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Numero speciale marzo 2017   versione testuale
Il discernimento

Il tema del discernimento è uno degli argomenti su cui torna spesso papa Francesco, basti pensare anche al sinodo annunciato “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Non sono pochi, inoltre, i passi sul discernimento dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia (AL), il documento che state studiando e cercando di fare vostro.
Come papa Francesco ha avuto modo di dire: «La Chiesa oggi ha bisogno di crescere nella capacità di discernimento spirituale. E soprattutto i sacerdoti ne hanno davvero bisogno per il loro ministero... perché possano davvero aiutare le persone nella loro vita concreta», e aggiunge anche: «La direzione spirituale non è un carisma solamente sacerdotale, ma anche laicale, è vero. Ma bisogna insegnare questo soprattutto ai sacerdoti, aiutarli… nella dinamica del discernimento pastorale, che rispetta il diritto, ma sa andare oltre».2 
È quindi a noi sacerdoti che papa Francesco pensa quando chiede che la Chiesa cresca nella capacità di discernimento. Ed è importante prendere coscienza del fatto che se come presbiteri non ci abituiamo a entrare in un dialogo profondo e intimo con il Signore, non possiamo neanche pensare e sperare che le persone che accompagniamo si muovano allo stesso modo. Deve essere chiaro che noi, con il nostro modo di pensare e agire, stabiliamo uno stile che ha sicuramente delle “ricadute” sulle persone e sulle comunità che accompagniamo. Se noi abbiamo lo stile di chi ha tutto chiaro e agiamo in maniera direttiva, senza avere nella nostra vita interiore spazi di ascolto della voce del Signore, non possiamo neppure aspettarci che le comunità che accompagniamo abbiano uno stile di partecipazione e di discernimento.
Questa mattina non potrò che fare una introduzione molto generale sul tema del discernimento. È veramente difficile parlarne “in astratto”, perché si tratta qualcosa di più assimilabile a un lavoro fatto da un “artigiano”, che si è acquisito un’esperienza sul campo, con la pratica continua. Quanto dico è radicato nella mia esperienza di discernimento e nella spiritualità della mia Congregazione, la Compagnia di Gesù. Cercherò però di non usare un linguaggio troppo “tecnico”, anche a rischio di semplificare un po’. 
 
1. Un primo sguardo complessivo sul discernimento
 
Prima di approfondirne il significato, cominciamo col ricordare che «il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti» (AL 305). Questo è proprio il desiderio del pastore e il punto focale del discernimento. Risposta a Dio, a quanto il Signore ci chiede concretamente, in modo che la fede non sia uno dei tanti elementi della nostra vita, che entra in gioco solo in alcuni momenti (quando preghiamo, quando celebriamo la messa…) ma vi agisca e ne animi in profondità ogni momento e soprattutto orienti ogni nostra scelta e decisione. 
Capiamo così subito che mettersi nella prospettiva del discernimento richiede un cambiamento di abitudini: quando una persona ci viene a parlare, non si tratterà di dirle immediatamente cosa è bene o male (o giusto o sbagliato), ma ci si domanderà come aiutarla a trovare il modo di andare avanti nei suoi limiti e nella sua situazione concreta alla luce della Parola di Dio e della secolare esperienza della Chiesa. Non sono poche però le domande che sorgono: in che senso questo modo di fare non sminuisce le norme? Non è necessario mettere dei paletti? Non svendiamo così i valori più preziosi della nostra fede? Non sono domande da mettere da parte: le affronteremo più avanti.
Intanto risulta chiaro che un accompagnamento di questo genere richiede una vita spirituale piena: è impossibile accompagnare le persone in questa strada se non siamo noi i primi ad avere questo incontro personale con il Signore. Per concludere l’introduzione, ribadiamo che discernimento è, allora, questo accompagnare e orientare le proprie azioni e prendere decisioni in situazioni di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti, e tutto questo in una prospettiva di fede, in ascolto dello Spirito. Nella nostra vita di sacerdoti di queste situazioni ce ne sono veramente tante e invito ciascuno di voi a farne memoria, in modo che quanto poi dico non suoni astratto e teorico, ma si articoli con il vostro vissuto.