano. Ma votavano egualmente per lui. E la tragedia si sta trasformando in farsa in questi ultimi mesi, perché Berlusconi torna ad essere, a furor di popolo, il protagonista della scena politica e si propone come arbitro del futuro del nostro paese. Ora, in questo contesto, chi volete che, in futuro, si ponga problemi nel costruire un albergo a rischio di disastri, falsificando le carte e corrompendo i politici che devono autorizzarlo? Peggio per i disgraziati che si troveranno a essere travolti dalla prossima valanga. Il paese degli imbroglioni.